Egitto, India, Usa: il "settembre caldo" di Xi Jinping

L'agenda dei viaggi del presidente cinese mai così fitta. Pechino prova a ridisegnare il suo ruolo sugli scenari internazionali
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September 1, 2026
Il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping al vertice dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai a Bishkek, in Kirghizistan
Il presidente cinese Xi Jinping in visita ieri in Kirghizistan
Il “settembre caldo” di Xi Jinping è già iniziato. Ad agosto. In Kirghizistan, dove il presidente cinese ha incontrato il collega russo Vladimir Putin in occasione dei lavori del vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco). Quindi la permanenza fino a giovedì in Egitto, la partecipazione in India ai Brics e, ciliegina sulla torta, la missione a Washington.
Un’agenda infuocata, dunque. Un attivismo che non è sfuggito agli osservatori internazionali e che urta con la consueta “moderazione” di Xi. Quest’anno il leader cinese si è recato all’estero una sola volta: in Corea del Nord. Nel frattempo, i leader mondiali hanno fatto la fila per andare in Cina: in pochi mesi ne sono sbarcati oltre 20 leader, tra cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump , in visita a Pechino nella prima metà dell’anno. "Xi ha ridotto drasticamente i viaggi all’estero negli ultimi anni, quindi il suo fitto programma è un indicatore significativo delle sue priorità”, ha dichiarato Gabriel Wildau, amministratore delegato di Teneo, a CNBC.
Con le guerre in Ucraina e in Iran, gli scossoni a un ordine internazionale sempre più “danneggiato” (e col diritto internazionale ridotto a carta straccia), le pressioni sul gigante asiatico aumentano. Ma anche le opportunità strategiche. Pechino ha presentato l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) come alternativa alle organizzazioni allineate all'Occidente come il G7, e negli ultimi anni ha voluto espandere la portata e l'influenza dell'organizzazione. Discorso analogo per i Brics, che si riuniranno a New Delhi dal 12 al 13 settembre: al tavolo siederanno Paesi con interessi e orizzonti strategici differenti. Emblematici sono propri i rapporti tra Cina e India, i due giganti asiatici ancora divisi da annose controversie di confine e dal ruolo di un “terzo incomodo”: il Pakistan. Paradossalmente potrebbe essere proprio il fattore Trump a favorire, pur tra mille cautele, un avvicinamento tra i due Paesi. India e Cina rischiano di subire dazi fino al 100% da parte di Washington se la Camera statunitense approverà il disegno di legge Graham, che penalizza i Paesi che acquistano petrolio russo. Non solo. Il metodo Trump può colpire duramente la Cina, ma anche offrire spazi prima impensabili. La recente escalation, a colpi di dazi con il Canada, è un esempio lampante. Come scrive Asia Times, “il Canada non fa parte del Sud globale, ma il trattamento che gli viene riservato offre una chiara lezione ai governi che godono di una protezione politica molto minore a Washington. Se un alleato di trattato e un importante partner commerciale può trovarsi ad affrontare un'improvvisa escalation tariffaria, richieste che incidono sui futuri accordi commerciali e pressioni sulla politica interna, altri Stati hanno validi motivi per ridurre la propria esposizione. Ciò non significa abbandonare gli Stati Uniti, ma assicurarsi che Washington non sia l'unico mercato, fonte di capitali o opzione politica disponibile. La Cina si è preparata a sfruttare questa tendenza”. La missione a Washington sarà un’occasione per “misurare” la temperatura delle relazioni Usa-Cina.
Xi Jinping non nasconde le sue ambizioni: presentare la Cina come “attore” affidabile, attorno al quale ruoti la riforma della governance globale e la costruzione di un mondo multipolare "equo e ordinato". “Il mondo sta attraversando una trasformazione "mai vista in un secolo", con un forte aumento delle incertezze e dei fattori imprevedibili, ma la volontà dei popoli di pace, sviluppo, cooperazione e vantaggi reciproci non è cambiata”, ha detto Xi durante l'incontro con Vladimir Putin, secondo un comunicato ufficiale di Pechino. Resta da vedere quando e come l’aspirazione alla pace cinese si tradurrà in un ruolo veramente attivo, e non solo attendista, sugli scenari di guerra.

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