Le donne senza gonne: perché la battuta da caserma del generale Vannacci non è solo una battuta

Lo ha detto il leader di Futuro nazionale intervenendo sulle polemiche nate attorno alle parole del vicepremier Tajani. Piccolotti (Avs): «Regressione allo stato animale»
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September 22, 2026
Le donne senza gonne: perché la battuta da caserma del generale Vannacci non è solo una battuta
Il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci, sul palco del Forum dell'Indipendenza italiana a Orvieto / Ansa
La cosa migliore per evitare di doversi scusare per una battuta fuori posto sarebbe quella di… non farla, o perlomeno di pensarci due volte prima di farla. Siamo certi che il ministro degli Esteri Antonio Tajani sarà d’accordo. Uomo di lunga esperienza, è stato inseguito dalle polemiche e dagli sfottò fino a New York, dove prima di partecipare all’Assemblea Onu si è detto dispiaciuto «se qualcuno si è sentito offeso» per le sue parole. Tajani domenica aveva consigliato agli italiani di votare alle prossime elezioni come se dovessero prender moglie, cioè scegliendo la donna magari un po’ più bruttina ma con lunghe gonne e corta lista di ex. Una «frase uscita male» secondo la premier Giorgia Meloni, che in effetti indossa più spesso i calzoni che la gonna, chissà forse proprio per non incorrere nei giudizi severi del suo vicepremier. Appena seppellito il caso Tajani sotto una valanga di meme, ecco che arriva l’eurodeputato Roberto Vannacci e ci mette il carico da novanta. «Gonne corte o gonne lunghe?», lo sollecitano infelicemente questa mattina su Sky Tg24. E il generale ora capopopolo non si trattiene e spara una battuta – è il caso di dirlo - da caserma: «Tra una donna con la gonna lunga e una donna con la gonna corta, io una donna la preferisco sempre senza gonna». Non proprio felpato come Antonio Tajani, anzi, rude quanto basta per restare fedele alla sua immagine di macho, un rappresentante dell’uomo italico dell’immaginario anni Cinquanta, quello che ama le donne nel senso che non se ne farebbe scappare una, e le cose che apprezza di loro non sono le idee e nemmeno il colore degli occhi.
Il leader di Futuro Nazionale ha poi spiegato che la sua è stata una risposta “leggera” a una domanda “leggera” (detto a margine: perché un giornalista dovrebbe essere interessato a conoscere le preferenze di un uomo politico sulla lunghezza degli orli degli indumenti femminili? Per dire: a una leader di partito si chiederebbe mai se gli uomini li preferisce in slip o boxer, in camicia o maglietta?). Il generale ha anche precisato che lui «ama le donne e le considera un dono dell’universo: le uniche a dare la vita». Una domanda vorremmo fare all’uomo che teorizza la bontà del “patriarcato mediterraneo”: le donne un regalo per chi, di grazia? In attesa di capire meglio il concetto, nel frattempo si è scatenato il consueto vespaio. Marianna Madia, deputata di Iv-Casa riformista, argomenta che «Vannacci ci porta indietro nel tempo». Valeria Valente, del Pd, aggiunge che «questo linguaggio non è una leggerezza, ma rispecchia la mentalità maschilista e patriarcale di molti uomini e che attraversa gran parte della destra di questo Paese». Non solo donne: Stefano Bonaccini, presidente del Pd ed europarlamentare, parte da più lontano: «Da uno che propone di separare a scuola i bimbi disabili dagli altri alunni, ci si può aspettare qualsiasi affermazione altrettanto ignobile».
La novità di oggi è che al coro delle “femministe”, di per sé abbastanza prevedibile, si sono unite un po’ a sorpresa diverse esponenti della Lega, e il sospetto è che l’avversione politica per il generale abbia avuto almeno lo stesso peso dell’indignazione per l’infelice frase cameratesca dello spregiudicato Vannacci. La deputata Giovanna Miele parla di «scempio contro le donne» e si chiede se il generale «pensa di risultare simpatico?». Be’, a qualcuno forse sì. La senatrice Erika Stefani dichiara che «occorre rispetto, non volgarità. A un personaggio politico non si può perdonare una simile eresia dichiarata pubblicamente, soprattutto quando dietro una finta battuta si cela un'idea della donna considerata esclusivamente sotto il profilo sessuale».
Misoginia, sessismo, machismo, una bella lista di “ismi” per definire una regressione che oggettivamente impregna e ammorba l’aria. Le parole hanno un peso, e sapere che un esponente politico che punta a raccogliere una percentuale a doppia cifra di voti degli italiani trova divertente esprimere la sua preferenza per le “donne senza gonne” non è lusinghiero per il genere femminile né rassicurante sul fronte dei valori che il generale e i suoi (ahimè, anche “le sue”) intendono rappresentare e affermare in Parlamento. Oltretutto senza il freno tirato del politicamente corretto, anzi programmaticamente in spregio ad esso. Viene da dire: arridatece il woke. Se sotto questa etichetta stava anche un linguaggio rispettoso – delle donne, delle persone disabili e in generale di ogni differenza – be’, probabilmente abbiamo avuto troppa fretta ad archiviarlo.

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