Una pace che va normalizzata, con ogni sforzo

di Antonio Luca Fallica
Di fronte alla preoccupante normalizzazione della guerra, Papa Leone XIV ci sta richiamando non solo alla speranza, ma alla responsabilità nella costruzione della pace
Google preferred source
July 23, 2026
Una pace che va normalizzata, con ogni sforzo
Papa Leone XIV in visita all'Abbazia di Montecassino, il 20 luglio 2026, accolto dall'Abate Antonio Luca Fallica
«In questo bellissimo monastero, luogo di silenzio e servizio, sono venuto per pregare, pregare per la pace nel mondo, alla tomba di san Benedetto». Sono queste le parole che Leone XIV ha scritto sul Libro degli ospiti della nostra comunità di Montecassino lunedì. La ripetizione insistita del verbo «pregare» evidenzia come l’intento con il quale il Papa è salito all’Abbazia sia stato proprio quello di vivere una grande intercessione per la pace nel luogo stesso nel quale, poco più di sessant’anni fa, il 24 ottobre 1964, aveva pregato san Paolo VI, salito anche lui a Montecassino come pellegrino di pace. In quell’occasione papa Montini aveva portato con sé una lampada per la pace, che papa Leone è tornato ad accendere sul sepolcro di san Benedetto e di sua sorella santa Scolastica. Sempre in quell’occasione san Paolo VI aveva proclamato san Benedetto patrono principale d’Europa, definendolo Pacis nuntius, testimone di pace. È significativo che la visita di papa Leone abbia seguito di una decina di giorni la venuta a Montecassino del Patriarca di Gerusalemme per i Latini, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che ha  ritirato il premio per la pace Pacis Nuntius che l’Abbazia gli ha voluto conferire quale eminente testimone di pace nella tribolata Terra Santa, chiamata per vocazione a divenire segno di pace nel mondo, quale terra calpesta dal Principe della Pace, ma oggi quanto mai bisognosa di essere visitata dalla pace di Dio, affinché si avviino cammini di riconciliazione e di perdono.
«Stiamo vivendo un momento di grande dolore, soprattutto di sfiducia profonda tra le parti, non soltanto tra israeliani e palestinesi ma anche all’interno delle rispettive società israeliane e palestinesi, soprattutto nelle nuove generazioni che stanno assistendo al fallimento delle scelte politiche - ha affermato in quell’occasione Pizzaballa - In questo contesto, allora, San Benedetto ci ricorda che dobbiamo impegnarci, ciascuno nel proprio ambiente, ciascuno con la propria responsabilità, a fare qualcosa di diverso». Un impegno questo non ingenuo, ma capace di riconoscere le difficoltà e le fatiche di un cammino estremamente arduo, eppure aperto alla speranza. Continuava infatti il Patriarca di Gerusalemme: «San Benedetto ci ricorda che anche nei momenti più duri, più difficili, è possibile fare qualcosa di diverso. Nei tempi, seminando. Senza la pretesa di ottenere immediatamente il risultato o per avere una gratificazione immediata, perché non vedremo la pace subito. Ma mossi dal desiderio di fare qualcosa di bello per l’altro perché noi amiamo quella realtà e amiamo costruire relazioni con tutti, giacché siamo tutti creati a immagine e somiglianza di Dio: guardare all’altro, chiunque altro, è come guardare a Dio».
Anche papa Leone ci sta richiamando non solo alla speranza, ma alla responsabilità della pace. Introducendo il volume che raccoglie i suoi interventi sulla pace, intitolato «La pace è un dono» (LEV), egli evidenzia tre fondamenta indispensabili a ogni autentico impegno per la pace: la pace esige una responsabilità personale, si edifica con la verità e cerca testimoni. Pacis nuntius è stato san Benedetto e sulla sua scia tanti sono i testimoni di pace ai nostri giorni. Pregando sulla tomba del Pacis nuntius certamente Papa Leone avrà voluto pregare per sostenere tutti coloro che già sono testimoni di pace e affinché lo Spirito ne susciti molti altri. Nella sua enciclica Magnifica humanitas papa Leone mette in guardia sul rischio attuale di un cambio di paradigma culturale che fa scivolare l’umanità nella «cultura violenta della potenza, dove la pace non appare più come un compito da assumere, ma come un intervallo precario tra conflitti». Assistiamo infatti con preoccupazione a quella che il Papa definisce una sorta di «normalizzazione della guerra». Il suo pellegrinaggio a Montecassino, la sua preghiera sulla tomba di san Benedetto, il suo richiamo a una responsabilità personale, devono al contrario incoraggiarci a fare ogni sforzo per «normalizzare la pace».
Abate di Montecassino
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire