"Garlasco", i battibecchi tv da inorridire e la verità che dobbiamo ai genitori
Se ci sta a cuore l'educazione dei nostri giovani, allora dovremmo smetterla con i tribunali mediatici che condannano e non fanno capire nulla al telespettatore medio. Per favore, chiudete questa vicenda che fa perdere fiducia nello Stato

Ma davvero l’educazione dei nostri giovani ci sta a cuore? E a chi dovrebbe essere demandata? Da anni un inutile scaricabarile è in corso ogni volta che i ragazzi danno il peggio di sé e fanno guai che costano la vita o la qualità della vita agli altri. Si va, allora, alla ricerca dei colpevoli: dalla famiglia alla scuola; dalla scuola ai social. Tutti responsabili, nessuno veramente responsabile. Morì nel 1888, Giovanni Bosco. Un prete, un educatore, un santo. Nessuno meglio di lui comprese che educa meglio solo chi ci mette il cuore. La domanda allora è semplice e spietata: ma noi li amiamo davvero i nostri giovani? Voglio dire: li teniamo presenti nelle scelte personali, familiari, politiche? Nei programmi scolastici, televisivi?
In questi mesi “Garlasco” è diventato sinonimo di malagiustizia. Potrebbe anche non essere vero. Un caso che passerà alla storia. “Garlasco”, cioè un omicidio efferato, una ragazza torturata e uccisa, una famiglia distrutta, un paese stanco, un giovane in carcere che potrebbe essere innocente, un giovane libero che potrebbe essere il colpevole. Comunque vadano le cose ne usciamo tutti con le ossa rotte. È evidente che qualcosa è andato storto. Ben vengano, quindi, le trasmissioni televisive e i relativi conduttori più o meno agguerriti, che scavano nelle pieghe degli anni passati alla ricerca di qualche indizio che potrebbe essere passato inosservato. L’errore umano è sempre dietro l’angolo. Proprio questa eventualità dovrebbe portarci a essere più umili.
Ben vengano opinionisti seri e preparati, avvocati, periti, giornalisti, magistrati disposti a dare un contributo perché “giustizia sia fatta”. Ma la televisione non è l’aula ovattata di un tribunale e nemmeno una bettola chiassosa. Il cittadino medio, il giovanotto interessato, la nonna in poltrona, vorrebbero capire. Cosa non facile. Si parla di Dna, di aplotipi, di Ris e di tante altre cose estremamente delicate. Occorre avere la pazienza di non parlarsi addosso, di non alzare troppo la voce, di non denigrare le professioni altrui. Chi lavora in televisione sa di entrare nelle case degli altri. Non basta sapere quel che si dice, occorre dirlo bene. Inutile ripetere che fino a condanna certa chiunque è da ritenersi innocente se il tribunale mediatico innestato già lo ha condannato.
La gogna mediatica, per qualcuno, potrebbe essere peggiore della cella. È triste assistere ai battibecchi con tanto di offese che alcuni ospiti si rivolgono. Inorridisco. Non per me, ma per loro, per i ragazzi che guardano e imparano. Basta poco per far perdere ai giovani la fiducia nelle istituzioni, nella magistratura, nella politica, nello Stato. Non deve accadere. Vorrei tanto che si arrivasse presto a chiarire definitivamente la questione “Garlasco”. Lo vorrei innanzitutto per i genitori della povera Chiara. Deve essere un tormento, dopo tanti anni, ritrovarsi ogni giorno in televisione, alla mercè di tutti. Desidero ardentemente che si arrivi alla conclusione per il giovane innocente da anni su una graticola rovente che lo scortica e lo brucia. Non oso immaginare la rabbia, la stanchezza fisica e psicologica, il desiderio di allontanarsi da un clima che si fa ogni giorno più velenoso. Penso al vero colpevole. Con ingenuità vorrei rivolgergli un appello. Fratello, tu solo conosci la verità. Confessa. Come puoi pensare di poter essere felice negli anni che verranno se, ingannando e mentendo, hai rovinato a vita a un innocente? "Garlasco": una storia più triste e velenosa di quanto si possa credere. Una preghiera a chi ogni giorno entra nelle nostre case: ricordatevi che anche su di voi incombe la tremenda responsabilità di educare e formare le nuove generazioni.
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