Fine vita, il Governo impugna la legge dell'Emilia Romagna
Per l'esecutivo violate competenze statali e non ottemperati gli impegni sulle cure palliative. Le precedenti sentenze della Consulta sulle leggi regionali.

Il Consiglio dei ministri di giovedì 24 settembre ha deliberato l’impugnazione, di fronte alla Corte costituzionale, della legge della Regione Emilia-Romagna sul suicidio medicalmente assistito, varata il 28 luglio 2026. Il Cdm, informa una nota di Palazzo Chigi, ha rilevato che la normativa regionale si pone in contrasto con gli articoli 2 e 32 della Costituzione (inerenti rispettivamente i diritti inviolabili dell'uomo e la tutela del diritto alla salute) e con pezzi dell'articolo 117 - il secondo comma lettera l che dà allo stato la competenza esclusiva su ordinamento civile e penale e il terzo comma che considera la tutela della salute una materia a legislazione concorrente -.
Il Consiglio dei ministri, dunque, ha rilevato che la legge regionale ha violato una serie di profili di competenza esclusiva dello Stato, demandando alle linee guida regionali la definizione di requisiti che toccherebbe solo al Governo e al Parlamento definire, con ciò eludendo, è la tesi di Palazzo Chigi, i vincoli già posti sul punto dalla Consulta.
La nota del Governo afferma che "nonostante le proposte di impegno alla modifica assunte dalla Regione, l’impianto della legge non garantisce in modo adeguato e concreto la previa effettiva messa a disposizione di un percorso personalizzato di cure palliative e altri sistemi di supporto per evitare il ricorso al suicidio". "A quest’ultimo riguardo - informa ancora Palazzo Chigi -, è il caso di ricordare come, a fronte degli importanti stanziamenti effettuati da questo Governo, che hanno incrementato di 40 milioni di euro i fondi per le cure palliative, portandoli complessivamente a 140 milioni, molte Regioni siano ancora lontane dal conseguire gli obiettivi di utilizzo sul territorio delle risorse ricevute in quota parte".
Non è la prima volta che il Governo impugna una legge regionale sul fine vita. I precedenti riguardano in particolare la legge della Regione Toscana e quella della Sardegna, varate nel 2025. Circa il provvedimento toscano, la Corte costituzionale si è espressa con la sentenza n. 204 del dicembre 2025, la quale ha confermato che la Regione può normare l'assistenza sanitaria e gli aspetti organizzativi, annullando però alcune parti in cui la Regione si era spinta oltre, ad esempio fissando scadenze temporali per concludere l'iter e consentendo la possibilità di presentare la richiesta tramite un delegato. Schema simile è stato adottato anche nella sentenza relativa alla legge sarda.
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