La madre uccisa dal figlio 16enne, la famiglia con la bimba disabile: quella bomba chiamata solitudine
Dietro le tragedie di questi ultimi giorni che si sono consumate a Roma c'è la disperazione di tante persone che si sentono sole e impaurite di fronte ai problemi

«Le drammatiche vicende che nelle ultime ore hanno sconvolto Roma ci lasciano sgomenti. Di fronte alla morte violenta di una madre a Centocelle e alla tragedia di un'intera famiglia a Pietralata, sentiamo anzitutto il bisogno della preghiera e della vicinanza a quanti sono stati colpiti». È quanto afferma il cardinale Baldassare Reina, vicario del Papa per la Diocesi di Roma, commentando i due terribili fatti di cronaca che in queste ore hanno lasciato attonita la Capitale: la morte di una coppia di genitori e della loro bambina disabile, con ogni probabilità un caso di duplice omicidio-suicidio, e il pestaggio mortale di una 50enne da parte del figlio appena 16enne. «Quanto è accaduto ci interpella profondamente. Senza anticipare giudizi su vicende che spetta alle autorità competenti chiarire, non possiamo sottrarci a una domanda: quanta sofferenza attraversa silenziosamente le case della nostra città senza che nessuno riesca a scorgerla?».
Esplodono le chat delle famiglie di disabili. Esplodono quelle delle associazioni delle famiglie più organizzate che fanno rete per non disperdersi nell’oceano del nulla. E c’è una frase ripetuta e respinta più e più volte con più o meno veemenza: «La famiglia era seguita», dai servizi sociali, dai parenti... questa volta la famiglia è quella di Luca e Valentina, papà e mamma della piccola Bianca, 5 anni e una esistenza da disabile grave davanti a sé. Seguita dal sistema, con le risorse date. Vero. E no. La solitudine dell’estate è una bomba che deflagra in sordina. Nessuno l’ha voluta riconoscere neppure nella testa caricata a orologeria del ragazzo di 16 anni, che dimesso dal reparto di psichiatria ha ucciso la madre di botte. Lei, mamma vedova e sola, non aveva neppure una rete, teneva tutto con le sue mani. Poca distanza, poco clamore, tanta disperazione soffocata nelle pareti di casa.
Nelle stesse chat ci si scambiano i momenti di disperazione analoghi, i pensieri di morte reciproci, il vuoto che attrae più delle foto gioiose che intasano i social di chi vive davvero il tempo di vacanza. Chi non ha pensato di fare lo stesso? Chi non ha mai visto almeno una volta nella morte l’unica via di uscita? Solo chi è sceso agli inferi sa di cosa si parla. Le chat che ogni anno festeggiano la fine dell’estate, come sempre nel cammino inverso delle famiglie con disabili, stavolta sono state spiazzate dal dramma di chi non ha fatto in tempo ad aprire un nuovo capitolo.
Di un mondo di persone “normali”, che soffocano, almeno nei mesi in cui il mare e il sole promettono vita, i drammi che sono qui a funestare il tempo presente. Siamo immersi in un mare di guai. Fenomeni apocalittici di cui sfuggono i bandoli: guerre, siccità, movimenti migratori incontrollabili, povertà crescenti, intelligenze disumane ingovernabili. Il grido del Papa per la Magnifica Humanitas è un’eco che risuona nel buio. Le tragedie così si ripetono nel disinteresse generale. O nell’interesse superficiale, come i suicidi nelle carceri. Sono tragedie annunciate, cicliche, che suscitano rabbia, ma alla fine è l’impotenza ad avere la meglio e a fare da lenzuolo a trama spessa in grado di coprire quello che la vista schifa. Solitudine, sì. Perché resta solo chi è privato di speranza. Chi non ha diritto a un sogno. Chi non ha futuro, non su questa terra.
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