Riforma elettorale, il Governo non teme gli scogli della fiducia. E spunta la "pazza idea" delle politiche a maggio

Da martedì a giovedì, parte la gimcana delle votazioni alla Camera sullo Stabilicum: tre fiducie e il voto segreto. Meloni precetta tutti i deputati della coalizione. Le opposizioni: blindatura indegna, uno schiaffo al Parlamento. Il capogruppo di FdI Malan: andare sotto? Impensabile. Poi ragiona sulle possibile date del voto nel 2027. Due le ipotesi sul tappeto: un election day (insieme alle comunali) a maggio; oppure in autunno, alla scadenza naturale della legislatura
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October 5, 2026
Riforma elettorale, il Governo non teme gli scogli della fiducia. E spunta la "pazza idea" delle politiche a maggio
La premier Giorgia Meloni durante l'incontro, a Palazzo Chigi, col primo ministro sloveno Janez Jansa / ANSA
«Se sono preoccupato dai voti di fiducia e da quello segreto sulla legge elettorale?». Ai microfoni di Rai Radio 1 , il capogruppo di Fratelli d’Italia in Senato Lucio Malan non sembra sulle spine rispetto al rush finale dello Stabilicum alla Camera, previsto entro giovedì. In mattinata, il ministro per i Rapporti col Parlamento Luca Ciriani ha blindato la terza lettura della riforma elettorale, ponendo la fiducia sui primi tre articoli del testo. Giorgia Meloni e gli altri leader del centrodestra non intendono rischiare uno scivolone in Aula come quello di luglio, tanto da aver “precettato” nei giorni scorsi ogni deputato e deputata della coalizione. Perciò, Malan ostenta sicurezza, scacciando i fantasmi di possibili franchi tiratori: «I voti di fiducia è come se fossero già fatti, bisogna però rispettare le procedure - argomenta -. E non c’è ragione perché il voto segreto vada diversamente da quello sulle pregiudiziali» di venerdì. Ma se la legge non dovesse passare, la premier salirebbe al Colle? «Se su un voto di fiducia perdi, il Governo si dimette», considera Malan, ma «è impensabile e non succederà».
A maggio o in autunno?
Nelle interviste di giornata, il capogruppo di FdI non si sottrae ai ragionamenti sulla data delle politiche 2027: «La scadenza è cinque anni, quindi si potrebbe votare a settembre. Ma ci sarebbe poco tempo per la campagna elettorale - osserva su Radio Rai 1 -. Per cui, potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio .E potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali». In serata, tuttavia, davanti alle camere del Tg3 corregge il tiro: «Per quanto ci riguarda, la legislatura va fino in fondo. E cioè fino all’autunno del 2027, ferme restando le prerogative del Capo dello Stato».
Tre giorni di votazioni
Nel frattempo, bisogna fare i conti con la gimcana della triplice fiducia, posta sui testi nella versione approvata a settembre dal Senato (di conseguenza, gli emendamenti presentati dalle opposizioni non saranno esaminati). Oggi a mezzogiorno inizieranno le dichiarazioni di voto sull'articolo 1, con votazione per appello nominale non prima delle 14. Seguiranno le dichiarazioni sull'articolo 2 e il voto per appello nominale. Entrambi disciplinano il nuovo sistema di elezione della Camera e del Senato, ossia il cuore della riforma: un sistema su base proporzionale ma con un robusto premio di maggioranza per la coalizione che ottenga almeno il 42% dei voti in entrambi i rami del Parlamento. Inoltre, nei primi due articoli si prevedono i capilista bloccati (con tre preferenze ammesse a partire dal secondo in lista e con alternanza di genere) e l'aumento della raccolta firme (fino a 60mila per collegio) per le liste di partiti non rappresentati in Parlamento. Domattina è previsto il terzo voto di fiducia sull’articolo 3, che disciplina i nuovi collegi di Bolzano. Quindi, nel pomeriggio, con eventuale prosecuzione notturna, toccherà agli odg . E infine giovedì, dalle 10.30 in diretta tv, si terranno le dichiarazioni dei partiti sul provvedimento, con l’ipotizzato voto segreto finale non prima delle 12.30.
Le opposizioni: «Fiducia indegna, avete paura»
«Avete paura della tenuta della vostra maggioranza e del voto segreto», incalza in Aula il dem Federico Fornaro, bollando come «indegna» l’apposizione della fiducia, «uno schiaffo al Parlamento». Gli fa eco Enrica Alifano, di M5s: «Così si mette in soffitta la democrazia parlamentare». Un altro dem, l’ex ministro Roberrto Speranza, ricorda che nel 2015, «quando il Governo Renzi pose la fiducia sull’Italicum, mi dimisi da capogruppo del Pd e non la votai». Riccardo Magi, di +Europa, da sei giorni è in sciopero della fame e ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per illustrargli le ragioni della sua protesta contro una legge «antidemocratica» capace di tramutare «una minoranza nel Paese in una maggioranza schiacciante in Parlamento».

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