Scuola, Meloni chiama in causa il Colle. E «incorona» Schlein come rivale

Sul tetto per gli studenti stranieri,
la premier ricorda due circolari di Mattarella da ministro.
Che però parlavano
di «educazione interculturale»
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September 22, 2026
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ospite della trasmissione Rai Cinque minuti
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ospite della trasmissione Rai Cinque minuti, condotta da Bruno Vespa / ANSA
Curiosa coincidenza della prima premier donna italiana che legittima la prima leader donna del Pd come interlocutrice privilegiata, proprio mentre il dibattito sulla donna nel centrodestra sembra riportare il Paese indietro di 80 anni. Giorgia Meloni torna nel salotto di Bruno Vespa, dove risponde su tutte le questioni aperte, e - cosa non inedita da parte della presidente di FdI - riconosce la segretaria dem (alle prese con i suoi alleati per la gara alla premiership) come riferimento tra gli avversari politici. «Che io pensi a Elly Schlein come mia interlocutrice naturale» è «certo» perché, spiega, «la democrazia ha regole più semplici di quanto si possa pensare, è leader del principale partito di opposizione, io rispetto l’interlocutore che i cittadini scelgono» . E anzi, in una dialettica parlamentare «sono disposta ad approfondire le proposte dell’opposizione», dice, relativamente alla lettera ricevuta dal Nazareno per una collaborazione su punti specifici sulla crisi energetica. Un assist che non basta comunque a Schlein di fronte alla «totale mancanza dello Stato» di cui accusa la premier per avere «tirato per la giacca» Mattarella.
La premier, infatti, sfodera il suo repertorio con il sorriso con cui ostenta sicurezza, scherzando sulle elezioni anticipate chieste dalle opposizioni: «Non vedono l’ora di levarcisi dalle scatole». Ma si fa seria sull’ultima sua proposta, quella del tetto agli studenti stranieri, a cui ha fatto seguito un discorso inclusivo e stridente del capo dello Stato. «Non credo che il presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto: ho letto questa interpretazione prevalente», dice, «per contestare l’iniziativa del Governo ma personalmente non la leggo così, perché il presidente della Repubblica dice che la scuola deve superare i ghetti, non creare ghetti» e in questa direzione va la volontà di creare «classi più equilibrate». Anzi, aggiunge la premier, «quando il presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione, redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso». La premier si riferisce a due circolari dell’allora ministro Mattarella, del 1989 e 1990, sul «diritto allo studio» degli studenti immigrati e sulla «educazione interculturale»: si partiva in realtà, oltre che dalla necessità di integrare gli studenti di origine straniera, anche da quella di includere nei progetti di educazione «la valorizzazione della lingua e cultura d’origine». Non proprio, dunque, la medesima interpretazione di Palazzo Chigi.
Se nulla trapela sulla data delle elezioni, però, Meloni non esclude che si possa arrivare al voto anticipato in caso di sfiducia sulla legge elettorale. «Ne dovremmo prendere atto», spiega, convinta della sua riforma, nella quale non ci sarà il ballottaggio su cui non si era detta contraria: «Non penso che ci si possa disegnare addosso le leggi elettorali». Recuperando le preferenze dopo anni, spiega di aver scelto «una legge che favorisce i cittadini, non il centrodestra né il centrosinistra», dando «la possibilità di realizzare il programma di chi vince».
Forte della sua «bella maggioranza», la premier rivendica l’eliminazione del bollo auto, che - assicura - non sottrarrà risorse alle regioni, che «vengono rimborsate dallo Stato per le risorse che non raccolgono». E ai governatori che farebbero «proteste strumentali», consiglia di non applicare la norma, se se la sentono di far pagare il bollo. Mentre al M5s ricorda «che sto ancora cercando di pagare i 200 miliardi di euro di bonus edilizi che abbiamo utilizzato per consentire a Giuseppe Conte di dire che le persone potevano gratuitamente ristrutturare la loro casa».
Capitolo dolente quello del generale Vannacci. Meloni non ha elementi, spiega, per dire se è «un cavallo di Troia della Russia». Ma, ricorda, «alcune pagine rilanciate da Vannacci che hanno usato argomenti proprio della più vergognosa propaganda russa contro di me» senza alcuna resa di distanza dell’ex generale.
Ma Meloni fa intendere di avere altro per la testa, specie con l’ultima manovra della legislatura da approvare, quella con cui si ripresenterà agli elettori. Sugli stipendi «stiamo invertendo la tendenza» e la crescita è ripartita, assicura. La detassazione degli aumenti contrattuali sarà confermata in manovra.

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