Perché un telescopio spaziale ci aiuterà a capire come funziona il mondo

Il 30 agosto è partito dal Kennedy Space Center il Nancy Grace Roman Telescope. Questo progetto è anche un invito per tutti noi ad alzare gli occhi al cielo
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September 1, 2026
Perché un telescopio spaziale ci aiuterà a capire come funziona il mondo
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La guerra produce scarti e scartati. Ma miracolosamente con gli scarti della guerra si può fare anche scienza e dare un messaggio di pace. È partito alle 13:26 ora italiana del 30 agosto, dal leggendario Launch Complex 39A del Kennedy Space Center, con un Falcon Heavy il Nancy Grace Roman Telescope. Diretto verso un punto di osservazione a 1,5 milioni di chilometri da noi, affiancherà scientificamente il telescopio Webb ed il telescopio Euclid per rivelare, con osservazioni tra loro complementari, i segreti del cosmo che ci circonda. La missione ha una durata di cinque più cinque anni in cui, scandagliando nell’infrarosso il cielo, fornirà una impressionante mole di dati utili per studiare alcuni dei principali problemi ancora aperti dell’astrofisica e della cosmologia: dall’espansione dell’Universo alla distribuzione della materia oscura, fino alla ricerca e allo studio degli esopianeti.
In una battuta il Nancy Grace Roman ci aiuterà a capire come funzioni il mondo nel suo complesso ed a scoprire mondi il più possibile simili alla nostra madre Terra. Fra tre mesi circa, tanto durerà il viaggio sino al punto di parcheggio definitivo, il telescopio comincerà a fare storia e consegnerà definitivamente alla Storia il nome di colei che inventò il primo grande telescopio spaziale l’Hubble: Nancy Grace Roman, nata nel 1925 e morta nel 2018, la prima dirigente donna della Nasa e la prima responsabile dei suoi programmi di astronomia. Questa la cronaca, di qui in poi occorre raccontare la profezia. La missione era nata con il nome Wfirst (Wide Field InfraRed Survey Telescope), e doveva focalizzarsi sulla copertura sistematica di vaste zone del cielo sfruttando le lunghezze d’onda infrarosse. Ma i soldi per far passare l’idea dalla carta alla rampa non c’erano. Sino a che il National Reconnaissance Office, responsabile della sorveglianza spaziale per conto del Dipartimento della Difesa, nel gennaio 2011, contattò la Nasa dicendosi disposto a cedere due telescopi delle dimensioni di Hubble, ma con un’ottica diversa, pensata per produrre immagini a grande campo. I telescopi, di fatto, erano i pezzi di ricambio di una grande costellazione militare già in orbita, di cui non sappiamo i numeri, usata per controllare/spiare il nemico sulla Terra.
Andati in obsolescenza, mantenevano tuttavia uno standard tecnologico ed ottico altissimo, ed erano perfetti per quello che oggi è il Roman. Quando papa Leone parla di parole disarmate e disarmanti non si riferisce solo alla grammatica, ma credo anche alla scelta delle narrazioni e delle storie. Mentre giustamente raccontiamo i conflitti e la violenza, le crisi e la geopolitica della forza, mi chiedo che cosa immaginano i più piccoli, cosa sognano i ragazzi ed i giovani. Senza tacere il buio del mondo, è importante anche puntare il dito a quelle luci che nel buio raccontano una umanità alternativa e possibile, anzi già reale. I missili di von Braun che dovevano distruggere Londra, ci portarono sulla Luna, le ottiche fatte per bombardare la striscia di Gaza ci riveleranno l’armonia del cosmo. Prima del pur sacrosanto dibattitto sul dual use di certe tecnologie, tra il militare ed il civile, credo che sia importante che noi adulti consegniamo al nostro futuro anche o soprattutto una narrazione carica di pace e di speranza. La scienza e la tecnica, illuminate dalla trascendenza e dal desiderio diventano strumenti del dono, del senso, dello stupore. C’è una matematica del profitto e della forza, ma quegli stessi numeri possono descrivere la ragnatela dello Spirito che continua a creare la culla della vita tutto attorno a noi. Negli specchi del Nancy Grace Roman c’è riflesso il vero volto dell’umano creato ad immagine e somiglianza del Dio della vita.

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