Una squadra con decine di nazioni: a Pesaro il calcio è integrazione
di Roberto Mazzoli, Pesaro
l team Ca.Sa. 33 nasce dal sogno dell’ex atleta Alex Bragagnolo e vive delle speranze di decine di giovani stranieri. Quest’anno sono stati accolti a Coverciano

Brasile, Senegal, Colombia, Marocco, Perù, Mali, Gambia, Algeria, Albania, Macedonia… Non si tratta della Coppa del mondo di calcio ma delle nazioni di provenienza della squadra più multietnica d’Italia: “CA.SA.33”. Nata tre anni fa da un’intuizione di Alex Bragagnolo, la formazione è composta da una trentina di giocatori, quasi tutti stranieri, e milita nel campionato di terza categoria. «Ho sempre avuto la passione per il calcio ed ho giocato nella Vis Pesaro - spiega Alex - poi ho scelto di fare un’esperienza in Spagna per poter diventare un vero campione». È fuori dai confini che si scontra con se stesso e con le proprie ambizioni tanto che, una volta tornato in Italia, sente che qualcosa è cambiato per sempre. «Bruciavo dal desiderio di aiutare i giovani in difficoltà – dice - ma l’unica cosa che sapevo fare era giocare a pallone».
Così trova aiuto nella fede e scopre la figura di Carlo Acutis. Inizia a frequentare da spettatore le partite di calcio delle categorie minori e presto si accorge dei tanti ragazzi stranieri che passano le giornate soli a guardare gli altri giocare. Li frequenta, diventa loro amico, li aiuta a trovare un lavoro e una abitazione. La passione per il calcio riprende quota. «Perché non creare una squadra dove tutti possano sentirsi accolti come a casa, al di là del colore della pelle e della religione?», si chiede. Quindi si rivolge a don Marco di Giorgio, parroco di Santa Maria Assunta di Montecchio a Pesaro. La parrocchia è una delle poche a disporre di un campo da calcio regolamentare. «Mi parlava pieno di entusiasmo - racconta don Marco - e io lo ascoltavo sempre più perplesso: una squadra creata da un ragazzo di appena 22 anni, solo e senza un soldo in tasca. Alla fine non me la sono sentita di spegnere questo bellissimo sogno». È così che, grazie a questi ragazzi, l’oratorio è diventato un punto di riferimento multiculturale, dove gli stessi calciatori provvedono a curare il prato e gestire gli spogliatoi. Oggi la squadra si chiama CA.SA.33, dalle iniziali di Carlo Acutis e di Sara Sanchini, una giovane del posto deceduta prematuramente. «Sulle magliette abbiamo stampato i loro volti - dice Alex – e la scritta “You’ll never walk alone”, che ricorda il motto del Liverpool ma che per noi significa sentirsi a casa». I ragazzi infatti arrivano da ogni parte del mondo, dove hanno lasciato gli affetti più cari. Come Kanty, che ha abbandonato il Mali nel 2020. «Ho dovuto salutare mia mamma e mio fratello e sono partito – racconta - per un viaggio durissimo attraverso l’Algeria e la Libia. Avevo 17 anni quando sono stato catturato dalle bande di criminali che mi hanno tenuto nelle prigioni libiche per oltre sei mesi. Poi a bordo di uno dei barconi della speranza ho raggiunto le coste siciliane». Qui incontra Youssuf, un suo coetaneo del Mali. Da quel momento diventano inseparabili.
Da poco tempo si è unito alla squadra anche padre Elson Penha Teles, giovane brasiliano dei Servi di Maria. «Quando sono arrivato a Pesaro – dice - ho subito chiesto se esistesse una squadra di calcio dove potermi allenare; mai avrei pensato di trovare una realtà dove l’integrazione viene realmente vissuta. Ci sono cattolici, ortodossi, musulmani e sento che posso svolgere anche la mia missione di sacerdote». Le differenti religioni convivono all’insegna della pace: «Per rispettare i nostri fratelli musulmani durante il Ramadan - spiega padre Elson - abbiamo scelto di mangiare tutti nella tarda serata e poi di allenarci».
Ogni anno l’intera squadra compie un’esperienza di condivisione. «Inizialmente siamo andati ad Assisi, poi a Roma per il Giubileo - racconta Alex – e nel febbraio scorso siamo stati ospiti della nazionale di calcio a Coverciano». Anche il vescovo di Urbino-Urbania-Sant’Angelo, Sandro Salvucci, ha voluto sostenere questa iniziativa tramite la Caritas diocesana.
La squadra si è fatta conoscere in tutta Italia grazie a Padre Carlo Chistolini, presidente della fondazione “Assisi Missio”, l’ente missionario legato al calendario di “Frate Indovino” che oggi sponsorizza CA.SA.33. «Ero appena tornato da un’esperienza di undici anni in Amazzonia quando ho conosciuto Alex – spiega -. Un ragazzo umile che sa di dover puntare in alto senza mai entrare a gamba tesa e che ha saputo costruire una realtà accogliente verso tutti. Questo per me è il Vangelo».
Le parole di Papa Leone XIV, rivolte ai partecipanti dei mondiali di calcio, sembrano scritte per Alex, diventato oggi un autentico campione: «La vita non è una gara per mettersi in mostra da soli, ma un cammino che impariamo a percorrere insieme».
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