Nel cantiere della legge elettorale adesso è entrato anche il ballottaggio. Ecco perché

Attese per oggi le proposte di modifica in commissione al Senato: il centrodestra prova a insistere sulle preferenze, ma resta il "buco di genere". La vera novità è però legata al possibile secondo turno per coalizioni che non raggiungano il 48% ma abbiano superato almeno il 38%. L'obiettivo è disinnescare la mina Vannacci e le estreme
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September 1, 2026
Nel cantiere della legge elettorale adesso è entrato anche il ballottaggio. Ecco perché
Nemmeno i capi della maggioranza riescono a prevedere quale legge elettorale verrà fuori dal passaggio in Senato e dalla successiva, eventuale, terza lettura alla Camera. E così il calendario istituzionale diventa l’unica torcia in un cammino che si fa meno chiaro giorno dopo giorno, a riprova del fatto che nel campo da gioco scarseggiano veri registi, mentre dall’esterno la valanga di numeri dei sondaggi interferisce sulle posizioni politiche. Occorre ancorarsi al calendario, dunque, che prevede, oggi, un punto fermo: il deposito degli emendamenti nella competente Prima commissione di Palazzo Madama. Una certezza, o presunta tale, c’è: il centrodestra ripresenterà un emendamento sull’introduzione delle tre preferenze, simile a quello bocciato a voto segreto alle Camere e che per quanto riguarda le garanzie di genere (un rapporto di 60-40) le recepisce per davvero solo per le liste collegate al premio di maggioranza, non per quelle relative ai collegi proporzionali. Sempre considerando che solo i partiti con percentuali a due cifre hanno la concreta possibilità di eleggere parlamentari con le preferenze, per gli altri non si andrà oltre i capilista blindati, per i quali invece la proporzione 60-40 non è prevista. Insomma l’emendamento corretto potrebbe passare, ma più per evitare un altro capitombolo parlamentare che per reale convinzione, specie tra le senatrici.
Altro tema che dimostra quanto si navighi a vista è quello del ballottaggio. Scartato come ipotesi alla Camera, per via dei diversi equilibri che potrebbero registrarsi fra Camera e Senato, è rientrato con forza nel dibattito grazie all’iniziativa trasversale di studiosi come Ceccanti e Quagliariello. E ieri ha ricevuto un avallo importante, con la presentazione di un emendamento da parte dell’ex presidente del Senato, Marcello Pera, esponente di FdI critico sin dall’inizio sull’impostazione del cosiddetto Stabilicum. Il meccanismo-Pera prevederebbe un secondo turno nel caso in cui nessuno superi il 48%, ma almeno due coalizioni superino il 38, con divieto di nuovi apparentamenti alla seconda tornata. Oltre a Pera, sembra che anche Forza Italia presenterà un emendamento sul ballottaggio.
Il secondo turno darebbe la certezza assoluta di un vincitore, mentre l’attuale formulazione della legge elettorale prevede, nel caso le prime coalizioni restino sotto il 42%, il proporzionale puro e un probabile compromesso sul successivo governo. L’idea di FI, diversa da quella di Pera, invece è far scattare il ballottaggio se due coalizioni superano il 40%: sarebbe dunque meno “rivoluzionaria” rispetto all’attuale testo.
Ma ne verrebbe fuori comunque uno strano essere, un «Frankenstein», dicono le opposizioni: una legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza e ballottaggio, decisamente un unicum. Dalle minoranze dicono, in sintesi: ma se il centrodestra sta ripensando ad un aspetto così strutturale del nuovo sistema di voto, allora ritiri l’attuale testo e ricominci da zero. Il fatto che FdI non abbia sostenuto come gruppo l’iniziativa di Pera fa capire che da Meloni è arrivato un «ni», per cui al momento si deve andare avanti con lo schema della Camera, le preferenze e inoltre la cancellazione della norma anti-frammentazione che avrebbe “annullato” i voti espressi a partiti sotto il 3%, salvo il primo della coalizione vincitrice.
Il ballottaggio è visto da chi lo propone come un potente strumento anti-Vannacci e anti-estreme. E forse Meloni non vuole mostrare alcun timore verso il leader di Futuro nazionale. Il quale già la attacca: «Il centrodestra ha paura. Ma non eravamo irrilevanti?». La verità è che la commissione non riuscirà a concludere il proprio iter, quindi il momento delle decisioni è rinviato a quando il testo andrà in Aula, tra dieci giorni. E in dieci giorni arriveranno altri sondaggi a orientare gli umori.

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