Il vescovo e il sindaco: quelle parole fuori posto e un monito per il futuro

L'episodio ha coinvolto il pastore di Catania, costretto a togliere la parola al primo cittadino che si era dilungato rispetto al programma. L'"incidente" ci ricorda che la Chiesa non è nostra e che le regole liturgiche vanno rispettate
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August 31, 2026
Il vescovo e il sindaco: quelle parole fuori posto e un monito per il futuro
Mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania nel 2024
La liturgia ha le sue regole che vanno rispettate. Per la gloria di Dio e la santificazione dei credenti. Durante una funzione liturgica niente è lasciato al caso. Ognuno svolge il proprio ruolo, e solo quello; ci si alza e ci si siede al momento giusto, la preghiera silenziosa si alterna ai canti. La liturgia è una vera opera d’arte. Chi presiede, ovviamente – Papa, prete, vescovo – ha una grande responsabilità. Non poche volte la Chiesa italiana – in particolare quella del nostro sud – è stata accusata di non aver tracciato confini netti tra la propria missione e alcune intromissioni, politiche o mafiose che siano. Al netto di tante esagerazioni, occorre dire, che è vero. Certo, non era semplice tenere insieme la giustizia con la misericordia, il Vangelo con le tradizioni nate nel tempo. Occorre sempre contestualizzare i fatti nel momento in cui ci accingiamo a giudicarli. Il passato, però, è passato. La Chiesa meridionale ha avuto negli ultimi anni ben due preti uccisi dalle mafie, il beato don Pino Puglisi, e il caro don Peppe Diana che speriamo di vedere al presto sugli altari. Tante cose sono cambiate. Tutti, credenti e non credenti, clero e laici, auspichiamo per il futuro che ci sia sempre più trasparenza nei rapporti delle chiese particolari con le istituzioni, la politica locale e nazionale, le varie associazioni, la malavita organizzata.
A Biancavilla è accaduto un fatto increscioso. L’arcivescovo di Catania,  Luigi Renna,  si è visto costretto a togliere la parola al primo cittadino davanti alla folla accorsa per la celebrazione della Madonna dell’Elemosina. Renna ha dato anche la motivazione del suo gesto severo. Il sindaco avrebbe dovuto leggere una preghiera alla Madonna. Tutto era stato previsto in precedenza. Bonanno, invece, magari in buona fede, ha iniziato a rivolgersi al popolo facendo, diciamo così, una sorta di seconda omelia. Basta poco, a un vescovo, un parroco, per essere tacciati di ingolfarsi in cose che non gli competono. Basta poco ai rivali politici di un parlamentare, un ministro, un sindaco, al quale è stato concesso il microfono durante una celebrazione, per ritrovarsi sui giornali accusato di fare politica. Credo che tutti i vescovi e tutti i parroci italiani possano confermare quanto sto dicendo. Occorre tanto discernimento per non mancare di carità, rimanere fedeli alle proprie responsabilità e non permettere a chicchessia di deviare un momento liturgico o di pietà popolare in qualcosa che abbia il sapore della propaganda. Era questo l’intento del sindaco Bonanno? Nessuno può dirlo e personalmente non lo credo. Poteva Renna sorvolare su questo, diciamo, sconfinamento?  Non lo so, ma se ha ritenuto di farlo aveva le sue buone ragioni. Di certo, la sua è stata una lezione non solo per il proprio clero e i propri fedeli, ma per tutti i cattolici d’Italia. Renna ci ha ricordato che la Chiesa non è nostra, il rispetto per le regole liturgiche non è facoltativo, il rischio di confondere e offendere i credenti deve essere evitato a tutti i costi. Le responsabilità sono di chi in quel momento le sente sulle proprie spalle. Non poche volte, per un errato modo di intendere la carità, noi preti abbiamo permesso certe libertà che hanno dato non poco fastidio agli altri. Penso in questo momento a certi funerali dove si permette a chiunque, credente o ateo che sia, di salire l’ambone dove è stata proclamata la Parola di Dio, e fare lunghi discorsi o panegirici del defunto. Penso alle celebrazioni di certi matrimoni dove gli sposi e i loro manager vanno dal parroco a dettare legge per come vogliono addobbare l’altare e quali canzoni vogliono che siano cantate. Abusi liturgici ce ne sono troppi, lo ammettiamo con tanta umiltà e chiediamo perdono alla Chiesa e al popolo di Dio. Senza eccedere nel voler ingessare la Messa e farla camminare su un binario morto, o chiudere la bocca al celebrante, crediamo che sia giunto il momento di assumerci ognuno le proprie responsabilità e fare il proprio dovere. Comunione con tutti ma senza confusione. Amicizia vera con qualsiasi esponente politico evitando di rimanere impigliati nella rete. “Buoni confini buoni vicini”, dicevano i nostri vecchi. Avevano ragione. Ecco, i buoni confini sono già tracciati, impegniamoci a metterli in pratica. Ne godremo tutti. Ed eviteremo di scandalizzare i piccoli. Mentre scrivo credo che il sindaco di Biancavilla e l’arcivescovo di Catania, da veri galantuomini, siano già tornati a stringersi la mano e a gustarsi un buon caffè. Rimane la lezione. A buon intenditor poche parole. 
 

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