La trappola della velocità ecco perché i manager devono rallentare

Un saggio di Alessandro Cicchetti analizza i rischi del presenzialismo sulla salute psicofisica ma anche sulla qualità del lavoro
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August 26, 2026
La trappola della velocità ecco perché i manager devono rallentare
Nel mondo dell'alta finanza e del corporate management sono da sempre i numeri e i margini a dettare la rotta. Tuttavia, le ultime rilevazioni sul capitale umano relative al 2026 mettono in luce un'evidente falla strutturale ai vertici delle organizzazioni: la spinta ininterrotta verso l'iper-produttività sta esaurendo le risorse cognitive dei leader, trasformandosi da volano competitivo in una minaccia diretta alla tenuta operativa e finanziaria delle imprese.
Secondo le più recenti analisi diffuse da LHH e Gallup, il 56% dei dirigenti C-level e il 78% del middle management denunciano uno stato di esaurimento psicofisico profondo. Più che una mera questione di benessere aziendale, il fenomeno rappresenta un vero e proprio fattore di svuotamento dei bilanci. Ricerche pubblicate sull'American Journal of Preventive Medicine quantificano infatti in oltre 20mila dollari all'anno la dispersione di valore legata a ciascun executive sotto pressione. Oltre l'80% di questo drenaggio finanziario non proviene dall'assenteismo, bensì dal fenomeno opposto del "presentismo": dirigenti fisicamente presenti alla scrivania ma svuotati sotto il profilo cognitivo ed emotivo, con conseguenze immediate sul loro lavoro.
Invertire questo trend richiede una revisione concettuale del ruolo della leadership. "Proteggersi non significa sottrarsi alla responsabilità", rileva Alessandro Cicchetti, executive e advisor con trent'anni di esperienza internazionale alla guida di colossi come Procter & Gamble, Henkel, Iveco, Piaggio, Miroglio e Al Tayer. "Significa preservare nel tempo la qualità dell’energia con cui si prendono decisioni, si ascoltano le persone e si orienta l’organizzazione. Un leader esausto può continuare a esercitare l'autorità, ma perde progressivamente la lucidità necessaria per guidare".
Un parallelo calzante emerge dal mondo dell'arte, della musica e dello sport, settori in cui diversi talenti si sono consumati per via di una costante iperesposizione e dell'esigenza di rappresentare la sola fonte di trazione emotiva del sistema; al contrario, le carriere più solide e durature si fondano sulla capacità di dosare l'energia, salvaguardare la propria identità e proteggere spazi individuali.
La necessità di un approccio sostenibile alle risorse umane di vertice è uno dei temi centrali di The Human Engine, il saggio che Cicchetti ha dato alle stampe con Engage. L'analisi evidenzia come un leader che accentra ogni dinamica finisca per rendere l'organizzazione vulnerabile e dipendente, provocando stasi operativa a ogni minimo rallentamento del vertice.

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