«Se chiediamo alla IA il figlio impossibile»
Nelle sale “Sheep in the Box”
di Hirokazu Kore-eda: la scelta di due genitori di sostituire il figlio defunto con un androide si trasforma in una riflessione sui confini etici dell’intelligenza artificiale

In attesa di vedere il suo nuovo film, Look Back , in concorso alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia, arriva sugli schermi il prossimo 27 agosto, distribuito da Bim e Lucky Red, il film che Hirokazu Kore-eda ha presentato lo scorso maggio al Festival di Cannes, Sheep in the Box , dove torna ancora una volta, in una filmografia lunga oltre 30 anni, a raccontare le relazioni tra genitori e figli, spesso osservate in situazioni estreme, come nel caso di quest’ultimo film, ambientato in un futuro non troppo lontano, in cui un padre e una madre che hanno perso un figlio decidono di rivolgersi a una compagnia specializzata in intelligenza artificiale per ottenerne un umanoide identico al piccolo Kakeru. I due si ritrovano a essere nuovamente genitori di un bambino di sette anni, ma nulla potrà mai tornare come prima. Kakeru non mangia, non dorme, si ricarica su un cubo, si accende e si spegne grazie a un pulsante sulla nuca. Ma non è solo questo a rendere il surrogato diverso dall’originale, ovviamente. Nel film, dove la premessa fantascientifica è solo il punto di partenza per riflessioni di carattere sociale e filosofico, tornano dunque i temi più cari al regista giapponese, tra cui l’elaborazione del lutto, l’infanzia abbandonata, il rapporto tra coniugi in relazione ai figli, le aspettative nei confronti di questi ultimi. In tutto in una favola raccontata per dirci quanto la tecnologia sia un’illusione.
Come ha dichiarato il regista, l’idea del film nasce dalla visione di un programma tv che ricreava attraverso la IA. le performance di un cantante deceduto e che ha provocato in Kore-eda un certo disagio. «Se da una parte comprendo il desiderio di chi è rimasto di rivedere i propri cari perduti – commenta – dall’altra ho cominciato a chiedermi a chi appartengano i morti. Interrogativi che rimandano anche al mio grande amore per il personaggio di Frankenstein: da tempo infatti volevo raccontare la storia di un morto che torna in vita. Sviluppando inoltre il concetto delle relazioni invisibili, ho riletto Il piccolo principe , dove si parla di quella capacità di immaginazione che appartiene solo ai bambini».
Il film si interroga sull’egoismo, che spesso sfocia in vera e propria follia, di chi non riesce ad accettare la “finitezza” umana e pensa di sostituirsi a Dio. «Far rivivere i propri cari perduti attraverso l’intelligenza artificiale, tentare di controllare la morte sono una forma molto estrema di egoismo umano. Sembrerebbe fantascienza, ma in Cina e in Corea del Sud stanno cercando di sviluppare questo tipo di tecnologia, che sta penetrando sempre più a fondo nella nostra vita quotidiana e che ci spinge a farci delle domande non solo sui nostri bisogni, ma soprattutto sui diritti umani dei defunti. Pensieri e domande intorno ai quali ho costruito un dramma famigliare».
Un dramma che esorta a non perdere di vista le responsabilità etiche degli adulti nei confronti dei bambini. «L’egoismo di questi genitori che alla tecnologia chiedono un nuovo figlio si spinge fino a scegliere la pelle del bambino che preferiscono, quella più “comoda”, selezionando le sue memorie e gli aspetti del suo carattere più graditi e destinati a rimanere cristallizzati nel tempo, perché i figli della IA non crescono e non si trasformano. Così come i genitori non proseguono nel loro importante percorso di elaborazione del lutto e né sono chiamati a fare i conti con le difficoltà della formazione dei loro figli».
«Elaborando l'idea del film – continua Kore-eda – ho fatto delle ricerche sull’intelligenza artificiale chiedendomi quale fosse il confine tra esseri umani e umanoidi. A distinguerli prima di tutto è il corpo, che negli umanoidi è meccanico. E poi c’è l’immaginazione, alla quale gli umanoidi, seppure intelligenti, non possono arrivare. È quello il momento in cui la madre si accorge che nulla sarà mai come prima, sono le domande che il bambino artificiale le fa quando lei gli legge Il piccolo principe . Il fatto che un giorno attraverso l’IA potrei ottenere film molto più belli di quelli fatti finora non mi toglierà mai la voglia di realizzarli usando la mia intelligenza, la mia fantasia, la mia creatività. Quello che un essere umano sarà in grado di fare sarà sempre più interessante dei risultati ottenuti più velocemente e più facilmente da una macchina».
Dal regista però non arriva una condanna della IA. «Non era mia intenzione quella di realizzare un film distopico sull’intelligenza artificiale che ci distruggerà la vita in futuro, ma utilizzarle questo tema per raccontare le storture del nostro presente, mettendo a fuoco quello che riteniamo utile e conveniente nella nostra vita quotidiana. Ad esempio avere un figlio programmato per fare solo ciò che ci piace e che non ci mette in crisi come genitori».
Sul rapporto con la morte in Oriente, il regista aggiunge: «In Giappone sentiamo i nostri cari scomparsi molto più vicini di quanto non accada in Occidente. Sono morti, ma al tempo stesso sono ancora tra noi, non altrove. Abbiamo infatti anche una festa chiamata Obon che ogni anno celebra le anime morti tornate e visitare i vivi».
Il film che vedremo invece al Lido è la trasposizione live action dell’omonimo manga di Tatsuki Fujimoto, pubblicato nel 2021 (edito in Italia da Star Comics), storia di formazione che nell’arco di tredici anni racconta i primi tentativi della giovanissima Fujino, alunna delle elementari, di diventare una mangaka disegnando strisce per il giornalino scolastico della città di Nikaho, nel nord del Giappone. Quando Kyomoto riesce a pubblicata la sua storia, Fujino cade nello sconforto, convinta che la misteriosa compagna, una hikkikomori agorafobica che vive in isolamento, abbia più talento di lei. Il loro incontro darà il via, a dispetto dell’iniziale rivalità, a una lunga amicizia scandita da sfide e fallimenti, insicurezze, competizione e alleanze, fragilità, traumi e determinazione, ambizioni e rimpianti. Del film esiste già una versione animata diretta nel 2024 da Kiyotaka Oshiyama.
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