Il Papa a Parigi e la visita all’Unesco «per rilanciare il dialogo fra gli Stati e il multilateralismo»

Parla monsignor Campisi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’agenzia Onu dove il Papa farà tappa nel primo giorno in Francia. «La pace si costruisce anche con l’educazione, la conoscenza, il rispetto delle culture. Distruggere un luogo simbolo rende più difficile la riconciliazione. La vicinanza fra Unesco e Chiesa sull'etica dell’IA»
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September 24, 2026
Il Papa a Parigi e la visita all’Unesco «per rilanciare il dialogo fra gli Stati e il multilateralismo»
A Parigi, vicino alla Torre Eiffel, la sede dell’Unesco che Leone XIV visiterà nel suo primo giorno del viaggio in Francia / Ansa
«In un momento in cui la fiducia tra le nazioni è fragile, la presenza del Papa in un’organizzazione multilaterale esprime già il sostegno al dialogo e alla cooperazione». Sarà una visita che chiamerà alla collaborazione fra gli Stati quella di Leone XIV alla sede Unesco di Parigi, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Così la racconta monsignor Roberto Campisi che, un anno fa, il Pontefice ha nominato osservatore permanente della Santa Sede presso l’Unesco. Il Papa sarà nella cittadella targata Onu venerdì pomeriggio, nella prima giornata del suo viaggio in Francia. Appuntamento che arriva mentre l’Unesco celebra i suoi 80 anni. «Rivolgendosi ai rappresentanti degli Stati membri – spiega ad Avvenire monsignor Campisi – il Papa parlerà anche ai popoli e alle culture che essi rappresentano. L’ottantesimo anniversario dell’organizzazione offre l’occasione per riscoprire l’intuizione da cui tutto nacque: costruire la pace attraverso l’educazione, la conoscenza reciproca e il rispetto delle culture. Leggerei dunque la visita come un incoraggiamento a dare nuovo vigore a quella missione, misurandola con le attese delle nuove generazioni e con le sfide del nostro tempo». Leone XIV entrerà alle 15 al numero 7 di Place de Fontenoy, non distante dalla Torre Eiffel: una piazza che da simbolo di un’epopea militare, la battaglia di Fontenoy vinta dalle armate francesi nel 1745, è oggi richiamo all’amicizia sociale.
Monsignor Roberto Campisi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Unesco 
Monsignor Roberto Campisi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Unesco 
Come è nata la visita?
«Dall’invito del direttore generale Unesco, Khaled El-Enany, che testimonia la considerazione dell’organizzazione per il contributo della Santa Sede alla pace, all’educazione e alla cultura, anche di fronte a questioni nuove come quelle poste dall’intelligenza artificiale».
Leone XIV sarà il secondo Papa all’Unesco.
«La visita arriva quarantasei anni dopo quella di san Giovanni Paolo II nel 1980. Quel discorso rimane un riferimento per la sua visione dell’uomo e per il posto che riconosce alla cultura nella vita delle persone e dei popoli. Il ritorno di un Pontefice assume perciò un significato che va oltre le circostanze dell’invito: la presenza di Leone XIV dà continuità a un’attenzione della Santa Sede che, nel corso dei decenni, si è tradotta in un confronto costante con l’Unesco e con il mondo della cultura».
L’Unesco parla di convergenza di vedute con la Chiesa cattolica.
«È un rapporto che si è consolidato attraverso una lunga consuetudine di lavoro. La Missione permanente di osservazione della Santa Sede è presente dal 1952 e l’anno prossimo celebrerà il suo settantacinquesimo anniversario. Il primo osservatore permanente fu Angelo Giuseppe Roncalli, futuro Giovanni XXIII, allora nunzio apostolico in Francia. Oggi le convergenze riguardano ambiti concreti, dall’accesso a un’educazione di qualità alla tutela del patrimonio, fino all’integrità dell’informazione e all’etica dell’intelligenza artificiale. L’Unesco ha manifestato pubblicamente di riconoscere una vicinanza tra l’Enciclica Magnifica humanitas e il proprio lavoro sull’educazione, sull’Ia e sulla dignità umana. È un segnale significativo di attenzione, che viene data ad un testo del magistero della Chiesa. La cooperazione si sviluppa anche quando emergono posizioni diverse. La Santa Sede vi contribuisce con una prospettiva che non risponde a interessi nazionali, economici o strategici e che richiama l’attenzione sulle conseguenze delle decisioni per la vita delle persone. Questo permette di cercare un terreno comune senza eludere le differenze».
La visita è anche un invito al rilancio degli organismi internazionali?
«In Magnifica humanitas, affrontando la riforma delle istituzioni internazionali, il Papa ricorda quanto esse rimangano necessarie per la soluzione pacifica dei conflitti, lo sviluppo integrale e la protezione dei più fragili. L’Unesco non è citata espressamente in quel passaggio, ma rientra in questa prospettiva. Rilanciare il multilateralismo richiede di affrontarne le debolezze, perché le istituzioni possano rispondere meglio ai bisogni dei popoli e rappresentarli in modo più giusto. La loro credibilità dipende anche dalla capacità di dare seguito agli impegni assunti. Di fronte alla tentazione di far prevalere la forza sul diritto, la Santa Sede sostiene un rinnovamento che renda la cooperazione internazionale più efficace e ne rafforzi la legittimità».
La pace è uno dei grandi “filoni” del magistero di Leone XIV. L’Unesco indica la cultura come via d’incontro fra i popoli.
«La cultura può preparare la pace quando aiuta a conoscere l’altro e ad affrontare le divergenze senza trasformarlo in un nemico. È un lavoro che comincia nell’educazione e prosegue nelle università, nelle istituzioni culturali e nella vita delle comunità. L’intuizione fondativa dell’Unesco, secondo cui la pace deve essere costruita nelle coscienze, incontra qui l’appello di Leone XIV a una pace “disarmata e disarmante”, capace di ricostruire la fiducia rinunciando alla logica del dominio. Anche la tutela del patrimonio ha un ruolo in questo percorso. Distruggere un luogo di culto, una biblioteca o un sito archeologico significa ferire la memoria di una comunità e rendere più difficile una futura riconciliazione. Nella Lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, il Papa propone di educare a linguaggi non violenti e alla riconciliazione, facendo della pace un criterio dell’apprendimento. Questa preparazione culturale sostiene anche il lavoro diplomatico. Nessun accordo nasce senza la disponibilità a incontrarsi e tale disponibilità deve poi trovare continuità in regole giuste e in forme di collaborazione rispettose delle differenze. L’Unesco può contribuire a creare le condizioni perché l’incontro sia possibile e produca fiducia nel tempo».
La difesa dell’umano nell’era dell’intelligenza artificiale è al centro di Magnifica humanitas. L’Unesco chiede che i progressi dell’IA siano etici e inclusivi. Un impegno comune?
«Magnifica humanitas invita a considerare come le tecnologie stiano trasformando la vita delle persone, il lavoro e le relazioni sociali. La Raccomandazione Unesco richiama, nel proprio ambito, la dignità umana e la responsabilità nello sviluppo e nell’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale. In ogni caso, la questione riguarda il tipo di sviluppo che intendiamo promuovere. Una persona non può essere ridotta ai dati che la descrivono o alla valutazione prodotta da un algoritmo. Le opportunità dell’IA vanno quindi accompagnate da un’attenzione alle nuove forme di esclusione che potrebbero generarsi e dalla possibilità, per le persone, di comprendere e discutere le scelte che le riguardano. In questa prospettiva si colloca il forum dei giovani che l’Unesco organizzerà nella mattinata precedente la visita del Santo Padre, ispirato all’enciclica e dedicato alle sfide del digitale e dell’intelligenza artificiale. Sarà un’occasione per ascoltare le loro domande e coinvolgerli».
L’Unesco richiama nell’immaginario collettivo la tutela del patrimonio materiale e immateriale dell’umanità.
«Il patrimonio ci mette in relazione con la storia e con l’esperienza delle comunità che lo hanno generato. La Santa Sede porta nel dialogo con l’Unesco una particolare attenzione al patrimonio religioso vivente: un luogo di culto custodisce una memoria, ma continua anche a essere frequentato da persone che vi trovano speranza e sostegno per la propria vita. Questa appartenenza concreta può convivere con un valore culturale e spirituale riconosciuto da tutta l’umanità. Nel Messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni 2026, Leone XIV parla della bellezza di Cristo, il Pastore che dona la vita, e osserva che per riconoscerla «non bastano gli occhi del corpo o criteri estetici: occorrono contemplazione e interiorità». Accosterei questo richiamo al patrimonio come un invito a soffermarsi sul significato di ciò che incontriamo, andando oltre la sola impressione visiva Custodire un’opera, un luogo o una tradizione significa allora preservare il legame con le persone per le quali hanno avuto, e continuano ad avere, un significato. Questo vale anche per il patrimonio immateriale, che si trasmette attraverso le lingue, i saperi e le pratiche condivise. Accompagnare i giovani a riconoscere nella bellezza non soltanto un valore estetico, ma anche un riflesso di Dio, che ne è la fonte, può fare del patrimonio un’occasione di incontro e di conoscenza piena e autentica».
Il Papa ha sottolineato più volte l’importanza dell’educazione. Si può rilanciare il “Patto educativo globale” per garantire un’istruzione equa per tutti?
«Incontrando gli educatori il 31 ottobre 2025, Leone XIV ha annunciato la volontà di riprendere e attualizzare il Patto avviato da papa Francesco. Nella Lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza ne conferma i sette orientamenti, aggiungendo l’attenzione all’interiorità, all’uso umano del digitale e all’educazione alla pace. Il Patto può aiutare a ricomporre una responsabilità educativa che oggi appare spesso frammentata. A partire dalla famiglia, coinvolge gli insegnanti, le comunità e le istituzioni, chiamati ad accompagnare la crescita dei giovani e a raggiungere chi rimane escluso dalla scuola a causa della guerra, della povertà, delle migrazioni o delle discriminazioni. La Chiesa desidera dare voce a queste situazioni, perché un’istruzione di qualità sia accessibile a tutti. Per farlo occorrono anche scelte coerenti nell’impiego delle risorse. In Magnifica humanitas il Papa richiama le conseguenze dell’aumento delle spese militari sui poveri e sui fondi disponibili per la sanità, la scuola e i servizi sociali. Investire nell’educazione significa assumersi una responsabilità verso il futuro. L’Unesco può contribuire favorendo la cooperazione per raggiungere chi è fuori dai percorsi scolastici, sostenere gli insegnanti e ridurre le disuguaglianze nell’apprendimento. Sono obiettivi sui quali il Patto può tradursi in un lavoro condiviso e verificabile».
La salvaguardia del creato è tema caro a papa Leone. L’Unesco ha inserito nelle sue liste 797 riserve della biosfera e 241 geoparchi. C’è bisogno di una “conversione ecologica”?
«Sì, perché la cura del creato coinvolge le abitudini quotidiane e il modo in cui prendiamo le decisioni collettive. Nel messaggio alla Cop30 del 7 novembre 2025, pronunciato dal cardinale Pietro Parolin, Leone XIV richiama esplicitamente la conversione ecologica, soffermandosi sul volto umano della crisi climatica e sulle conseguenze per i Paesi più poveri e vulnerabili. È una prospettiva che, come ricordava papa Francesco nella Laudato si’, «comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che ci circonda» (n. 217). L’educazione all’ecologia integrale aiuta così a comprendere il rapporto tra le nostre scelte e la vita degli altri, anche delle generazioni che verranno. La Santa Sede segue le riflessioni dell’Unesco in questo ambito nella prospettiva dello sviluppo umano integrale. Le riserve della biosfera e i geoparchi possono diventare luoghi preziosi per avvicinare la ricerca alla vita delle comunità, coinvolgendo i giovani e valorizzando i saperi locali. Lì è possibile vedere concretamente come la tutela dell’ambiente si intrecci con il lavoro, la cultura e le condizioni di vita delle persone. È anche attraverso esperienze di questo tipo che la responsabilità ecologica può diventare una convinzione condivisa».
Scienza, creatività e informazione, altri terreni d’azione dell’Unesco. L’Unesco parla di rischi alla libertà di pensiero e del pensiero critico. Come questi ambiti possono contribuire a creare società più giuste e inclusive?
«Possono farlo ampliando le possibilità delle persone di comprendere la realtà, esprimersi e partecipare alla vita comune. Ciò richiede una ricerca attenta ai bisogni sociali, un’informazione affidabile e occasioni di produzione culturale accessibili anche a chi dispone di meno mezzi o trova poco spazio nel dibattito pubblico. Le tecnologie digitali offrono possibilità importanti, ma il loro impiego va accompagnato dalla formazione del giudizio personale. In Magnifica humanitas, Leone XIV mette in guardia da una delega eccessiva ai sistemi di intelligenza artificiale, che può impoverire la capacità di valutare e creare. Per questo è necessario che le persone possano continuare a interrogare ciò che leggono, riconoscere le fonti e sviluppare un pensiero proprio. L’Unesco può sostenere questo impegno mettendo in relazione il mondo scientifico, quello educativo e quello culturale. Il contributo a una società più giusta si misura anche nella possibilità di far emergere domande trascurate e di dare ascolto a voci poco rappresentate. È su questi risultati che dovremmo valutare il progresso, insieme alle sue conquiste tecniche».
Il Papa ha sottolineato il «bisogno di pensare la fede per poterla declinare negli scenari culturali e nelle sfide attuali, ma anche per contrastare il rischio del vuoto culturale che, nella nostra epoca, diventa sempre più pervasivo». Come queste parole possono interpellare l’Unesco?
«Quelle parole invitano a prendere sul serio le domande del nostro tempo. Alla Pontificia Università Lateranense, il 14 novembre 2025, Leone XIV ha richiamato la necessità di una riflessione sulla fede capace di misurarsi con i contesti contemporanei e di una ricerca filosofica aperta al confronto con le culture. In questo orizzonte, la cultura è chiamata a mantenere vivo nell’uomo il desiderio della Verità e ad aprirlo alle domande ultime sull’esistenza, fino all’apertura a Dio, origine e fondamento di ogni autentica ricerca sul senso dell’esistenza. L’Unesco è uno dei luoghi in cui può trovare spazio il dialogo fra tradizioni culturali, filosofiche e religiose diverse, che possono interrogarsi su questioni che riguardano tutti. La Santa Sede vi partecipa portando la propria comprensione della dignità umana e della fraternità e offrendo il proprio contributo a un dialogo orientato alla ricerca della verità sull’uomo e del bene comune. Contrastare il vuoto culturale significa offrire alle persone occasioni per comprendere ciò che vivono e interrogarsi sul suo significato. L’abbondanza di informazioni non risponde, da sola, a questa esigenza. Servono luoghi di studio e di confronto nei quali soprattutto i giovani possano maturare le proprie convinzioni e coltivare una ricerca autentica della Verità, aprendosi ad essa nel rispetto della libertà di coscienza di ciascuno».

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