Mattarella, Meloni, Zuppi: nel giorno di Amatrice la parola che tiene insieme tutti è “ricostruire”
di Redazione romana
Il capo dello Stato: farlo nel tempo più breve possibile. La premier oggi sui luoghi del sisma del 2016: non abbiamo intenzione di fermarci. Tajani si sofferma sul ruolo della Ue. Il presidente della Cei: non possiamo e non dobbiamo dimenticare

Un salto indietro. A quella notte del 24 agosto di dieci anni fa. Il violento terremoto. Il suo bilancio di 299 morti, 365 feriti e più di 40.000 sfollati. Sergio Mattarella ricorda quei giorni. Si ferma sulla «necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione». Sul lavoro dei volontari «accorsi da tutta Italia, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione». Ecco il punto: la ricostruzione. Il capo dello Stato è netto: «Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l'impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia». C'é un filo che lega Quirinale a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni che oggi sarà ad Amatrice continua: «Rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il governo ha lavorato affinchè potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo.... Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. Per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. Dando ancor più forza e continuità a quel grande lavoro di squadra che, in questi anni, ha visto protagonisti tutti i livelli istituzionali nazionali e locali, insieme al tessuto economico, sociale e produttivo e ha permesso di raggiungere risultati inizialmente impensabili», scrive la premier Giorgia Meloni in un post sui social per i dieci anni dal sisma ribadendo che «l'obiettivo rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell'Appennino centrale».
I ricordi si accavallano ma la parola che si lega è ricostruire. Il presidente del Senato La Russa: «Rendere onore a chi non c'è più significa, per le Istituzioni, continuare con determinazione e immutata fermezza nell'impegno per la ricostruzione, sostenendo le comunità e salvaguardando il patrimonio umano, storico e culturale di quei territori». Le dichiarazioni si legano ai ricordi. Il ministro degli esteri Tajani ricorda il ruolo dell'Unione europea che «quando vuole può essere davvero presente». E che «rispose perché l'Italia seppe chiedere con forza e credibilità. L'Europa dev'essere questo: non un palazzo lontano, ma una comunità che interviene quando cittadini e territori vengono colpiti. Quella vicenda dimostrò che, quando l'Europa vuole, può essere davvero presente. E molto concreta». L'attenzione delle istituzioni nei confronti delle aree colpite dal sisma promette di non fermarsi alla data del decimo anniversario. Il capo dello Stato ha infatti scelto di inaugurare il prossimo anno scolastico proprio ad Amatrice, con un cerimonia ufficiale il prossimo 21 settembre presso l'istituto "Sergio Marchionne", accompagnato dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara.
Zuppi: «Ritardi insopportabili, ma la storia continua»
Ma nel decennale arriva anche una voce particolarmente netta dal cuore delle comunità colpite. Il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, celebra la Messa nell’area Sae di Pescara del Tronto, ad Arquata del Tronto, e parla di «lunghi, lunghissimi anni», delle «promesse rimaste tali» e delle «attese che si scontrano ancora con difficoltà, i ritardi insopportabili quando si è perso tutto». Parole che suonano come un richiamo alle istituzioni: «Oggi anche noi diciamo: “Su, costruiamo!”» e «mettiamo anche noi mano vigorosamente alla buona impresa». Per Zuppi, infatti, il terremoto non finisce con l’ultima scossa. «Le conseguenze non finiscono con l’ultima scossa», osserva, perché le ferite restano nelle persone e nei territori. E il pensiero si allarga alle aree interne di tutta Italia, alle quali il cardinale guarda come a luoghi colpiti da un altro terremoto, «silenzioso e senza crolli traumatici»: quello dello spopolamento e di un invecchiamento che «appare senza speranza». Il ricordo, nell’omelia, parte necessariamente dalle vittime, dai nomi scanditi nella notte accompagnati dal suono della campana. «Non vogliamo dimenticarlo. Non possiamo», dice Zuppi. «Quella notte fu un vero spartiacque. Ma la storia continua».
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