Suicidio assistito, primo caso in Lombardia col Sistema sanitario. Tanti i dubbi e le domande aperte

Domenico Zuccarella, 59enne malato di Sla, è morto martedì. L'iter era partito nel novembre 2025. Per la prima volta l’intera fase attuativa è stata gestita dalle strutture regionali del Ssn, compresa la fornitura del farmaco e i mezzi necessari. Gambino (Scienza e Vita): «Non è più rinviabile una legge nazionale»
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August 26, 2026
Suicidio assistito, primo caso in Lombardia col Sistema sanitario. Tanti i dubbi e le domande aperte
Domenico Zuccarella, 59 anni, morto martedì dopo aver ottenuto l'assistenza del Servizio sanitario regionale lombardo / Facebook
La Regione Lombardia irrompe nel vuoto normativo nazionale e consegna alle cronache il primo caso in Italia di suicidio medicalmente assistito interamente gestito dal sistema sanitario. Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, è morto martedì dopo aver chiesto e ottenuto l'assistenza all’Asst di appartenenza. Un iter complicato, partito nel novembre 2025: dalla richiesta all'effettiva attuazione sono trascorsi 290 giorni, oltre nove mesi, nonostante le linee guida regionali prevedano un termine massimo complessivo del procedimento di 145 giorni.
A seguire la vicenda è stato l’avvocato Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'associazione Luca Coscioni e legale di Zuccarella, che ne ha dato notizia assieme a Marco Cappato. Gallo dopo alcuni solleciti ha presentato a fine maggio un ricorso d'urgenza al tribunale chiedendo che la procedura fosse conclusa in tempi compatibili con la progressione della malattia: «Sono stanco, non ce la faccio più», aveva detto l’uomo lo scorso 23 giugno durante una udienza.
Il servizio sanitario ha quindi organizzato ogni aspetto della procedura, fornito il personale sanitario disponibile su base volontaria, il farmaco e la strumentazione necessari, il sistema di autosomministrazione compatibile con le condizioni di Domenico, l'assistenza sanitaria e il luogo della morte. Zuccarella ha disposto la donazione del proprio corpo alla ricerca scientifica.
Fin qui i fatti. Restano gli interrogativi, tanti, e le mancanze. Prima tra tutte, appunto, quella di una cornice normativa nazionale. Per Alberto Gambino, presidente di Scienza e Vita, il fatto che il sistema sanitario regionale abbia organizzato anche la fase attuativa «implica una soluzione che invece non era affatto obbligata e conferma, sul piano istituzionale, che non è più rinviabile una legge nazionale capace di definire procedure, termini, garanzie e responsabilità in modo uniforme su tutto il territorio». Ma il punto non è solo questo. Per Gambino quanto avvenuto «mostra con evidenza che l'attuazione concreta di un diritto solo astrattamente delineato dalla giurisprudenza costituzionale non impedisce alle aziende sanitarie di darne attuazione in concreto, con gravi riflessi sulla missione generale di cura della sanità pubblica italiana, ed è la diretta conseguenza dell'assenza di una disciplina statale organica». Il presidente di Scienza e Vita ricorda inoltre che la Consulta «ha più volte richiamato il carattere provvisorio dell'assetto attuale, costruito nelle more dell'intervento del legislatore e, in questo contesto, le Regioni finiscono per intervenire non solo su profili organizzativi sanitari, ma sulla definizione stessa dei requisiti, degli obblighi di prestazione e dei luoghi della pratica di suicidio assistito, rispetto ai quali la stessa Corte non aveva dato indicazioni espresse».
L’assessore lombardo alla Salute, Guido Bertolaso, ha chiarito che la Regione ha ritenuto di non dare essa la notizia della morte di Zuccarella per «rispettare la volontà del paziente» e, cioè, evitare che il decesso venisse «strumentalizzato». Ma poiché altri, ha continuato, hanno deciso di renderlo pubblico, «possiamo confermare che il percorso si è svolto nel pieno rispetto delle indicazioni regionali e dei principi stabiliti dalle pronunce della Corte costituzionale».
Duro il commento del presidente di Pro Vita & famiglia, Antonio Brandi, per il quale «la sanità pubblica, nata per curare, si trasforma così in esecutrice di morte, e questo accade in una Regione amministrata dal centrodestra». Parole a cui ha fatto seguito la richiesta alla giunta regionale di «ritirare immediatamente» le linee guida sul suicidio assistito e di «destinare ogni risorsa disponibile al potenziamento delle cure palliative e dell'assistenza ai malati cronici e ai disabili». E, sul piano politico, per M5s «in termini di ipocrisia il centrodestra lombardo ha superato ancora una volta se stesso». Mentre i Fratelli d’Italia lombardi sottolineano che «il servizio sanitario deve continuare ad avere come propria missione fondamentale quella di curare, assistere e accompagnare la vita».

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