La febbre per il data center più grande del mondo ha già costretto il Texas a siccità ricorrenti
di Elena Molinari, inviata ad Abilene (Texas)
Otto edifici, fino a 400mila chip Nvidia di ultima generazione, 1,2 gigawatt di potenza, un investimento intorno ai 15 miliardi solo per lo stabilimento. In cambio, ci sarà un picco nella domanda di acqua, terra e lavoro. Per questo le comunità rurali e conservatrici sono sul piede di guerra. Il governatore repubblicano Abbott: vietare i centri nelle aree agricole

La rivoluzione dell'intelligenza artificiale non è immateriale. Ha il rumore delle ruspe, l'odore del cemento fresco e il caldo soffocante del Texas occidentale. Dove, a nord di Abilene, città di 130mila abitanti circondata da pascoli e pozzi di petrolio, sta sorgendo uno dei più grandi campus di intelligenza artificiale del pianeta.
Qui i futuri assistenti digitali e gli algoritmi che promettono di cambiare medicina, industria e ricerca non nascono nel cloud, ma dentro un cantiere sterminato quanto un aeroporto che ha divorato l'orizzonte. Il costruttore, l'azienda Crusoe, la chiama «la fabbrica delle fabbriche», un luogo dove l'IA servirà a costruire altra intelligenza artificiale. È il cuore del progetto Stargate, il piano da 500 miliardi di dollari annunciato nel gennaio 2025 da Donald Trump insieme a OpenAI, Oracle e SoftBank e destinato a diventare il più grande polo di calcolo per ChatGPT.
I numeri danno le vertigini: otto edifici, fino a 400mila chip Nvidia di ultima generazione nei server, 1,2 gigawatt di potenza, un investimento intorno ai 15 miliardi solo per lo stabilimento. Oracle, il gigante infrastrutturale che fornisce la potenza di calcolo e i sistemi di gestione dati necessari a far funzionare l'intelligenza artificiale, ha firmato un contratto d'affitto di quindici anni per il terreno. L’obiettivo del progetto è addestrare modelli capaci di automatizzare il proprio stesso addestramento. Ma per ora, in Texas, la rivoluzione si gioca sull’acqua, sulla terra e sulle braccia di un esercito di operai.
Uno di loro è Daniel Gonzalez, camionista di 49 anni. La mattina del 14 marzo stava consegnando componenti elettrici ad Abilene quando gli dissero che il sito era a corto di personale e doveva scaricare il suo camion. Mentre liberava una cassa dalle catene, un operaio su una scala ne lasciò cadere una e lo colpì alla testa. Trauma cranico, il primo infortunio in venticinque anni di mestiere. Gonzalez ha fatto causa per negligenza a due imprese del cantiere, la Kiewit e la MMR Group. «Mancano addetti, vogliono finire alla svelta e hanno violato un mucchio di norme», accusa. Il suo non è un caso isolato: documenti dell'agenzia federale per la sicurezza sul lavoro rivelano una serie di falle nate dalla corsa a costruire in fretta.
Perché la velocità, nell’IA, è la chiave del successo e Abilene ne sa qualcosa. La città è stata travolta da un boom improvviso. Il Comune ha aperto un portale ufficiale che cerca di riempire migliaia di posti di lavoro, ma con i cantieri sono arrivati anche gli affitti alle stelle, il traffico, gli operai stipati in motel e camper e i servizi sotto pressione.
Nei bar si parla solo dello stabilimento e i forum online locali hanno creato spazi riservati al tema. Muratori, elettricisti, saldatori, idraulici e camionisti sono richiestissimi e guadagnano stipendi record mentre le imprese si contendono la manodopera che scarseggia. La città, però, è divisa. Se il Comune sogna il gettito fiscale, molti abitanti guardano con timore l’energia risucchiata dal cantiere e gli agricoltori temono di vedersi togliere l'acqua. Intanto la società elettrica locale si sta preparando a rifare una rete nata per un altro secolo, a spese dei contribuenti. Il conto per le risorse naturali, infatti, è salato. Se il Texas è l'epicentro della corsa americana all'IA grazie al suo entusiasmo economico, alla libertà d'impresa e a terreni e petrolio in abbondanza, è anche vittima di siccità ricorrenti. Secondo una stima dell'Università del Texas, entro il 2040 i data center assorbiranno il 9% dei consumi idrici dello Stato. Un impianto medio può bere due milioni di litri d'acqua al giorno — quanto 6.500 famiglie — e l'ottanta per cento evapora nel raffreddamento. A livello nazionale, circa due terzi dei data center costruiti o progettati dal 2022 sorgono in aree già a corto d’acqua.
L'America sta letteralmente edificando il «cervello» dell'intelligenza artificiale proprio dove l'acqua manca e già molti Comuni chiedono trasparenza sui prelievi. Poi c'è l'energia. Gli impianti che alimentano l'IA hanno consumato l'anno scorso, nel mondo, 64 gigawatt — quanto l'intera Germania —, una cifra destinata a quadruplicare entro il 2030. Ad Abilene, per aggirare una rete già satura, Crusoe si è assicurata 4,5 gigawatt da gas naturale che andranno direttamente al data center. Ma in varie regioni le tariffe elettriche sono salite del 20-30% a causa dei nuovi centri, mentre quasi un terzo delle famiglie americane vive già in povertà energetica.
Nonostante le risorse limitate, la crescita degli impianti ha assunto proporzioni storiche. Gli Stati Uniti ospitano 5.500 data center, dieci volte più del secondo Paese al mondo, la Cina, e la quantità di chip per l'IA che installano raddoppia ogni nove mesi. In Wisconsin, Microsoft sta ampliando il data center più potente della Terra, cento volte più delle macchine che addestrarono il primo ChatGPT. Gli imprenditori del settore definiscono la corsa per l’IA il più grande sforzo infrastrutturale nella storia dell'umanità, che ha surclassato la costruzione delle ferrovie dell'Ottocento. Ma se per alcuni è la più grande opportunità di arricchirsi dell’ultimo secolo, per altri è una trasformazione che rischia di sfuggire di mano.
La protesta, questa volta, non nasce dalla sinistra ambientalista. In uno Stato conservatore come il Texas, a ribellarsi sono le comunità rurali e conservatrici. L'osservatorio Data Center Watch ha contato 75 progetti contestati nei soli primi tre mesi del 2026 e persino il governatore repubblicano Greg Abbott ha chiesto di vietare i centri nelle aree agricole, esigendo che producano la propria energia e riciclino l'acqua. Intanto domande come la priorità nell’uso delle risorse (prima i campi o i computer?) stanno emergendo come uno dei temi del voto di midterm di novembre. Abilene allora è solo un esempio. Da Memphis all'Indiana, dal Wisconsin all'Iowa, gli Stati Uniti corrono a costruire, nella convinzione che chi possiederà più capacità di calcolo dominerà l'economia del futuro. In una sfida tecnologica e geopolitica all’ultima risorsa.
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