Il centrodestra si spacca sull'ascesa di AfD. Vannacci gongola, la sinistra si interroga
Per Tajani «segnale preoccupante». Salvini: «No, successo clamoroso». Il generale: «Merz ha l'ulcera, nessun dorma». Meloni non si esprime, ma FdI rimarca la sconfitta della sinistra. E Conte (M5s): risposta al riarmo

Nel centrodestra reazioni agli antipodi sulla vittoria di AfD nella Sassonia Anhalt. Con uno sguardo a Vannacci, come era facile prevedere.
«Un segnale preoccupante, ma anche un voto locale, regionale», afferma in un'intervista a Il Messaggero il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «Il voto in Sassonia – spiega il leader di Forza Italia - era largamente atteso, si sapeva che AfD avrebbe potuto avere una netta affermazione. Del resto, in Germania dell'Est raccolgono gran parte dei loro successi. Questo voto deve spronare le forze popolari e liberali a fare molto di più. Ora la svolta nelle politiche comunitarie è decisiva: basta con l'Ue che non decide, basta con l'Ue moltiplicatore di norme inutili, basta con le forzature per una transizione ecologica sotto la spinta delle ideologie».
È una posizione critica, anticipata anche prima del voto. Che cozza palesemente con l’entusiasmo del capo della Lega Matteo Salvini, espressa domenica sera sui social: «Complimenti all'amica Alice Weidel e a tutta AfD per il trionfo in Sassonia-Anhalt. Un successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro. Alla faccia di chi, a sinistra, alimentava paure e scenari catastrofici. Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama democrazia. Un'altra Europa è possibile».
I toni di Salvini sono gli stessi di quelli utilizzati da Roberto Vannacci e Futuro Nazionale, nonostante FnV sia, allo stato, una minaccia elettorale soprattutto per l’alleanza di centrodestra in cui gravita la Lega. «L'Europa cambia – affonda il generale, reduce dall’incontro-scontro con Mario Monti al Forum economico di Cernobbio -. Merz ha l'ulcera. Monti dovrà dedicare la sua scarsa energia anche a loro. Nessun dorma».
Chiaro l’intento di Vannacci di replicare toni, contenuti e schema di AfD, che attacca frontalmente i popolari tedeschi allo stesso modo in cui contrasta la sinistra. Uno schema che fa riflettere Giorgia Meloni, che preferisce non commentare un voto locale. Un silenzio che la premier adotta spesso quando i due alleati di governo si pongono su posizioni agli antipodi. Una traccia di FdI nel dibattito l’ha lasciata però domenica sera Galeazzo Bignami, capogruppo dei meloniani alla Camera: «Questo voto per me diventa una cosa tutto sommato positiva, visto che ha perso la sinistra. Cosa che siete riusciti a non dire: avete parlato delle spaccature di Forza Italia e la Lega, dei neonazisti, ma non di questo. Tutte le volte che il popolo vota la sinistra evapora. Mi fa sorridere leggere neonazisti nel sottopancia: ricordo che, quando vinse Meloni, la tessera numero uno del Pd, De Benedetti, disse Meloni come Mussolini. Tutte le volte in cui la gente vota in un modo che non piace all'intellighenzia e alla sinistra diventano fascisti, neonazisti, estremisti, xenofobi, razzisti e chi più ne ha più ne metta». Bignami si porta in avanti nella riflessione interna a FdI e al centrodestra, poiché la sua leader, Meloni, al momento non ha deciso ancora se “isolare” Vannacci o se azzardare una normalizzazione.
Sceglie il silenzio anche la leader del Pd Elly Schlein, anche se sono molti nel partito a parlare di risultato «agghiacciante» e di «trionfo della paura», provando a mettere in campo qualche ricetta sociale per togliere spazio all’ultradestra. Anche in Avs ci si muove su questa rotta, provando a “svegliare” un centrosinistra che ancora deve iniziare a lavorare a un programma in vista delle prossime elezioni. Per il leader di M5s, Giuseppe Conte, l’affermazione di AfD nella regione tedesca deriva direttamente dal riarmo adottato in Germania e in Europa. «Rischiamo una disoccupazione record e di non finanziare sanità e scuole per tutti, però approviamo piano di riarmo da 800 miliardi, questo «porta ad una situazione in cui l'estrema destra in Sassonia diventa primo partito».
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