L'Italia incasserà 230 milioni di euro all'anno dai contributi dei nuovi lavoratori stranieri

L'ultima sanatoria ha esaminato domande per 5 anni, regolarizzando 130mila persone. Molti sono impiegati nel lavoro domestico o nell'assistenza. «Ma il sistema rigido dei decreti flussi produrrà altra irregolarità», denuncia la Campagna Ero straniero
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September 21, 2026
L'Italia incasserà 230 milioni di euro all'anno dai contributi dei nuovi lavoratori stranieri
Braccianti agricoli rumeni e africani impegnati nella raccolta delle angurie nel sud Italia / Fotogramma
Tra gli ingranaggi del decreto flussi, che fra il 2026 e il 2028 autorizzerà l’ingresso di circa 500mila lavoratori stranieri, ogni anno restano incastrate decine di migliaia di impiegati, braccianti e badanti, costretti a lavorare irregolarmente in Italia a rischio di rimpatrio. Sono persone che entrano nel nostro Paese con la promessa di un contratto e di un permesso di soggiorno ma, ferme in un limbo di burocrazia e sfruttamento, non ottengono mai le carte necessarie per restare legalmente. Per oliare il meccanismo, Governi di vario colore sono ricorsi in passato a sanatorie. L’ultima, ordinata nel 2020 e terminata lo scorso anno, ha prodotto oltre 130mila nuovi regolari, che contribuiranno alle casse dello Stato con circa 230 milioni di euro di contributi annui. A rivelarlo sono i dati della Campagna Ero straniero, che stamani ha pubblicato il report “(Ir)Regolarità. Perché un nuovo paradigma è necessario. Gli esiti del monitoraggio della regolarizzazione straordinaria 2020”. Si tratta di 130mila persone «uscite dall’invisibilità – spiegano gli autori di Ero straniero –. Lavoratori ormai radicati nel territorio che hanno potuto contare su famiglie intenzionate a stabilizzarle».
Anche le sanatorie, però, soffrono delle stesse difficoltà burocratiche che ogni anno rallentano i decreti flussi. «Ci sono voluti cinque lunghissimi anni alle amministrazioni per concludere la procedura», si legge nel report. Al 31 dicembre 2025 circa sei domande su dieci, delle oltre 220mila istanze presentate, si sono trasformate in contratti di lavoro e permessi di soggiorno. Quasi tutte sono persone impiegate nel lavoro domestico e nell’assistenza. Significa che neppure le sanatorie riescono a generare tutti i permessi di soggiorno promessi agli stranieri e necessari alle casse italiane. La metà dei rifiuti è arrivata per archiviazioni, rinunce o abbandoni impliciti. L’altra metà sono rigetti formali delle domande. Di fatto, l’eccessiva durata dell’esame delle pratiche spesso fa cadere l’interesse nell’assunzione: nel caso del lavoro domestico, molti rapporti si interrompono per il decesso o il ricovero della persona in cura. Altre volte, sono i datori di lavoro a non presentarsi agli sportelli per la firma del permesso o a non garantire il reddito minimo richiesto dalla legge. Con il passare del tempo, poi, diventa sempre più difficile per gli impiegati stranieri cercare la documentazione richiesta o mantenere contatti diretti con i datori di riferimento: anche per questo negli ultimi due anni di applicazione della sanatoria, tra il 2024 e il 2025, il numero di rigetti è lievitato. Oltre quattro su cinque.
Eppure, delle sanatorie non si può ancora fare a meno. Servono alle casse dello Stato, che solo dall’accesso alla procedura di regolarizzazione hanno ottenuto più di 140 milioni di euro. E servono alle persone che ormai vivono e lavorano in Italia da anni, spesso con famiglia, che rischiano di perdere il diritto di restare nel nostro Paese da un momento all’altro. A fine 2025, si stimano in Italia 339mila persone straniere in condizioni di soggiorno irregolare. Il rimpatrio di una platea così grande è un’opzione che non si è mai rivelata percorribile, anche per l’assenza di accordi bilaterali con i Paesi di origine. Nel quinquennio 2020-2024, mentre la sanatoria faceva registrare 130mila regolarizzazioni di persone che tuttora lavorano in Italia, i rimpatri effettivi sono stati soltanto 13.491, a fronte di 141.675 provvedimenti di espulsione emessi. «La strategia politica securitaria che punta su trattenimento e rimpatri per ridurre l’irregolarità non è efficace», sintetizzano gli autori del report di Ero straniero. È un circolo vizioso: i decreti flussi generano presenze irregolari (nel 2024 meno dell’8% degli ingressi stabiliti dal Governo si è trasformato in un permesso di soggiorno e in un impiego stabile), i rimpatri degli irregolari sono ancora pochissimi e le sanatorie restano l’unico strumento per svuotare il bacino di chi vive in Italia senza permesso di soggiorno. «Si tratta, tuttavia, di un bacino destinato a riempirsi nuovamente – concludono gli autori – a causa di un impianto normativo rigido che non fa altro che produrre nuova irregolarità, decreto flussi incluso».
 

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