A Monfalcone il 60% degli studenti è straniero. Ma il problema più che l'origine è se sanno l'italiano

di Ivan Bianchi, Monfalcone (Gorizia)
Nel Comune friulano il quadro demografico si riflette sulla scuola creando difficoltà.E gli istituti si organizzano con docenti aggiuntivi e corsi di lingua
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September 22, 2026
A Monfalcone il 60% degli studenti è straniero. Ma il problema più che l'origine è se sanno l'italiano
L'esterno dell'istituto professionale Pertini di Monfalcone / Ivan Bianchi
L'annuncio di Giorgia Meloni sul futuro tetto agli alunni stranieri nelle classi tocca da vicino Monfalcone, uno dei territori del Friuli Venezia Giulia dove la presenza di studenti con cittadinanza non italiana è più elevata. I dati dell’Ufficio scolastico regionale riferiti al 2022/23 indicavano che i due istituti comprensivi cittadini raggiungevano complessivamente circa il 60% di alunni stranieri. In regione erano 17 su 143 le scuole oltre il 30%, soglia prevista dalla circolare ministeriale del 2010, ma con possibilità di deroga. Le differenze interne alla città sono però significative. Al Comprensivo “Randaccio” nel 2023 la percentuale sfiorava il 60%, con quasi il 70% alla scuola dell’infanzia, circa il 50% alla primaria e il 53% alle medie. La maggior parte di questi bambini, inoltre, era nata in Italia. Al “Giacich”, per il 2023/24, gli alunni stranieri rappresentavano il 78,56% dei 1.407 iscritti, mentre al Randaccio erano il 68,96% su 1.156. Proprio al Giacich, nelle scuole primarie, quest’anno si sono iscritti 560 bambini stranieri su 734 totali.
Il quadro demografico aiuta a spiegare il fenomeno. Al 1° gennaio 2025 Monfalcone contava 9.832 residenti con cittadinanza straniera, pari al 32,4% della popolazione. La comunità bangladese rappresentava il 57,7% degli stranieri residenti. Tra i bambini più piccoli la presenza è ancora maggiore: nel 2023 i cittadini stranieri rappresentavano il 63,4% dei residenti con 0 anni, il 64% a un anno e il 52% a cinque anni. Il confronto con i comuni vicini mostra una situazione diversa: la quota di residenti stranieri non tocca il 9% da nessuna parte. Ma per chi lavora nelle scuole il problema va oltre la cittadinanza. Stefano Piredda, docente di italiano alla media “Randaccio”, racconta di avere in prima 18 ragazzi che non hanno «nessun genitore italiano». Eppure, osserva, «la gran parte dei figli di immigrati che abbiamo sono nati in Italia e scolarizzati in Italia». Per il docente «abbiamo problemi di insegnamento» e occorre prima affrontare anche «che cos’è per noi un italiano». Anna Maria Furfaro, per quarant’anni insegnante alle elementari, ricorda invece una classe nella quale aveva «solo quattro bambini italofoni». Per lei una delle difficoltà nasceva già dalla scuola dell’infanzia. La risposta, spiega, passa dalla collaborazione con le famiglie e da una didattica diversa: «Bisogna portarli a fare più esperienze possibili e integrarli fra loro».
Più cauta la lettura di Marco Fragiacomo, attuale sindaco di Staranzano ed ex dirigente dell’Isis “Bem” di Gradisca. Le dichiarazioni nazionali, dice, sono per ora «inesatte» e vanno attesi i provvedimenti. Soprattutto, «ad essere un problema, non è l’origine ma le competenze linguistiche». Fragiacomo richiama la necessità di evitare discriminazioni e di verificare chi realmente non comprende l’italiano. Dall’Isis “Pertini” di Monfalcone arriva invece un’apertura prudente. La dirigente Carmela Piraino considera positiva «ogni iniziativa finalizzata ad agevolare il lavoro dei docenti», ma attende di conoscere strumenti e risorse. Anche per lei è più corretto parlare di «alunni non italofoni che hanno difficoltà con la lingua italiana», perché «nelle nostre scuole abbiamo studenti di origine straniera ma nati in Italia e qui scolarizzati». A Monfalcone, aggiunge, c’è «una rosa di situazioni molto diverse e da valutare istituto per istituto». Nel frattempo le scuole utilizzano test d’ingresso, docenti aggiuntivi e corsi L2.
La questione, dunque, non sarà soltanto stabilire una percentuale: se il Governo renderà effettivo un numero massimo per classe, bisognerà capire come distribuire gli alunni, con quali criteri e a quale distanza dalla scuola di riferimento, se il parametro sarà la cittadinanza oppure la reale conoscenza dell’italiano. In tutto ciò, anche capire spazi e modalità: a Monfalcone negli ultimi anni tanti alunni italiani sono già “migrati” nei comuni contermini di Ronchi dei Legionari e Staranzano per evitare l’alta presenza di stranieri. Con il tetto massimo l’intera situazione prenderebbe un corso decisamente diverso.

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