I Vigili del fuoco sono pochi e «con scarse tutele», per questo protesteranno a Bruxelles
di Fulvio Fulvi
La Fns-Cisl annuncia l'adesione alla mobilitazione europea del 3 novembre a Bruxelles, per il Forum continentale della Protezione civile. In Italia mancano 4.400 unità

Non solo prevenire e spegnere incendi, ma anche gestire le emergenze dovute alle calamità naturali, estrarre persone incastrate nelle lamiere di un veicolo, ricercare dispersi, soccorrere e salvare chi si trova in pericolo (anche animali), mettere in sicurezza edifici e terreni in caso di crolli, frane e dissesti, proteggere l’ambiente e la collettività dalla dispersione di sostanze e materiali nocivi: è un lavoro tecnico e specialistico, a tutto campo e senza soste quello dei Vigili del fuoco, un corpo da sempre apprezzato dalla popolazione per la professionalità e l’efficacia dei suoi interventi. Eppure, in Italia, anche gli amati pompieri, come le forze dell’ordine, sono sotto organico e operano in condizioni di scarsa tutela.
«Servono uomini, mezzi, più sicurezza e formazione, mancano 4.000 unità: basta promesse, non si può chiedere al comparto di affrontare le varie criticità con risorse insufficienti», è il grido lanciato da Massimo Vespia, segretario generale della Fns-Cisl, che annuncia una mobilitazione della categoria il 3 novembre a Bruxelles, in occasione del Forum europeo della Protezione civile, nel quale rappresentanti delle istituzioni, ad ogni livello, discuteranno delle sfide future del settore. «Aderiamo alla protesta promossa dall’Epsu (European pubblic service union) – spiega il sindacalista – di cui siamo membri attivi, in un momento nel quale cambiamento climatico, incendi boschivi ed eventi naturali estremi stanno aumentando la pressione sui servizi di emergenza, mentre gli organici dei Vigili del fuoco continuano a registrare pesanti criticità». Attualmente, in Italia, sono 36.321 i pompieri in servizio (ma nel numero figurano anche amministrativi e dirigenti) mentre la dotazione prevista è di 40.707 con una carenza di 4.386 unità, pari a circa il 10,8%. «Inoltre va tenuto presente – sottolinea Vespia – che dietro ogni posto vacante ci sono turni da coprire, servizi da garantire, lavoratrici e lavoratori sottoposti a maggiore pressione e una capacità operativa che rischia di essere messa a dura prova». Un vigile del fuoco lavora per dodici ore di seguito, anche di notte, e quando c’è una chiamata deve essere sempre pronto a intervenire rapidamente sul posto con i mezzi necessari (autopompe, autogru, elicotteri, imbarcazioni) e le attrezzature, che devono essere sempre efficienti e in grado di operare al meglio. «Noi garantiamo un servizio unico e specialistico e vogliamo farlo bene, quindi chiediamo più attenzione ai governi europei, perché l’emergenza riguarda anche altri Paesi Ue dove il numero dei vigili del fuoco professionisti nel 2025 risultava ridotto di 18.000 unità rispetto alle piante organiche vigenti: è una battaglia da fare insieme».
Ma quali sono, in concreto, le conseguenze delle carenze di personale? «Non poter garantire equamente a tutti i cittadini i sacrosanti diritti alla sicurezza e al soccorso. Un esempio? In molte province sono stati chiusi dei distaccamenti periferici e a presidiare il territorio rimangono solo i comandi nel capoluogo: ciò vuol dire che se scoppia un incendio a 50-60 chilometri si rischia di non essere tempestivi nella risposta». E i volontari? «Non sono presenti in modo capillare, al Nord esiste una tradizione consolidata, in ogni caso restano sempre di supporto al nostro lavoro», risponde Vespia.
L’età media degli addetti supera i 50 anni. «È un elemento che accresce i potenziali rischi per la salute e la sicurezza, è necessario un ricambio, anche perché molti colleghi vanno in pensione e devono essere sostituti, quindi i numeri sulle carenze di organico sono in realtà assai più preoccupanti di quelli ufficiali, ma le assunzioni vengono fatte col contagocce». C’è poi il capitolo stipendi. «Rispetto a qualche anno fa le cose vanno meglio – precisa l’esponente della Cisl –, dopo numerose battaglie sindacali i nostri stipendi sono stati equiparati a quelli delle forze di polizia, ora un neoassunto, all’inizio della carriera guadagna 1.600 euro circa al mese e si può arrivare a 2.000 euro con 18 anni di servizio. Non è il massimo ma un passo avanti è stato fatto. Rimane però la questione della retribuzione accessoria, straordinari e indennità per mansioni disagiate che non sono pagati allo stesso modo di poliziotti o finanzieri». Eppure chi fa questo mestiere si espone a un elevato rischio di malattie professionali se non di morte. Quattro i pompieri deceduti nel compimento del loro dovere, dall’inizio dell’anno. «I livelli di sicurezza devono essere migliorati perché l’incidenza di patologie è elevata – osserva Vespia –, sono diffusi problemi cardiovascolari dovuti a stress e sforzi estremi, e tumori correlati all'esposizione a fumi e sostanze tossiche che si manifestano negli anni o dopo la pensione».
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