Numeri, immaginazione e genio: Ada Lovelace, la pioniera dell’informatica
Figlia di Lord Byron e di Annabella Milbanke, aprì la strada alla programmazione. Un padre poeta, donnaiolo e romantico; una madre razionale, appassionata di matematica, seppe conciliare estro e rigore, anticipando sviluppi destinati a segnare il futuro

Se hai una figlia che, a soli 13 anni, animata dal desiderio di volare, studia il comportamento degli uccelli e passa in rassegna i materiali utili per realizzare le ali (piume, carta, seta…) i casi sono due: o hai a che fare con una pazza, oppure hai in casa – siamo nel 1828 – un futuro genio. Dal momento che la bambina in questione era Ada Lovelace, oggi unanimemente riconosciuta pioniera dell’informatica, è evidente che la madre Annabella Milbanke non potesse che andarne fiera. Molti anni dopo, James Essinger intitolerà la sua biografia di Ada A Female Genius . A sua volta, Betty Alexandra Toole, autrice del volume Ada, l’incantatrice dei numeri , spiegherà che la bambina-prodigio scrisse e illustrò Flyology nel 1828, per documentare le sue scoperte, finché la madre non la distolse da quelle che considerava fantasie fuori luogo.
Annabella, la madre di Ada, è un personaggio-chiave in questa storia. L’opposto del padre, il celebre Lord Byron, poeta romantico di grande successo, che chiamava la moglie “Principessa dei Parallelogrammi”. Poco dopo la nascita di Ada, Annabella portò via la figlia dalla casa di Londra per sottrarla all’influsso del padre; si assicurò che fosse educata alle discipline scientifiche e, per questo, le affidò come tutor un celebre matematico, Augustus de Morgan. Poco prima della morte della figlia, Byron scriverà alla moglie chiedendo informazioni su Ada, di cui aveva perso le tracce fin da piccola. La risposta di Annabella è una splendida sintesi: «Non priva di immaginazione, ma la esercita principalmente in relazione al suo ingegno meccanico». Ada muore nel 1852, all’età di soli 36 anni, per un cancro all’utero e viene sepolta accanto al padre. Per circa un secolo le sue intuizioni scientifiche rimarranno sconosciute ai più. Soltanto nel 1953 il fisico britannico Betram Vivian Bodwen – in Faster Than Thougth (“Più veloce del pensiero”), un’antologia sui calcolatori digitali – ripubblica un importante testo di Ada, inizialmente uscito solo con una sigla per firma. A partire da allora il nome di Lovelace diventa molto più noto, nella comunità scientifica e non solo. L’incantatrice dei numeri (titolo di una stupenda biografia a firma di Jennifer Chiavarini) si prende così la sua rivincita, diventando un’autentica icona dell’informatica.
Una vita breve, ma intensa quella di Ada Lovelace. Nata nel 1815 a Londra, fin da bambina – a dispetto delle usanze del tempo – studia logica, scienza e matematica. Secondo Essinger, Lady Byron desiderava in tal modo reprimere l’immaginazione della figlia, che considerava «pericolosa e potenzialmente distruttiva, e proveniente dalla famiglia Byron». Affermazione che documenta come i rapporti fra il poeta romantico e la moglie furono a dir poco burrascosi: «Lord Byron era un donnaiolo, un inguaribile romantico e incredibilmente infedele. Lady Byron era piuttosto religiosa, sempre razionale e dedita a un’educazione più progressista». Quel che appare certo – sottolinea la giornalista Betsy Morais in un articolo del 2013 sul New Yorker – è che la giovane Ada riuscì a conciliare i poli contrastanti dell’influenza dei suoi genitori. Forse ci voleva proprio la figlia di un poeta e di un’appassionata di matematica per nutrire idee che oggi diremmo “out of the box”, con quel talento, unico, che Ada possedeva nell’integrare immaginazione, poesia e scienza. Ancora il “New Yorker”: «Il 5 gennaio 1841 Ada Lovelace si chiese: “Cos’è l’immaginazione?”. Due cose, pensò. In primo luogo, “la facoltà di combinare”, che “coglie i punti in comune tra argomenti che non hanno alcuna connessione apparente”, e poi “l’immaginazione è ciò che penetra nei mondi invisibili che ci circondano, i mondi della scienza”».
L’ingresso di Ada nel mondo della scienza avviene quando lei è appena diciottenne. Durante un ricevimento conobbe Charles Babbage, uno dei più noti scienziati del tempo, che mostrava agli invitati l’Analytical Engine, un macchinario molto complesso al quale stava dedicando le sue energie: di fatto il primo prototipo di un computer meccanico. Da allora, tra i due scienziati nacque una collaborazione a distanza che sarebbe durata anni.
Nel 1835 Ada si sposa con William King, dal quale avrà tre figli. Il marito, stavolta, non ostacola le ambizioni di Ada, anzi. La corrispondenza con Babbage si infittisce (le lettere fra i due vanno da giugno 1835 ad agosto 1852); i due si stimano, al punto che il matematico se ne esce con queste parole: «Credo che la tua passione per la matematica sia così radicata da non dover essere frenata». L’anno-chiave è il 1842: Babbage si reca in Italia per una conferenza sul “motore analitico”; nel pubblico c’è l’ingegner Luigi Federico Menabrea, il quale dedica alla macchina di Babage un saggio in francese su una rivista accademica svizzera. Ada non solo traduce il testo in inglese, ma corregge alcuni errori di Menabrea e integra il tutto con note di suo pungo. Una trentina di pagine che rivoluzionano la storia della scienza, dal momento che viene ideato il primo programma informatico di sempre, immaginando che la macchina possa gestire numeri che rappresentano simboli, come le lettere dell’alfabeto, le note musicali ecc. Scriverà che la macchina analitica tesse pattern algebrici come il telaio di Jacquard tesse fiori e foglie. «La scienza delle operazioni, derivata in particolare dalla matematica, è una scienza a sé stante e possiede una propria verità e un proprio valore astratti», annota Lovelace.
Trattandosi di una donna, il ruolo di Ada è stato a lungo bistrattato. È arrivato, finalmente, il giorno in cui in suo onore, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha chiamato “Ada” un linguaggio di programmazione per computer. Ma si parla del 1980! Ancor più di recente, ossia dal 2009, ogni secondo martedì del mese di ottobre, si tiene l’Ada Lovelace Day (Adl), la giornata mondiale dedicata alle donne attive nelle discipline Stem (scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche). L’iniziativa si deve a una giornalista inglese, Suw Charman-Anderson, che aveva registrato da anni una scarsità di donne coinvolte in iniziative tecnologiche, a causa di un pregiudizio maschilista che metteva (e ancora mette) in ombra le scienziate. «Le capacità matematiche di Ada Lovelace sono state ampiamente messe in discussione – denuncia la giornalista – a causa di una datazione errata della sua corrispondenza con Augustus de Morgan. Nonostante la correzione nella documentazione accademica, questo errore persiste nelle rappresentazioni popolari del suo lavoro, sminuendo la figura di Lovelace stessa e quella delle donne in generale». Il 10 dicembre 2015, in occasione del 200° anniversario della nascita di Ada Lovelace, l’Università di Oxford ha promosso un simposio per presentare nuove scoperte e altri studi recenti sulla vita e l’opera di Lovelace, collegando le sue idee al pensiero contemporaneo in materia di matematica, informatica e, persino, intelligenza artificiale. Due secoli dopo, giustizia è fatta.
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