
Gentilissimo reverendo monsignor Ricchiuti, presidente di Pax Christi,
La ringrazio molto della Sua lettera, e del ricordo di quel dialogo epistolare di cinquant’anni fa tra due straordinarie personalità, il vescovo Luigi Bettazzi e il segretario Enrico Berlinguer, che è scolpito nella cultura politica della sinistra progressista e popolare del Pd e del nostro Paese. Un dialogo e un intreccio, tra la cultura cattolica e quella della sinistra, che è poi proseguito e ha generato le basi su cui è nato il nostro Partito. Oggi viviamo una vera e propria rottura d’epoca dai tratti drammatici e pieni di incognite per il futuro dell’umanità, con il tragico ritorno delle guerre, l’aumento delle disuguaglianze, la crisi climatica, nuove tecnologie che concentrano ancor più il potere e pericolosi nazionalismi che mettono a dura prova la democrazia. Non dobbiamo perdere la speranza, ma serve consapevolezza e una grande mobilitazione collettiva, ciascuno nel suo ruolo, per cambiare le cose.
Un segno dei tempi è la stessa Chiesa, che ha compreso il particolare momento storico e ha scelto - con le encicliche di Papa Francesco e di Papa Leone XIV - di dare un contributo straordinario alla riflessione sul nesso inscindibile tra pace, democrazia, giustizia sociale e climatica: chi paga più alto il prezzo dei conflitti e dei cambiamenti climatici sono sempre i più poveri. Lo ha ribadito Papa Leone proprio in questi giorni per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, a ottocento anni dalla morte di San Francesco. E nel documento della Commissione Teologica Internazionale uscito l’altroieri si legge quanto sia “urgente ascoltare il grido sconvolgente della terra, tragicamente legato al grido dei poveri”, come già nell’enciclica Laudato Si. Una consapevolezza molto vicina a quella che negli ultimi anni ha mosso le grandi piazze delle nuove generazioni, per l’eguaglianza delle persone e per salvare il pianeta.
È proprio su questa visione, su questa necessità di unire le forze oltre ogni confine per la pace, la giustizia climatica e sociale, che abbiamo ricostruito in questi anni la nostra identità e comunità politica. Le confermo che siamo pronti al dialogo per la ricerca comune di pace e di giustizia. Sentiamo la pace come una responsabilità politica e umana profonda, incisa nell’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra”. Vogliamo e dobbiamo contribuire alla pace per i palestinesi, per gli ucraini, per gli iraniani che lottano per la libertà anche dal brutale regime teocratico di Teheran. Senza dimenticare i molti altri conflitti che oggi infiammano il mondo.
Un ruolo centrale per la costruzione di pace deve svolgerlo l’Europa: le sue radici, scritte in quella straordinaria intuizione di futuro che è il manifesto di Ventotene; il suo presente, carico di troppi limiti ed errori; e il suo futuro, da costruire insieme. L’Europa va cambiata, non dismessa. Perché il suo modello democratico e cooperativo è il miglior antidoto all’attacco che le destre nazionaliste di tutto il mondo stanno muovendo al diritto internazionale, per sostituirlo con la legge del più forte e del più ricco. Concordo con Lei, occorre difendere e rafforzare le sedi multilaterali come l’Onu, sotto attacco proprio perché vi prevale il dialogo tra popoli e Stati anziché l’uso della forza e delle armi. Sono stata in Spagna, con Sànchez e Lula e poi in Canada con il premier Carney, con centinaia di forze democratiche e progressiste di tutto il mondo proprio per lavorare insieme, oltre ogni confine, in questa direzione. E serve un’Europa più unita per questo, un’Europa federale. Che superi l’unanimità e si dia un grande piano di investimenti comuni. È grave che il governo italiano, per scelta ideologica, non abbia firmato la lettera con altri 11 paesi europei per superare i veti nazionali in politica estera. Noi pensiamo servano una politica estera comune e una difesa comune europea, che è cosa ben diversa dalla pericolosa corsa al riarmo dei 27 Stati e dei loro eserciti, così scoordinati. Per questo abbiamo contestato le proposte della Commissione che agevolano il riarmo nazionale, per questo ci siamo opposti con forza all’obiettivo sbagliato e dannoso di aumentare al 5% del PIL la spesa militare, che comprometterebbe le politiche sociali, sanitarie, educative e la nostra economia. Meloni avrebbe dovuto seguire l’esempio di Sànchez invece che inseguire Trump.
L’Europa nasce come progetto di pace e deve rimanere un progetto di pace, che insieme alla solidarietà è il suo pilastro costitutivo. A questi due principi, l’Europa di oggi, frenata da egoismi nazionali, è mancata troppe volte. Di fronte alla criminale invasione dell’Ucraina non abbiamo esitato a schierarci dalla parte del popolo aggredito, alla cui difesa non abbiamo fatto mai mancare il nostro sostegno, perché senza quel supporto internazionale Putin avrebbe riscritto i confini europei con l’uso della forza e non è accettabile. Al contempo abbiamo sempre detto: perché finisca questa guerra non possiamo aspettare che cada l’ultimo missile, serve una forte iniziativa politica e diplomatica dell’Ue, fin qui mancata, che individui anche un unico negoziatore europeo. L’Europa avrebbe dovuto avviarla anche prima di lasciare spazio alle ambigue telefonate di Trump e Putin. Non si può negoziare una pace giusta escludendo dal tavolo l’Ucraina e al suo fianco l’Ue. Proprio in questi giorni Putin ha rifiutato una proposta di piano di pace e ha intensificato la sua offensiva criminale. Serve aumentare la pressione internazionale per porre fine al conflitto e giungere a una pace giusta e sicura per gli ucraini, come auspicato anche nei preziosi tentativi di dialogo avviati dalla Chiesa con le missioni del Cardinale Zuppi.
Insieme a tutte le altre opposizioni abbiamo denunciato l’operazione di “privatizzazione” del diritto internazionale nascosta dietro il Board of Peace di Trump, abbiamo promosso con il Movimento 5 stelle e Avs una grande manifestazione nazionale con 300’000 persone per la Palestina, su cui non si deve abbassare l’attenzione perché si continua a morire sotto le armi dell’esercito israeliano e per mancanza di aiuti. Ci siamo immediatamente schierati anche contro la guerra illegale di Trump e Netanyahu, che ha finito per rafforzare il brutale regime teocratico in Iran. Ci attiveremo con forza e determinazione per il rilancio della diplomazia e del ruolo dell’Ue nel mondo, per difendere e rilanciare il multilateralismo. Per riattivare le sedi di confronto internazionale sul disarmo (come nel caso del trattato di non proliferazione nucleare) indebolite dal disimpegno di Usa, Cina, Russia ed altri Paesi. Insisteremo in tutte le sedi multilaterali per convincere gli Stati a riprendere la strada del disarmo bilanciato.
Siamo pronti a sostenere anche la proposta di un dipartimento per la “Difesa civile” (già firmata e sostenuta da molti nostri parlamentari, amministratori e militanti), che non vediamo in contraddizione, ma complementare all’obiettivo di una difesa comune europea. Riteniamo che al servizio civile e alla difesa civile servano risorse adeguate, percorsi di formazione e di educazione. Nel nostro programma per le europee c’erano i Corpi civili di pace, siamo intenzionati a insistere. Condividiamo la preoccupazione sui rischi di uno sviluppo sregolato dell’intelligenza artificiale. Servono regole comuni, a livello internazionale e nazionale, specialmente sugli usi militari e di sicurezza, sul controllo e la responsabilità, sui limiti invalicabili come quello di decidere sulla vita o sulla morte. Papa Leone nella Magnifica Humanitas usa parole forti: occorre disarmare l’Ai. Non significa rinunciare a una tecnologia ormai strategica, ma impedirle di dominare l’umano e di concentrare ancor più la ricchezza, la conoscenza e il potere.
E penso che il nostro compito sia proprio questo. La sinistra oggi ritrova la sua missione se rimette al centro la redistribuzione. Per dare un futuro migliore e più giusto alle persone e al pianeta. Possiamo non pensarla allo stesso modo su tutto, su come raggiungerlo, ma l’obiettivo di costruire la pace ci unisce. Grazie di cuore per l’apertura di questo dialogo.
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