Migranti, parla Meloni: «Il nuovo Patto europeo tutela l'Italia». L'attacco a Schlein
di Redazione romana
La presidente del Consiglio risponde alla segretaria del Pd: respinte 80mila richieste, la sinistra le avrebbe accolte. Poi in un'intervista al “New York Times” torna sui rapporti con Trump: «Pensavo che con lui le cose sarebbero state più facili»

«Elly Schlein parla di "boomerang" e di un presunto fallimento del governo nella gestione dei migranti. Ma prima di fare propaganda sarebbe utile conoscere la differenza tra le questioni di cui si parla. Schengen e il Patto su migrazione e asilo sono due cose completamente diverse e non c'entrano nulla tra loro. Ed è proprio il nuovo Patto che segna una svolta positiva per l'Italia nella gestione dei migranti cosiddetti "dublinanti"». Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni, evidenziando che «le nuove regole tutelano molto di più gli Stati di primo ingresso in tema di richieste di asilo e, con il rafforzamento del principio di Paese terzo sicuro voluto dall'Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati». «Questo governo ha contrastato l'applicazione di regole insensatamente penalizzanti per noi e infatti, dal 2023 a oggi l'Italia ha respinto circa 80mila richieste di presa in carico provenienti da altri Stati membri. Ed è grazie alla fermezza di questo governo se l'Italia non si è limitata ad accettare passivamente tutto ciò che gli altri Stati ci chiedevano. Cosa avrebbe fatto un governo di sinistra? Probabilmente avrebbe accolto quelle richieste, aggravando ulteriormente la pressione sul nostro sistema di accoglienza e creando ancora più problemi nella gestione dei flussi migratori», aggiunge la premier.
«La priorità per l'Italia resta, in ogni caso - conclude Meloni - il contrasto all'immigrazione illegale di massa, non decidere semplicemente come distribuire i migranti in Europa. E noi continueremo a lavorare per ridurre drasticamente gli arrivi irregolari: attraverso il rafforzamento delle frontiere esterne europee, la cooperazione con i Paesi di origine e transito, il contrasto ai trafficanti e una politica dei rimpatri più efficace. È questa la strada che il governo continuerà a seguire».
L'intervista al New York Times: «Pensavo che con Trump le cose sarebbero state più facili»
La premier ha rilasciato anche un'intervista al New York Times, in cui è tornata a parlare dei suoi rapporti con Trump: «È chiaro che con Donald Trump ho creduto che le cose sarebbero state più facili, considerata la nostra convergenza su immigrazione e sulla cultura woke. Le cose sono andate in maniera diversa». Donald Trump e Giorgia Meloni non si parlano da diverse settimane, secondo quanto ha affermato la premier, la quale, alla domanda se lei e il presidente si sarebbero sentiti dopo la pausa estiva, ha esitato e ha risposto: «Beh, vedremo. Continuo a credere che l'unità dell'Occidente sia molto importante. Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali». «Non mi piace l'idea di un'Italia sottomessa, un'Italia che si considera inferiore agli altri», ha affermato nell'intervista. Il suo obiettivo è realizzare «la più grande rivoluzione possibile in questa nazione: una rivoluzione dell'orgoglio». «Non mi piace che gli altri mi dicano quali sono i miei limiti», ha detto ancora Meloni. «Un “no” è una delle cose che più mi mobilita».
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