Vasilisa Berzhanskaya: «Che grande scuola, Rossini»
Da mezzosoprano
a soprano, all’Auditorium Scavolini la cantante veste i panni di Pamyra in “Le Siège de Corinthe”, titolo inaugurale
del Rof di Pesaro

«A casa si torna sempre volentieri». La casa di cui parla Vasilisa Berzhanskaya è Pesaro. Intesa come Rossini opera festival. «Da qui è iniziata la mia carriera internazionale, prima con l’Accademia rossiniana, poi con il Moïse et Pharaon del 2021» racconta il mezzosoprano russo, classe 1993, protagonista di Le Siège de Corinthe che stasera inaugura l’edizione numero quarantasette del Rossini opera festival. Mezzosoprano che, però, ormai affronta ruoli da soprano. «Come questa Pamyra e come i tanti che ho già in agenda». Carlo Rizzi sul podio, regia di Davide Livermore, sul palco Adrian Sampetrean, Maxim Mironov e Matteo Roma. Sul palco dell’Auditorium Scavolini il magazzino di un museo che custodisce l’arte classica. L’assedio del titolo diventa quello dell’uomo contemporaneo incapace di comprendere il valore del passato.
Rossini racconta un assedio, quello di Corinto. Come portare in scena, Vasilisa Berzhanskaya, quest’opera che sembra rispecchiare l’attualità di un mondo in guerra?
«Nella regia di Davide Livermore c’è uno sguardo che richiama la grande attualità del testo, anche se la messinscena non trasporta le vicende del libretto nel nostro presente. Siamo nel deposito di un museo. In mezzo all’arte classica. Io non costruisco il mio personaggio sulla base dell’attualità. Lo faccio seguendo il libretto e la musica, cercando di restituire al meglio la storia che il compositore voleva raccontare. E l’attualità emerge da sola».
E lei come racconta Pamyra, una donna che si innamora del nemico, ma poi decide di essere fedele alla sua patria?
«Quello di Pamyra è il ruolo più difficile che ho affrontato. Dopo Norma, dopo l’Anna del Maometto II, dopo la Corinna de Il viaggio a Reims , pensavo non ci fossero personaggi ancora più difficili da affrontare, invece ecco Pamyra, sempre in scena, sempre presente in tutti i numeri musicali. Devo dare tutto, devo usare tutto, voce e corpo. Ma per me è uno stimolo a crescere. Pamyra è una ragazza divisa tra l’amore per la patria, ovvero il padre Cléomène, e l’amore per Mahomet, che non sa essere il nemico del suo popolo. Alla fine Pamyra è una vittima e sceglie di lasciare questo mondo, unica salvezza possibile».
Cosa significa tornare al Rossini opera festival?
«Pesaro è la mia seconda casa. Quest’anno sono stata in Accademia per una masterclass. Ed è stato bello vedere i ragazzi che stanno iniziando il loro percorso musicale. Ho dato consigli, ho suggerito qualche idea su come provare a gestire non solo la voce, ma anche la carriera. All’inizio l’entusiasmo, la magia sono tanti, ma l’esperienza è poca ed occorre sempre qualcuno che ti guidi. Ed è stato bello rivedermi in loro».
Chi è Rossini per lei?
«È soprattutto una grande scuola perché ti costringe ogni volta a studiare e ristudiare, scoprendo cose nuove che poi metti anche nello studio di altri autori. Per me è sinonimo di grande disciplina, ma è anche una grande ispirazione».
Pamyra è un ruolo da soprano. Lei, partita come mezzosoprano, sta cambiando repertorio.
«Ho cantato sempre i cosiddetti ruoli Colbran. Ho fatto ruoli da mezzosoprano lirico, avendo sempre la tendenza ad avvicinare ruoli anche molto acuti. La voce si evolve. Ho smesso di cantare il Rossini da mezzosoprano e il mio interesse è sempre più verso il Rossini serio. La Violetta della Traviata che ho di recente debuttato all’Arena di Verona era un grande sfida. Ora mi aspettano ruoli verdiani dove la scrittura è lirica, come la Leonora de Il trovatore che farò a Roma. Ci sarà ancora qualche Carmen , ma mi aspettano La straniera e Il pirata di Bellini e l’ Anna Bolena di Donizetti alla Scala».
Agenda piena e un bimbo di quasi quattro anni…
«Senza aiuti non riuscirei. Ma da quando sono mamma ho capito di avere la forza di fare ancora più cose. E fare le cose che ti piacciono, come seguire tuo figlio dalla mattina alla sera oppure cantare in scena, ti dà una grande energia».
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