Lega, nasce la fronda padana e vuole subito un congresso
Il Carroccio alle prese con un nuovo fronte organizzato da vecchi iscritti al partito originario, quello per “l’indipendenza della Padania”. «Sorpresa» dai vertici di via Bellerio: «Vogliono solo posti nelle liste»

Lo spauracchio nordista torna ad agitare i sonni di Matteo Salvini, ma stavolta nella sua forma originaria, quella padana. Non bastava il fronte aperto con i governatori: a rivendicare spazio ora è anche la Lega Nord per l’indipendenza della Padania, di cui diversi ex parlamentari e amministratori chiedono con forza il congresso federale.
Si tratta di un “brand” indipendente dalla Lega per Salvini premier. Commissariato nel 2020 ma tenuto formalmente in vita per la questione dei rimborsi elettorali: il partito deve allo Stato 49 milioni di euro da restituire in circa 80 anni con rate annuali da 600mila euro. La struttura fondata da Umberto Bossi resta in piedi per sbrigare la pratica sotto la guida commissariale del deputato Igor Iezzi. O almeno questo ritenevano i vertici del partito. Ora, però, i fantasmi del passato tornano a bussare alla porta di Salvini e nel momento peggiore. «Il nostro comitato nasce per ottenere la convocazione del congresso federale della Lega Nord, per sbloccare il simbolo e scongelare il vecchio partito – spiega l’ex parlamentare leghista Gianluca Pini, tra i promotori dell’iniziativa –. Siamo già a un centinaio, tutti semplici militanti». Ma guai a confondersi perché non si tratta di «un'operazione nostalgia», piuttosto di una questione di rispetto delle regole: gli attuali dirigenti del partito «hanno calpestato il regolamento e lo statuto della Lega Nord» e se non convocheranno il congresso, avverte Pini, «ci saranno azioni legali».
Fortunatamente per Salvini, pare che questo nuovo fronte non abbia alcuna saldatura con quello aperto dai governatori del Nord. Uno degli esponenti più attivi della fronda, il presidente della Lombardia Attilio Fontana, lo nega con decisione: «Non c'entra assolutamente niente con il discorso che stiamo portando avanti noi con Salvini». E anche lo stesso Pini smentisce seccato: «Loro stanno facendo un percorso diverso. Noi non facciamo appello a nessuno».
Dal partito non arrivano dichiarazioni ufficiali, ma fonti vicine all’entourage di Salvini commentano eccome: «Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona – è il ragionamento –. Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini premier ha trovato in eredità?». E poi, proseguono le stesse fonti, «il Nord chiede soluzioni e concretezza, che il Governo sta dando anche grazie alla spinta della Lega». Insomma, è la conclusione, mentre c’è una Lega impegnata a lavorare, qualcuno «passa il tempo tra polemiche e ricorsi, pensando più al proprio interesse».
C’è poi la questione del simbolo, che non riguarda il nome “Lega”, ma l’immagine stilizzata di Alberto da Giussano, registrata accanto alle rispettive denominazioni di entrambi i partiti. Una circostanza che potrebbe aprire a battaglie legali.
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