Mattarella, Meloni, Zuppi: nel giorno di Amatrice la parola che tiene insieme tutti è “ricostruire”

Il capo dello Stato: farlo nel tempo più breve possibile. La premier oggi sui luoghi del sisma del 2016: non abbiamo intenzione di fermarci. Tajani si sofferma sul ruolo della Ue. Il presidente della Cei: non possiamo e non dobbiamo dimenticare
Google preferred source
August 24, 2026
Il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, durante la Messa presso l'area Sae di Pescara del Tronto, ad Arquata del Tronto, in occasione del 10/mo anniversario del sisma che colpì il Centro Italia / ANSA
Il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, durante la Messa presso l'area Sae di Pescara del Tronto, ad Arquata del Tronto, in occasione del 10/mo anniversario del sisma che colpì il Centro Italia / ANSA
La frase fu di quelle che non si dimenticano neanche dieci anni dopo: «Amatrice non c’è più», disse l’allora sindaco, Sergio Pirozzi, poche ore dopo. E non si dimentica la notte del 24 agosto 2016, quel terremoto che fece a pezzi l’Appennino centrale con 303 morti, 388 feriti, 41mila sfollati. Terremoto «delle cui devastazioni Amatrice è divenuta simbolo», che «costituisce una pagina drammatica della storia della Repubblica – ha ricordato ieri il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel decimo anniversario – e funge da monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento da attuare al verificarsi dei fenomeni sismici a cui è soggetto il nostro territorio». C’era sole e caldo ad Amatrice oggi, come quel giorno. «Rendiamo omaggio alla memoria delle vittime e torniamo a stringerci ai loro cari, in questa giornata di ricordo e commemorazione», scriveva ieri mattina la premier, Giorgia Meloni, sui social, qualche ora prima d’arrivare nel paese del reatino, dove ha incontrato in forma privata proprio i familiari delle vittime, ha deposto una corona d'alloro ai piedi del monumento dedicato a chi è morto per il sisma, ha partecipato alla Messa celebrata dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei (con lei i ministri per la Protezione civile Nello Musumeci, per il Turismo Gianmarco Mazzi, per lo Sport Andrea Abodi, la sottosegretaria all'Economia Lucia Albano e il sottosegretario agli Interni Emanuele Prisco).
«In questi dieci anni sono state tante le difficoltà – aveva scritto sempre in mattinata Meloni –. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo» e «i dati testimoniano che la direzione è cambiata». Ancora: «Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. Per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. L’obiettivo rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell’Appennino centrale». Stessi toni dal commissario straordinario per il sisma, Guido Castelli, che conferma: «Abbiamo imboccato la strada giusta – dice –, l’obiettivo è chiudere i lavori nel cratere di Amatrice nel 2035. Ma i primi sei anni sono stai male utilizzati, per incertezze, false partenze, macchinosità burocratica», così «il tempo è stato perso» e «nessuno lo restituirà a questa gente». Giorgio Cortellesi, sindaco di Amatrice: «La ricostruzione vera è iniziata solo da tre anni, probabilmente anche per mancanza di una normativa fissa. Tra l'altro, un intervento che ha fatto ultimamente la premier è stato quello di creare un cratere ristretto, composto da Amatrice, Arquata e Accumoli, che avrà dei vantaggi sia a livello economico che di sviluppo».
A dieci anni da quella notte terribile, «abbiamo il dovere anche di fare un bilancio serio di quel che è stato fatto e quel che resta da fare – annota Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri –, senza cadere nella tentazione di fare propaganda o demagogia sulla pelle di chi ha sofferto, e ancora soffre, le conseguenze del sisma». Il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, spiega che «ricostruire dopo una calamità in Italia costa molto e dura tanto», però «adesso l’obiettivo non è cercare responsabilità nel passato, ma capire come possiamo fare meglio e di più». Certo, «stiamo uscendo dall’emergenza» e «non si tratta soltanto di costruire una casa nuova, ma una città distrutta», così «procedure possibilmente celeri ma nella massima trasparenza».
«Il pensiero e una preghiera» del ministro delle Intrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, «vanno alle vittime, alle famiglie e a tutti quei territori che con forza e coraggio hanno saputo rialzarsi. E un grazie ai Vigili del fuoco, ai soccorritori e ai volontari che in quelle ore drammatiche non si tirarono indietro. Non dimentichiamo». Non solo abitazioni e infrastrutture, poi: «Il patrimonio culturale è un fattore di coesione e un presidio dell’identità collettiva», sottolinea il ministro della Cultura, Alessandro Giuli: «Restituire monumenti, luoghi di culto e opere significa ricomporre legami, rinsaldare il senso di appartenenza e accompagnare la rinascita delle comunità colpite», in modo che «la cicatrice di quella ferita si traduca in impegno concreto». Infine, la segretaria Pd, Elly Schlein, dice che «la memoria è anche completare la ricostruzione e restituire un futuro a quei territori». E «ricordare significa anche chiedersi cosa è accaduto e cosa deve accadere – si legge in una nota di Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera –. Non serve la propaganda che ha troppo spesso guidato le scelte di questi ultimi anni: servono capacità di agire e sostegno vero alle comunità locali, non limitarsi a ricostruire gli edifici, ma ricostruire futuro. Ad Amatrice e a tutte le terre colpite dal sisma dobbiamo questo: memoria, responsabilità e futuro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire