Seitz, il vescovo di frontiera: «Sui migranti il Papa sta richiamando gli Stati Uniti ai propri principi»
di Agnese Palmucci, Roma
Il presule di El Paso rilancia il messaggio della lettera che Leone XIV, primo Pontefice statunitense, ha rivolto al suo stesso Paese per i 250 anni della Dichiarazione d’indipendenza: «Così chiama gli Usa a essere all’altezza della loro vocazione»

In testa ha un cappello bianco texano, e tra le mani un rosario di legno. Cammina in processione davanti a uno stendardo con l’immagine di Nostra Signora di Guadalupe su un tricolore messicano. Lo scorso 26 giugno l’arcivescovo di El Paso, Mark J. Seitz, assieme ad altri sei presuli e a centinaia di fedeli delle diocesi di frontiera, tra Stati Uniti e Messico, ha guidato una processione da Nogales, in Arizona, fino al confine con l’altra Nogales, nello Stato di Sonora, al di là del muro. Prima del momento di preghiera, i vescovi avevano celebrato la Border Mass 250, una Messa per ricordare il contributo fondamentale degli immigrati in occasione del 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza degli Usa.
Nel suo storico messaggio per le celebrazioni del 4 luglio, giorno della fondazione degli States, Leone XIV ha sottolineato come «la dignità di ogni vita» sia da considerare tra i «principi che hanno guidato lo sviluppo» del Paese. E difenderla «significa anche accogliere, proteggere e sostenere» i migranti, «le cui speranze, i cui sacrifici e il cui contributo hanno fatto parte della storia» degli Usa fin dagli inizi. «Stiamo vivendo un altro momento nella vita della nostra nazione in cui esiste il pericolo di negare qualcosa che è fondamentale per l’ispirazione che ha fondato questo Paese», dice ad Avvenire il vescovo, impegnato con la comunità diocesana nella cura pastorale di coloro che cercano di attraversare la frontiera dal Messico. «Perciò sono molto grato al Papa per averci ricordato con tanta chiarezza che il rispetto della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, comprende anche la tutela delle persone che vengono da altri luoghi». A El Paso sono due i centri di detenzione per migranti del governo federale oggetto di polemiche per le condizioni disumane dei detenuti.
Il 4 luglio il primo Papa statunitense ha scelto di essere a Lampedusa, una terra di accoglienza. Che segnale è stato secondo lei?
«Non credo che stesse necessariamente inviando un messaggio per il semplice fatto di trovarsi lì. Ha sempre parlato in modo molto forte dell’importanza di trattare i migranti con la dignità che spetta agli esseri umani. Tuttavia, nel suo messaggio agli Stati Uniti, il Pontefice sottolinea l’importanza che gli immigrati hanno avuto nel plasmare questo Paese. E, sotto alcuni aspetti, è piuttosto unico il fatto che sia stato formato da una così ampia diversità di popoli provenienti da tutto il mondo. Nella Dichiarazione d’indipendenza ricordiamo alcuni diritti inalienabili di cui siamo stati dotati da Dio. Diritti inerenti alla persona umana, e dunque non concessi dalla generosità di un singolo governo. Una nazione ha il diritto di esaminare coloro che entrano sul proprio territorio per decidere se una persona rappresenterà o meno una minaccia, ma questo non ci esonera dalla responsabilità di rispettare ciascuno e di trattarlo secondo la sua dignità».
«Non credo che stesse necessariamente inviando un messaggio per il semplice fatto di trovarsi lì. Ha sempre parlato in modo molto forte dell’importanza di trattare i migranti con la dignità che spetta agli esseri umani. Tuttavia, nel suo messaggio agli Stati Uniti, il Pontefice sottolinea l’importanza che gli immigrati hanno avuto nel plasmare questo Paese. E, sotto alcuni aspetti, è piuttosto unico il fatto che sia stato formato da una così ampia diversità di popoli provenienti da tutto il mondo. Nella Dichiarazione d’indipendenza ricordiamo alcuni diritti inalienabili di cui siamo stati dotati da Dio. Diritti inerenti alla persona umana, e dunque non concessi dalla generosità di un singolo governo. Una nazione ha il diritto di esaminare coloro che entrano sul proprio territorio per decidere se una persona rappresenterà o meno una minaccia, ma questo non ci esonera dalla responsabilità di rispettare ciascuno e di trattarlo secondo la sua dignità».
Sempre in quel testo il Papa chiede un rinnovato impegno per l’uguaglianza, la libertà, la giustizia e la democrazia, proprio in tempi di guerra per gli Stati Uniti. Secondo lei, che cosa sta chiedendo oggi alla Chiesa americana?
«Penso che il Papa ci stia chiedendo di aiutare il Paese a tenere a mente i suoi principi fondamentali, anche mentre affronta sfide così complesse. Non possiamo risolvere i problemi mettendo da parte i valori della dignità, della giustizia e dei diritti. Perché, alla fine, non avremo fatto altro che danneggiare ciò su cui si basa la nostra storia. In questo momento abbiamo un grosso problema riguardo al principio del “giusto processo”. Il governo sembra essere così ansioso di allontanare le persone che non hanno la cittadinanza che, a volte, sembriamo disposti a dire: “Bene, sospenderemo quei diritti pur di liberare il nostro Paese dalle persone arrivate negli ultimi anni.” Ed è una prospettiva molto pericolosa».
«Penso che il Papa ci stia chiedendo di aiutare il Paese a tenere a mente i suoi principi fondamentali, anche mentre affronta sfide così complesse. Non possiamo risolvere i problemi mettendo da parte i valori della dignità, della giustizia e dei diritti. Perché, alla fine, non avremo fatto altro che danneggiare ciò su cui si basa la nostra storia. In questo momento abbiamo un grosso problema riguardo al principio del “giusto processo”. Il governo sembra essere così ansioso di allontanare le persone che non hanno la cittadinanza che, a volte, sembriamo disposti a dire: “Bene, sospenderemo quei diritti pur di liberare il nostro Paese dalle persone arrivate negli ultimi anni.” Ed è una prospettiva molto pericolosa».
Che Stati Uniti immagina papa Leone?
«Ecco, credo proprio che Leone XIV ci richiami costantemente ai nostri principi fondativi. Ed è per questo che la sua lettera del 4 luglio è stata così importante. Anche se quello che ha esplicitato nel testo è parte del magistero stesso del suo pontificato. Gli Stati Uniti, nei loro momenti migliori, sono stati un faro per il resto del mondo, richiamandoci a qualcosa di più alto, aiutandoci a comprendere che la vita è molto più che ordire manovre per ottenere vantaggi, potere politico ed economico. Una nazione sana pone quei principi al di sopra di qualsiasi altro obiettivo, di qualsiasi altro impegno. E riconosce che anche l’unità della nazione si fonda su quei principi di uguaglianza. Perché siamo più forti quando siamo all’altezza della nostra vocazione più alta. Il Papa riconosce anche che la fede dei popoli li aiuta a guardare oltre il momento presente e a vivere per qualcosa di più alto».
«Ecco, credo proprio che Leone XIV ci richiami costantemente ai nostri principi fondativi. Ed è per questo che la sua lettera del 4 luglio è stata così importante. Anche se quello che ha esplicitato nel testo è parte del magistero stesso del suo pontificato. Gli Stati Uniti, nei loro momenti migliori, sono stati un faro per il resto del mondo, richiamandoci a qualcosa di più alto, aiutandoci a comprendere che la vita è molto più che ordire manovre per ottenere vantaggi, potere politico ed economico. Una nazione sana pone quei principi al di sopra di qualsiasi altro obiettivo, di qualsiasi altro impegno. E riconosce che anche l’unità della nazione si fonda su quei principi di uguaglianza. Perché siamo più forti quando siamo all’altezza della nostra vocazione più alta. Il Papa riconosce anche che la fede dei popoli li aiuta a guardare oltre il momento presente e a vivere per qualcosa di più alto».
Nel frattempo le operazioni dell’Ice proseguono e i centri di detenzione di El Paso, nella sua diocesi, continuano a riempirsi. Qual è oggi la situazione e come le comunità cattoliche stanno rispondendo per sostenere i migranti, in conformità con l’appello di papa Leone XIV?
«In questo momento il governo degli Stati Uniti ha scelto un approccio meno visibilmente conflittuale nella detenzione degli immigrati. Non stanno inviando un gran numero di agenti dell’immigrazione nei luoghi pubblici per rastrellare le strade, come accadeva prima, il numero delle operazioni eclatanti sta diminuendo. Hanno scelto di fare le cose in modo meno visibile e, di conseguenza, meno ripreso dai mezzi di comunicazione. Recentemente hanno subito anche una battuta d’arresto, perché stavano arrestando e tentando di deportare praticamente chiunque si presentasse al tribunale dell’immigrazione, ma i giudici hanno stabilito che questo non è consentito. Noi continuiamo ad essere molto preoccupati per la separazione delle famiglie, per le tante persone che assistiamo e che vivono nella paura. Questo non sta cambiando, anzi, stanno facendo di tutto per rendere sempre più difficile agli immigrati rimanere nel Paese».
«In questo momento il governo degli Stati Uniti ha scelto un approccio meno visibilmente conflittuale nella detenzione degli immigrati. Non stanno inviando un gran numero di agenti dell’immigrazione nei luoghi pubblici per rastrellare le strade, come accadeva prima, il numero delle operazioni eclatanti sta diminuendo. Hanno scelto di fare le cose in modo meno visibile e, di conseguenza, meno ripreso dai mezzi di comunicazione. Recentemente hanno subito anche una battuta d’arresto, perché stavano arrestando e tentando di deportare praticamente chiunque si presentasse al tribunale dell’immigrazione, ma i giudici hanno stabilito che questo non è consentito. Noi continuiamo ad essere molto preoccupati per la separazione delle famiglie, per le tante persone che assistiamo e che vivono nella paura. Questo non sta cambiando, anzi, stanno facendo di tutto per rendere sempre più difficile agli immigrati rimanere nel Paese».
Su cosa state cercando di intervenire come diocesi? Quali sono le difficoltà maggiori?
«Le tasse per continuare il procedimento di asilo, ad esempio, sono aumentate considerevolmente. Molti immigrati non possono permettersi il costo di questa procedura. In diocesi da tempo abbiamo un servizio di assistenza legale per i migranti con una agenzia storica, “Estrella del Paso”, che ora potrebbe essere costretta a chiudere. Uno dei suoi principali servizi, finanziati con fondi statali, consisteva nell’assistere nel percorso legale i minori non accompagnati arrivati negli Stati Uniti. Ai tribunali era stato assicurato che il governo non avrebbe potuto chiudere quei programmi, ma l’amministrazione oggi è in ritardo di 700.000 dollari nel pagamento dei servizi che erano già stati erogati per questi ragazzi migranti. Un’organizzazione senza scopo di lucro non ha un milione di dollari in banca per sostenere quelle spese. È una situazione davvero difficile».
«Le tasse per continuare il procedimento di asilo, ad esempio, sono aumentate considerevolmente. Molti immigrati non possono permettersi il costo di questa procedura. In diocesi da tempo abbiamo un servizio di assistenza legale per i migranti con una agenzia storica, “Estrella del Paso”, che ora potrebbe essere costretta a chiudere. Uno dei suoi principali servizi, finanziati con fondi statali, consisteva nell’assistere nel percorso legale i minori non accompagnati arrivati negli Stati Uniti. Ai tribunali era stato assicurato che il governo non avrebbe potuto chiudere quei programmi, ma l’amministrazione oggi è in ritardo di 700.000 dollari nel pagamento dei servizi che erano già stati erogati per questi ragazzi migranti. Un’organizzazione senza scopo di lucro non ha un milione di dollari in banca per sostenere quelle spese. È una situazione davvero difficile».
Che significato ha avuto l’iniziativa della Border Mass 250 per voi vescovi delle diocesi di confine?
«Abbiamo cercato di continuare, in vari momenti, a richiamare l’attenzione sulla costante preoccupazione della Chiesa per il modo in cui le persone vengono trattate al confine. Credo che in tantissimi nel nostro Paese siano preoccupati per la situazione degli immigrati, ma, a volte, la questione passa in secondo piano nella coscienza pubblica. E inoltre la situazione appare sempre più complicata. Il governo ha così tanto potere, e sta attaccando i diritti degli immigrati su così tanti fronti, che le persone finiscono quasi per sentirsi impotenti nel rispondere. Per questo una testimonianza pubblica come quella del 26 giugno dice loro: questo è ancora ciò in cui crediamo, questi sono gli Stati Uniti, e la Chiesa continua a sostenere questi principi. Noi non abbiamo paura e continueremo a esprimerli, a cercare di mostrare che non tutti, in questo Paese, sono d’accordo con queste operazioni».
«Abbiamo cercato di continuare, in vari momenti, a richiamare l’attenzione sulla costante preoccupazione della Chiesa per il modo in cui le persone vengono trattate al confine. Credo che in tantissimi nel nostro Paese siano preoccupati per la situazione degli immigrati, ma, a volte, la questione passa in secondo piano nella coscienza pubblica. E inoltre la situazione appare sempre più complicata. Il governo ha così tanto potere, e sta attaccando i diritti degli immigrati su così tanti fronti, che le persone finiscono quasi per sentirsi impotenti nel rispondere. Per questo una testimonianza pubblica come quella del 26 giugno dice loro: questo è ancora ciò in cui crediamo, questi sono gli Stati Uniti, e la Chiesa continua a sostenere questi principi. Noi non abbiamo paura e continueremo a esprimerli, a cercare di mostrare che non tutti, in questo Paese, sono d’accordo con queste operazioni».
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