La mossa di Eni sui prezzi dei carburanti. E il Governo ora spera nell'effetto-traino

Ai distributori della compagnia a partecipazione pubblica la benzina a 1,99 euro e il diesel a 2,19 per un mese, con ipotesi di proroga sino a fine anno. Una scelta che va in soccorso dell'esecutivo nel giorno in cui i tagli delle accise si riducono al minimo
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September 25, 2026
Il simbolo dell'Eni su un distributore di benzina/ ANSA
Il simbolo dell'Eni su un distributore di benzina/ ANSA
A mercati quasi chiusi, Eni fa la giocata che potrebbe togliere parzialmente le castagne dal fuoco al Governo per quanto riguarda i rincari di benzina e diesel. La partecipata pubblica dell’energia, che il Mef governa attraverso Cassa depositi e prestiti e con una quota azionaria diretta, per un totale del 33,09%, ha comunicato «un limite massimo (price cap) al prezzo dei carburanti commercializzati da Enilive pari a 2,19 euro al litro per il gasolio e a 1,99 euro al litro per la benzina, circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali». «Il price cap - informa la compagnia - è correlato all'agevolazione fiscale sulle accise in vigore e sarà applicato a partire dal 28 settembre, per una durata iniziale di 30 giorni, con possibilità di estensione fino alla fine dell’anno, in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti».
L’iniziativa dell’Eni arriva a seguito di vari tentativi della compagnia di calmierare i prezzi presso i propri distributori, ribaltando in via parziale sulle pompe gli aumenti delle quotazioni internazionali.
Il tetto al prezzo rappresenta un salto di qualità, che l’Eni qualifica come «nuovo contributo di solidarietà al Paese, ai consumatori e alla propria clientela». Un segnale che arriva mentre cresce la tensione sui costi, in particolare tra gli autotrasportatori, che minacciano uno sciopero generale. Eni si muove preventivamente anche rispetto alla convocazione dell’8 ottobre da parte dei ministri Urso e Pichetto, che vogliono vedere i leader del petrolifero per fare una moral suasion sui prezzi, che potrebbe essere semplificata dalla scelta di Eni.
Ma soprattutto la compagnia a partecipazione pubblica interviene proprio nella settimana in cui il Governo riduce il taglio delle accise, fatto che farà schizzare ulteriormente i prezzi. Una mossa da vedere anche nel medio periodo, poiché allo stato l’esecutivo sembra in mezzo al guado tra la difficoltà a fare nuove proroghe e la difficoltà a varare misure selettive e mirate.
Legittimo e quasi scontato ritenere che Eni si sia mossa con il placet del principale azionista, il Mef e dunque il Governo. E la reazione molto “istituzionale” di Palazzo Chigi è da comprendere, poiché Eni agisce sul libero mercato. «Il Governo - dice una nota dell’esecutivo - ringrazia Eni per l’importante iniziativa di porre un tetto massimo al prezzo di benzina e gasolio. Un lodevole atto di attenzione all’Italia, che va nella auspicata direzione di calmierare il caro carburante che, a causa del difficile contesto internazionale, sta colpendo le famiglie italiane». Anche le reazioni di FdI, Lega, Forza Italia e Noi moderati stanno ben attente a non intestarsi l’iniziativa di Eni.
Ma il risvolto politico è evidente. E lo dimostrano le reazioni diverse dei vicepremier Tajani e Salvini. Il capo di Forza Italia fa perno su Eni per dire che «non servono tasse dirigiste», e sembra esprimere anche la volontà di Meloni di non procedere in direzione del prelievo sugli extraprofitti, in discussione tra l’altro a livello europeo. Anche Salvini fa perno su Eni, ma per rilanciare la sua battaglia perché «anche le banche e le altre società» facciano lo stesso. Non dissimile dal ragionamento di Carlo Calenda, che si chiede come mai altri giganti pubblici, come Enel, Terna e A2A, non si mettano sulla stessa strada. Per tornare al merito, la sensazione è che il Governo punti sull’iniziativa di Eni per stimolare un effetto-traino tra gli altri operatori.
Le opposizioni guardano con circospezione al passo avanti della compagnia. Per Francesco Boccia «siamo ormai al mondo al contrario della destra: è Eni che deve supplire alle scelte del Governo o è il Governo che deve indicare una strategia chiara alle grandi aziende partecipate dallo Stato? E se Eni poteva intervenire, perché non l’ha fatto prima?». Anche il leader della Cgil Maurizio Landini è critico, e torna a chiedere la tassazione degli extraprofitti e la riduzione strutturale delle accise.
Ma per i consumatori, spiega Codacons, è una boccata d’ossigeno. La mossa di Eni «determinerà un risparmio da 10,4 euro su un pieno di gasolio, beneficio che sale a 11,2 euro per un pieno di benzina»

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