Perché alla Volkswagen ancora non c'è una decisione su tagli di lavoratori e chiusure di impianti
Niente da fare al Consiglio di sorveglianza. Uno scarno comunicato del gruppo parla solo di una riduzione di produzione e complessità dei modelli. I lavoratori: «mancanza di rispetto, vogliamo subito chiarezza dall'ad Blume»

Ancora nessuna chiarezza sui piani di tagli occupazionali e di impianti del gruppo Volkswagen. Perché, alla fine, la lunga riunione del consiglio di sorveglianza a Wolfsburg, finito dopo le 22, non ha fornito cifre in merito. Nel comunicato si afferma che il gruppo «prosegue il riorientamento strategico» per «rafforzare in modo sostenibile la competitività dell’azienda». Nel testo di parla di un «ampio pacchetto di misure con dodici iniziative» senza specificare, e che è stato «presentato» il piano “Zielbild 2030” (obiettivo 2030), quello che da indiscrezioni prevede la riduzione di fino a 120.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro impianti in Germania (Emden e Zwickau nel 2031, Hannover nel 2032, Neckarsulm nel 2034). In merito, silenzio assoluto, le uniche cifre riguardano l’annuncio di una riduzione di «fino al 50%» della «gamma di modelli» e di «fino al 75%» della «complessità dell’offerta» (e cioè le opzioni di motorizzazione e di dotazioni). Inoltre, c’è l’annuncio di una riduzione a 9 milioni di veicoli l’anno della capacità di produzione (dagli attuali 12 milioni). Una drastica riduzione che lascerebbe pensare che la chiusura o comunque il ridimensionamento di impianti sia inevitabile, ma il mistero per ora rimane.
L’ad Oliver Blume ha parlato dopo la riunione della «riorganizzazione più ampia nella storia del gruppo». «Il nostro obiettivo – ha affermato – è chiaro: entro il 2030 vogliamo rendere il Gruppo Volkswagen l'azienda automobilistica più attraente al mondo». Adesso «con il nostro piano per il futuro entriamo nella prossima fase della trasformazione, facendo leva sulle nostre forze e capacità. Stiamo rendendo il Gruppo Volkswagen più rapido, resiliente e competitivo attraverso una riduzione della complessità, una maggiore focalizzazione sulle tecnologie strategiche, un allineamento ancora più stretto tra prodotti, sviluppo e produzione rispetto alle esigenze dei mercati regionali, l'ottimizzazione delle capacità produttive, una razionalizzazione del portafoglio partecipazioni e strutture organizzative più snelle. In questo modo creiamo le condizioni per un successo duraturo, anche in un contesto sempre più sfidante». Molte parole enfatiche, pochi dettagli.
In realtà, stando a una ricostruzione delle Süddeutsche Zeitung, alla riunione del consiglio di sorveglianza Blume non sarebbe riuscito a far passare il suo piano di tagli. Secondo il giornale, al voto nel consiglio ci sono stati 7 sì e 12 no. Determinante il land della Bassa Sassonia (che, in base alla “legge Volkswagen”, detiene il 20% dei voti) e i rappresentanti dei lavoratori, insieme quanto basta per una maggioranza. Blume, ironizza con pesante sarcasmo uno dei presenti citati dalla Süddeutsche, «ha iniziato come una tigre ma già durante il balzo si è trasformato in un tappetino». Non è passata neppure, stando al quotidiano, una controproposta della Bassa Sassonia, secondo la quale il consiglio di sorveglianza avrebbe dovuto dimostrare di essere in grado di agire e fornire una propria presa di posizione.
Di fronte a questo caos e gravi incertezze, esplode ancora di più la rabbia dei lavoratori. Durissima la presidente del comitato aziendale Daniela Cavallo. Il comportamento della direzione aziendale, ha tuonato, «è insuperabile in quanto a mancanza di rispetto» nei confronti dei lavoratori, «è irresponsabile lasciare i lavoratori nell’incertezza e mandarli in queste condizioni nelle ferie estive». Cavallo lancia ora un ultimatum: Blume «deve prendere posizione di fronte ai dipendenti circa le voci sui presunti piani della direzione (sui tagli occupazionali e chiusure di impianti ndr). Se non lo farà, dopo la pausa estiva ci saranno in tutte le sedi Volkswagen, in contemporanea, assemblee di fabbrica per convocare la direzione di fronte ai microfoni».
Fonti Volkswagen citate dal quotidiano Die Welt, tuttavia, parlano di decisioni finali sugli impianti solo verso fine 2026, con ipotesi alternative su come salvare quelli in Germania (dalla riconversione o la chiusura di altri fuori dalla Repubblica federale). Rimane il problema dei costi: secondo le indiscrezioni dei giorni scorsi, l’obiettivo è produrre di più in Paesi con manodopera a più buon mercato, anzitutto Bratislava (Slovacchia) e Györ (Ungheria). Una battaglia ancora lunga, mentre la crisi del gruppo continua ad aggravarsi.
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