Minori e reati, tra i 14 e i 18 anni scatta la “presunzione di responsabilità”: che cosa vuol dire
di Vincenzo R. Spagnolo, Roma
La premier presenta il ddl approvato dal Consiglio dei ministri: «Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, anche quando è minorenne». Resta ferma l'età dell'imputabilità, ma cambia la presunzione di capacità di intendere e di volere: tutto quello che c'è da sapere

«Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne». Perciò, «il Governo ha approvato un disegno di legge che cambia le regole sull’imputabilità dei minori». La presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene a sera, poco dopo il termine del Consiglio dei ministri, per riassumere, in un video messaggio sui canali social, le motivazioni che hanno indotto l’esecutivo a varare un ulteriore disegno di legge contenente modifiche alla normativa in materia di imputabilità dei giovanissimi autori di reato. La nuova formulazione, argomenta la premier nel messaggio, «colpisce soprattutto chi crede di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari», ma serve «anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono, perché sanno che tanto non accadrà loro nulla». Trattandosi di un disegno di legge, il testo (fino a ieri sera non noto nei dettagli) andrà ora al vaglio delle Camere. Rispetto ai contenuti, la modifica andrebbe a inserirsi nel solco della visione politico-penalistica propugnata dal centrodestra. Alla Camera, ad esempio, è stata incardinata a luglio in commissione Giustizia una proposta di legge (a prima firma di Marta Fascina, ma sottoscritta da diversi altri esponenti di Forza Italia), che punta ad abbassare l’età minima di imputabilità penale da 14 a 13 anni.Ma l’intervento del Governo andrebbe a fare leva su un altro cardine: «Non abbiamo abbassato l’età per la imputabilità del minore, che rimane di 14 anni, e non abbiamo inasprito le pene - fa sapere il Guardasigilli Carlo Nordio, in una conferenza stampa dopo il Cdm -. La novità riguarda la presunzione di imputabilità. Oggi essa deve essere accertata positivamente, caso per caso, perché c’è una sorta di presunzione di non capacità di intendere e di volere. Così invertiamo l’onere della prova».
La stretta sui minori che delinquono
Nordio lo definisce «il tassello finale di tutta una serie di provvedimenti contro l’aumento della delinquenza minorile» E la premier concorda: «Chi aggredisce, chi rapina chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni». Perciò «abbiamo agito» introducendo in altri pacchetti-sicurezza «l’arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli pene più dure per i danneggiamenti di gruppo». Meloni ribadisce quanto precisato da Nordio: «Il nostro ordinamento prevede attualmente che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda del reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere». Invece, «con questo provvedimento, quella capacità si presume sempre. Si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice, ma il punto di partenza cambia: prima si presumeva l’incapacità, oggi si presume la responsabilità». Anche il vicepremier e leader leghista Matteo Salvini prova a intestarsi la modifica, con un post sui social: «Una nuova stretta anti-maranza chiesta a gran voce dalla Lega. Chi sbaglia, paga».
«Severi con chi sbaglia, attenti a chi rischia»
Nel video messaggio, la premier afferma che «la norma da sola non risolve il problema» e «quando si parla dei giovanissimi, non si può ragionare solo sul piano della repressione». A suo modo di vedere, il provvedimento diventerebbe «un tassello in un percorso molto più difficile, spesso silenzioso, perché un ragazzo di 15 o 16 anni che diventa violento o commette reati quasi mai ci arriva da solo». Spesso, ragiona Meloni, «c’è una famiglia che lo ha dimenticato, una scuola che ha perso i contatti, un quartiere dove la sera non c’è nulla, un adulto che ha approfittato del vuoto». E riempire quel vuoto «richiede molto lavoro, sostegno alle famiglie, scuola, formazione, lavoro, centri sportivi, spazi d’aggregazione, lotta al degrado, presidi nelle aree difficili. Noi stiamo lavorando su tutti questi fronti» perché «la fermezza senza alternativa non basta, ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema». Secondo la presidente del Consiglio, «alcuni risultati si iniziano a vedere e per questo vogliamo insistere, perché uno Stato giusto ha il coraggio di cambiare le regole quando non funzionano, ha il dovere di essere severo con chi sbaglia, ma anche presente con chi rischia di perdersi».
Le opposizioni: norma perversa, ci pensa Consulta
Sul ddl piovono le critiche delle forze di opposizione. Per la segretaria del Pd Elly Schlein, è «solo propaganda». E la capogruppo dem alla Camera, Chiara Braga, rincara la dose: «Ieri gli immigrati, oggi i minori. Non c’è limite alla voglia di fornire uno scalpo piuttosto che risolvere un problema. Come se la manovalanza dei più piccoli fosse un’aspirazione dei ragazzini». Tagliente pure Avs, con Devis Dori, che punzecchia i liberali di Forza Italia («Dove sono finiti?») e argomenta: «Ci eravamo illusi che la destra avesse toccato il fondo con la pdl Fascina. Ma il Cdm sfodera un meccanismo perverso. Consola l'idea che la Consulta, semmai andranno avanti, penserà a fermarli, perché nel diritto penale, come è noto, gli automatismi non devono operare».
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