Il caldo, un portoncino e Lui che sembrava dirmi: «Eccomi qua, ti aspettavo»
Lo ammetto subito: il desiderio più impellente non era quello di pregare ma di trovare un po’ di refrigerio. Io e mia moglie siamo entrati in una chiesa. Dentro, risuonava un messaggio. Lui evidentemente ci cercava da tutto il giorno e ha fatto in modo di trovarci anche lì a Venezia, in vacanza

Lo ammetto subito: il desiderio più impellente non era quello di pregare ma di trovare un po’ di refrigerio. Ringraziare e lodare si può fare ovunque e in qualsiasi momento. Di questi tempi, invece, godere dell’ombra e del fresco quando si visita una città è possibile solo in centri commerciali, musei o, appunto, nelle chiese. A Venezia, dunque, stremati dalla calura, mia moglie ed io abbiamo visto nel portoncino aperto d’una chiesa un’opportunità di salvezza. Fisica, quantomeno. E ci siamo imbucati lì con l’idea che il tempo di un paio di Pater, Ave, Gloria sarebbe bastato a rinfrancarci abbastanza per affrontare un nuovo dedalo di calli e ponti affollati. Unendo così l’utile e giusto – la preghiera – con il necessario e il dilettevole - l’ombra e il fresco.
Solo che quel portoncino non era un ingresso alla chiesa ma apriva su una piccola cappella laterale in cui troneggiava Lui: il corpo di Cristo in esposizione per l’adorazione eucaristica. E qui mi tocca fare una seconda ammissione: non ho una grande familiarità con questa pratica devozionale, non sono capace di stare molto tempo davanti all’ostia consacrata in adorazione. Questa volta, però, mi è sembrato che il Signore volesse dirmi: «Eccomi qua, ti aspettavo». Quasi mi avesse attirato lì con uno di quei pretesti suoi, spesso inaspettati e all’apparenza casuali. Quasi volesse dirmi «Ricordati, anche se sei in vacanza, che cosa è davvero importante, quale il centro di tutto». Concluso quell’incontro, breve ma intenso, la giornata poi è trascorsa perdendosi tra le calli della città alla ricerca della sua vera anima e la visita a splendidi palazzi e mostre di arte contemporanea, non sempre di facile comprensione. La sera, mentre eravamo alla ricerca di un ristorante dove cenare, è scoppiato un temporale. Scesi dal vaporetto, percorsi 20 metri appena, eravamo già completamente zuppi. Anche in questo frangente abbiamo visto in un portoncino aperto un possibile rifugio e siamo entrati decisi, pensando di ripararci nell’androne di un palazzo. Era invece l’ennesima chiesa e non appena seduti sulle panche è suonata la campanella della Messa con l’ingresso di un sacerdote e un diacono. C’erano solo due persone a partecipare alla funzione feriale, con noi letteralmente quattro gatti. Impossibile a quel punto optare per la fuga. Dentro, infatti, risuonava un messaggio, qualcosa come: «Stavate andando a cena? Venite alla mia». E come rifiutare un invito così? Le sarde in saor potevano attendere, Lui evidentemente ci cercava da tutto il giorno e ha fatto in modo di trovarci anche lì a Venezia, in vacanza. «Sto alla porta e busso…». O comunque ti aspetto al varco, che ci sia il sole rovente o la pioggia battente. Come capita nella vita.
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