Papa Leone visto dagli americani. L'incontro al Meeting di Rimini
Al dibattito America alla prova moderato da Marco Bardazzi, due visioni sullo stato della democrazia negli Usa a 250 anni dalla dichiarazione di indipendenza. E l'influenza dei cattolici (e di Prevost) oggi

L'esperimento americano nato 250 anni fa con la dichiarazione di indipendenza «regge ancora di fronte a un Paese diviso e impegnato in guerre senza fine?». Parte da questo interrogativo Marco Bardazzi, giornalista e moderatore dell'evento America alla prova al Meeting di Rimini, dialogando con Christopher Caldwell (contributor del New York Times) e Michael Driessen (professore alla John Cabot University). Dibattito che arriva, non a caso, «mentre siamo reduci dall'incontro con «il primo Papa americano», ospite della kermesse di Cl 44 anni dopo la visita di papa Giovanni Paolo II.
«Il problema più grande negli Usa oggi è la disuguaglianza, non solo economica» spiega Caldwell, in quanto «oggi ci viene detto che il potere passa dalle "reti", ma molti americani si sentono esclusi dalle reti del potere e questo è avvenuto in modo surrettizio». In realtà, però, secondo Caldwell «gli americani tengono molto alla democrazia, più ancora che in molti Paesi europei e quindi non sono preoccupato per la democrazia negli Usa». Mentre Driessen ricorda come l'autore della Democrazia in America, Tocqueville, «arrivò in America dalla Francia, dove si pensava che uno degli ostacoli alla politica fosse la religione, anzi la Chiesa. Negli Stati Uniti questo si invertì, la libertà religiosa era pensata per consentire alle varie forze di lavorare insieme per il bene comune. Questa relazione positiva tra cristianesimo e democrazia fa parte del mito fondativo degli Stati Uniti. E una delle caratteristiche della politica contemporanea è ancora valida per quanto venga messo in discussione, da sinistra e da destra».
Delle influenze religiose negli Stati Uniti oggi si parla sempre più spesso, soprattutto per l'uso che ne fa Trump. Ma anche per provare a capire il pensiero di papa Leone XIV. Prevost, però, «ha lasciato gli Stati Uniti per vivere gran parte della sua vita in Perù, dove ha sentito la sensazione di ostilità che si respira da altre parti sulla possibilità di trovare soluzioni diverse tra religione e democrazia» spiega Driessen. E così leggendo la sua enciclica Magnifica Humanitas si vede una visione della politica molto più complessa e influenzata da varie esperienze «che riprende l'idea specifica dell'umanesimo cristiano espresso dalla Dc, da Jacques Maritain, da Giorgio La Pira».
Un altro punto su cui si concentrava molto Tocqueville era la partecipazione dei cittadini alla vita democratica. E anche «nella Magnifica Humanitas - prosegue Driessen - si parla molto del benessere individuale, spiegando che non può essere privo di responsabilità. Egli afferma poi che bisogna sviluppare un linguaggio evangelico per parlare di democrazia, ancora un altro punto che richiama l'umanesimo democratico. Il denaro può essere condiviso, così come il potere, i poveri possono essere benedetti. Abbiamo sentito da papa Leone che la verità richiede la libertà, una sorta di contesto democratico, così da rinnovare le responsabilità dei cristiani». E ancora, Prevost sottolinea spesso «il significato globale della dignità umana. Il Papa vede che la democrazia fa parte di un esperimento globale più ampio che fa parte di una storia più ampia, promuovendo la libertà e i diritti fondamentali, aiutando a costruire contesti migliori. Penso alla solidarietà, alla sussidiarietà, all'importanza stessa di una democrazia globale».
Per Caldwell, in ogni caso, Leone è un "buon agostiniano" perché è capace «di realismo sano: riconosce la crisi politica e sostiene che serva un rinnovamento spirituale che coinvolga anche la Chiesa cattolica Usa essa stessa specchio delle divisioni del paese, presente su entrambi i fronti della guerra culturale». Secondo Driessen, in questa fase di conflitti «Leone propone un messaggio di unità per superare tutto ciò, senza che nessuna parte "prevalga" sull'altra: è questo, appunto, il modello di Leone».
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