Grillo ha confermato che non fonderà un nuovo partito ma che può dare idee
Il ritorno del fondatore del M5s su Pulp Podcast di Fedez: «Conte? È un Reverendo Jones che dovrebbe avere il suo simbolo»

Non farà un suo partito ma è pronto «a dare idee», che poi è quello che ha sempre fatto, anche nel Movimento 5 Stelle. Peccato che la sua creatura abbia perso «lo spirito di un tempo» ed è ormai ridotta a una sorta di Tempio del popolo, con Giuseppe Conte a fare da «Reverendo Jones». Tra le macerie del sogno, però, restano «i semi di qualcosa» e da qualche parte dovranno pur germinare.
Beppe Grillo sceglie Fedez e il suo Pulp Podcast per tornare a farsi sentire. E fa rumore, ovviamente, anche solo per la conferma di una smentita, quella delle anticipazioni su un possibile impegno diretto in politica: «Come faccio a fondare un partito, a organizzarlo? Non ho il potere né le facoltà, mi dispiace. Io posso dare degli input, delle idee straordinarie sull'ambiente o sulla religione». Quindi nessuna nuova discesa in campo. Anche perché le condizioni sono cambiate: «Nessuno legge i programmi» e ai cittadini «non interessa la libertà». Dunque? «Se mi dovessi candidare direi: sono Grillo, vi fidate? Non devo dire niente, ho già detto tutto, che volete da me? Datemi il voto e basta».
Ma al di là delle provocazioni, la realtà è che «una rinascita del M5s» delle origini non è fattibile, «perché è passato». Quello di oggi è un’altra cosa: «Il tetto dei due mandati era ciò che ci diversificava da tutti gli altri, adesso il Movimento è un partito normale». Tuttavia, «alcune cose sono compostabili. Sono stato polverizzato, ma nella polvere ci sono dei semi di qualcosa».
E Conte? Lui è l’unico motivo per cui Grillo sembra tentato di fare ricorso sul simbolo, perché «dovrebbe avere il suo stemma, con la sua faccia. Sono stato estromesso – continua –. Ma non ho rimpianti: oggi il M5s è in mano a Reverendo Jones, all’uomo che sussurrava ai cavilli. Di progressista ha solo la paralisi della mente progressiva. Non c’è nessuno che prospetti una società e un’umanità nel 2050». In pratica non c’è visione. Quella che invece il comico rivendica con orgoglio (e ironia): «Mi sento postumo di me stesso da vivo, tutto quello che dicevo venti anni fa devono ancora arrivare qua, questo è il disagio».
Grillo parla anche di giornalismo e giornalisti: «È una professione in via di estinzione», motivo per cui, spiega, con Marco Travaglio «non parlo più». Mentre leggere apprezzamenti dei giornali di destra, confessa, «mi terrorizza». Su Sigfrido Ranucci è più cauto: «Non do giudizi perché ho poco interesse per queste vicende». Ma su Report qualche dubbio c’è: «Le indagini venivano fatte un po' come se volessero arrivare a un punto prestabilito». E la Rai «non è più niente, è una tv commerciale gestita male, con 13mila dipendenti».
Menzione particolare per Mario Draghi: «Ci siamo trovati così, con molti dubbi, con l'ironia: lui è una persona intelligente, ci mandavamo messaggi del tipo “le fragole sono mature” e lui rispondeva “i mirtilli ancora no”». E poi anche per Roberto Vannacci: «È come una decalcomania, più ci sputi sopra, più si appiccica». Questa si guadagna anche la replica via social dell’ex generale: «Caro Grillo, continua pure a sputare. Su una cosa siamo d'accordo. Da anni mi sputano addosso etichette, insulti e accuse. Eppure sono ancora qui».
Da Conte non arrivano commenti ulteriori dopo quelli fatti durante Nova, l’assemblea del Movimento chiusa domenica con il voto sul programma. Ma a provare a spegnere le polemiche è la governatrice sarda Alessandra Todde: «Grillo è fuori dalla nostra comunità da molto tempo. Io devo dire che non me ne occupo e non me ne voglio occupare».
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