La proposta: scuola dell’infanzia obbligatoria, così può iniziare l’integrazione

Per i bambini figli di immigrati che devono imparare l’italiano c’è una “finestra” da non perdere: è fra i tre e i sei anni che una lingua si apprende con maggiore facilità. E allora, perché non puntare sul ciclo scolastico che è il più importante in assoluto?
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September 24, 2026
La proposta: scuola dell’infanzia obbligatoria, così può iniziare l’integrazione
La questione linguistica per i bambini e le bambine che arrivano in Italia è davvero importante e non si può ridurre a merce da campagna elettorale.
Poter comunicare adeguatamente, come ci ricorda don Lorenzo Milani, è fondamentale per i processi di cittadinanza, per avere voce nel mondo civile, per poter contare qualcosa. Dobbiamo assolutamente creare tutte le condizioni possibili perché i bambini e le bambine che arrivano in Italia da ogni parte del mondo – e come è noto l’Italia è meta di arrivo di 190 nazionalità diverse – possano godere delle migliori condizioni per imparare la nostra lingua, diventare cittadini con tutti i diritti e sapersi collocare adeguatamente all’interno delle regole, delle norme e delle leggi della nostra società.
Per fare questo c’è una mossa giusta che viene sistematicamente dimenticata, anche perché i temi educativi non sono di certo all’ordine del giorno, e pertanto anche le soluzioni più intuitive finiscono nel dimenticatoio di un’agenda pubblica e politica che tende a rimuovere le reali esigenze dell’educazione. Si tratta della necessità di rendere obbligatoria la scuola dell’infanzia, ossia la scuola dai tre ai sei anni. Ciclo che ritengo – e non solo io – il più importante in assoluto per la crescita personale e anche sociale di un individuo. È dai tre ai sei anni che si creano gli apprendimenti di base che poi servono per tutta la vita, compresa una padronanza adeguata della lingua. Ma non solo, perché le basi per le competenze socio-affettive, le competenze socio-relazionali e tutto l’adattamento ai valori e alle esigenze di una comunità, si formano in questo periodo.
I bambini e le bambine che non frequentano la scuola dell’infanzia, che in Italia sfiorano il 10% in forte controtendenza rispetto a vent’anni fa, purtroppo si riconoscono perché assumono problematiche comportamentali difficili poi, nel corso della vita, da rimuovere.
La scuola dell’infanzia è quindi una necessità per una buona partenza fatta di relazioni, di apprendimenti basilari, di adeguata socialità. La Francia già da alcuni anni ha preso giustamente questa strada, e anche la nostra vicina Svizzera sta seguendo la stessa direzione.
L’Italia, che fu nel 1978 artefice della rivoluzione pedagogica che portò alla chiusura delle classi differenziali e all’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, può diventare capofila di un’ulteriore rivoluzione pedagogica, proprio a partire dalla necessità che i bambini stranieri godano di una competenza comunicativa che li metta in grado di vivere in pieno tutte le loro potenzialità e responsabilità, una rivoluzione volta ad anticipare costruttivamente il percorso scolastico, facendolo partire dai tre anni e non più dai sei.
A tre anni un bambino, se collocato in un ambiente linguistico full immersion, è in grado di imparare la nuova lingua in meno di sei mesi. Dobbiamo sfruttare questa finestra per offrire a tutti i bambini che arrivano in Italia uguali opportunità.

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