Fondazione Alzheimer: «I Cad entrino nelle cure del Servizio sanitario nazionale»

di Redazione romana
La proposta contenuta in un documento inviato al Governo: «I Caffè Alzheimer riducono i sintomi neuropsichiatrici dei pazienti e lo stress dei caregiver»
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September 21, 2026
Fondazione Alzheimer: «I Cad entrino nelle cure del Servizio sanitario nazionale»
Una volontaria di Caffè Alzheimer all’opera con alcuni anziani
Inserire stabilmente i “Caffè Alzheimer” nei percorsi di cura e nei servizi territoriali, prevedendo uno strumento di finanziamento stabile per la loro diffusione. E sostenendo nuove esperienze nelle aree interne e nei territori con un welfare più debole. È la proposta lanciata dalla Fondazione Maratona Alzheimer in un documento inviato al Governo. Il “Caffè Alzheimer” è uno strumento, «replicabile e a basso costo», nato dall’intuizione dello psicogeriatria Bère Miesen nel 1997: uno spazio di comunità «leggero ma qualificato», in cui persone con demenza, familiari e professionisti si incontrano in un clima sereno. Un’attività diffusa e monitorata in gran parte dei Paesi europei retta da due dimensioni inscindibili. La prima è di cura e salute: attività psicosociali di stimolazione cognitiva, motoria, occupazionale e di socializzazione per la persona, e sostegno psicologico per chi assiste, con effetti documentati sul benessere e sui sintomi. La seconda è generativa: «ogni Caffè produce consapevolezza, abbatte lo stigma attraverso la convivialità e dà impulso a comunità amiche e accoglienti, capaci di prendersi cura». Come sintetizza Stefano Govoni, Professore Emerito di Farmacologia presso l'Università degli Studi di Pavia: «II Caffè non è solo un luogo fisico: è luogo di memoria e di uguaglianza sociale». 
La proposta si basa anche sullo studio pilota nazionale (2022-2024), che ha coinvolto 16 Caffè in 8 regioni, con circa 200 persone con demenza e altrettanti caregiver. A un anno, sottolinea la Fondazione, «i sintomi neuropsichiatrici, in particolare quelli depressivi, risultavano ridotti, la qualità della vita stabile e lo stress dei caregiver in diminuzione. Su questa base è in corso lo studio Procad, realizzato dalla Fondazione Poliambulanza di Brescia con il Cnr di Padova e l’Associazione Italiana di Psicogeriatria: una rete di circa 40 centri e un impianto di valutazione con scale validate. A tenere insieme la rete è il Caffè Alzheimer Diffuso (Cad), l’infrastruttura promossa dalla Fondazione Maratona Alzheimer che riunisce gli enti e le associazioni che realizzano i Caffè, insieme ai referenti scientifici e ai collaboratori - Aip, Fondazione Poliambulanza, Cnr di Padova e Tecnopolo di Bologna-Ozzano - attorno a obiettivi comuni: scambio di esperienze, formazione gratuita di volontari e professionisti, monitoraggio degli esiti e sviluppo di comunità accoglienti e amiche, mantenendo il volontariato come perno accanto ai professionisti.

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