Il primo bacio, un viaggio, la Tosca, il figlio che nasce: tutte le emozioni oltre l’Alzheimer

Domani la giornata mondiale. La testimonianza del gesto d’amore di 67 anni fa tra Giorgio e Adele (marito e moglie che oggi vivono in Rsa) o la gita a Rimini in Vespa di Luigina affidate alle “foglie della memoria”. Per non essere dimenticate
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September 20, 2026
Il primo bacio, un viaggio, la Tosca, il figlio che nasce: tutte le emozioni oltre l’Alzheimer
Giorgio mentre scrive il ricordo del primo bacio sulla foglia nella Rsa di Milano. / Anni Azzurri
Un bacio, i canguri che corrono al tramonto in Australia, un profumo particolare. La malattia cancella i ricordi, soprattutto quelli più recenti, ma non le emozioni. E così quando l’Alzheimer sbriciola lentamente la mente, a restare vivida è la memoria affettiva fatta di gesti e sensazioni. Chi ha avuto accanto un malato di Alzheimer lo sa, sa quanto può fare la differenza - anche nel momento in cui lo sguardo sembra spento e fisso nel vuoto – far ascoltare una canzone che ricorda l’amore di gioventù. E magari anche il primo bacio, nonostante sia avvenuto 67 anni fa. Come è accaduto a Giorgio, oggi novantacinquenne, che si confessa con ingenuità a chi gli chiede quale sia il ricordo che non vuol dimenticare. Era l’estate del 1957, infatti, quando nelle campagne di Recco (Genova) passeggiava con Adele, la ragazza che poi è diventata sua moglie il 17 agosto del 1959. Oggi vivono insieme nella Rsa Anni Azzurri Minerva di Rapallo. Tenendo in mano la foglia su cui è scritto questo ricordo, Giorgio ammette che «non sempre la nostalgia è una cosa negativa, anzi serve a ricordare emozioni che il tempo tende a cancellare. Come se fosse oggi 67 anni fa il mio primo bacio è stata quasi una timida prova, ma fu un impegno per sempre».
Il suo ricordo, come quello di tanti altri malati di Alzheimer, è stato messo nero su bianco in tante foglie viola e hanno riempito gli alberi delle emozioni condivise degli ospiti nella rete delle Rsa Anni Azzurri di tutta Italia. Esperienze che da domani – nella Giornata mondiale dell'Alzheimer - verranno diffusi anche con audio e video sul sito Anni Azzurri. Durante l’estate appena trascorsa, infatti, i volontari e gli operatori di 60 Rsa Anni Azzurri si sono seduti accanto agli ospiti chiedendo loro quale fosse il ricordo che non volevano dimenticare. Così è nato il progetto “L'Albero dei Ricordi — la memoria condivisa non si perde”, che ha coinvolto anziani dagli 80 ai 95 anni ed ha permesso di raccogliere più di 500 testimonianze. Come quella di Maria Gabriella, insegnante di biologia per una vita a Milano. Il ricordo che nemmeno la malattia è riuscito a cancellare è un viaggio in Australia che è durato un mese e mezzo quando era molto giovane. Arrivata a Perth come prima destinazione ed ha fatto il giro dell'outback, ha visitato Adelaide ed ha assistito ai festeggiamenti del carnevale. «Non voglio dimenticare l’Australia, la luce che c’era lì – racconta - Hanno un ambiente molto diverso da noi, con animali molto docili come i canguri e i koala, avvicinati nei lunghi tratti di viaggio in macchina. Poi gli abitanti sono un popolo incredibile e amano tanto gli italiani. Mi è piaciuta la disponibilità delle persone, soprattutto a Sidney e l’Opera House vista dal vivo. Ricordo che non ci facevano entrare in acqua per via degli squali e così facevo il bagno in una piscina con acqua salata».
Non dimentica poi certo la prima volta da bambino all’opera Giacomo, classe 1932, che oggi vive in una Rsa Anni Azzurri di Milano (Sempione), anche se il lavoro di prefetto e magistrato lo ha portato nel corso della vita ad abitare in vari posti, prima a Napoli, poi a Belluno. Cosa non vuole dimenticare? «La prima opera vista dal vivo, la Tosca, a 7 anni, a Napoli», dice. Preparato di tutto punto dai genitori, è riuscito a goderne ogni attimo, è rimasto «appassionato di musica per tutta la vita» e ha sempre frequentato i teatri, La Scala a Milano e il San Carlo di Napoli, quando viveva in Campania.
L'albero delle emozione nella Rsa di Santena (Torino) Foto Kos
L'albero delle emozione nella Rsa di Santena (Torino) Foto Kos
Alcuni ricordi queste persone non li avevano mai condivisi con nessuno, nemmeno in famiglia. Ricordi che spesso hanno temi ricorrenti come l'amore e il matrimonio, il pianto di gioia dopo la nascita di un figlio (Angela, 84 anni), la soddisfazione per il lavoro fatto bene come nel caso di Antonia, 82 anni, una segretaria molto stimata dal presidente della banca dove lavorava, oppure la gioia per un’operazione difficile riuscita come è capitato a Isacco, 87 anni, metà dei quali passati a fare il chirurgo. Nelle foglie della memoria sono riportanti anche tanti momenti di pace: le camminate solitarie nei boschi in cerca di funghi (Giovanni, 84 anni), il gelato di una giovane coppia di sposi sul lago di Lecco nel 1957 (Beniamino, 91 anni), una gita a Rimini in Vespa bianca sotto una luna rossa, appena sposati (Luigina, 80 anni), i giri a Bergamo Alta con gli amici — permessi solo a chi era andato bene a scuola (Alessandrina, 89 anni) — e una sera lontana in cui un ragazzo invita a ballare una ragazza, e danza con lei tutta la sera (Clara, 86 anni).
A raccogliere i loro racconti, giorno per giorno, sono stati gli educatori delle strutture. «Ogni foglia dell'albero nasce da un ascolto vero, senza fretta: spesso è la prima volta che quel ricordo viene raccontato a qualcuno – spiega Salvatore Lo Medico, coordinatore degli educatori Anni Azzurri - Il nostro compito non è soltanto raccogliere aneddoti, ma soprattutto dare a chi li racconta il tempo e l'attenzione perché quel ricordo torni a contare per lui, prima ancora che per noi». Un esercizio, quello dell’ascolto dei ricordi che ha anche un grande valore clinico per chi li esterna. «La memoria non è soltanto un archivio del passato, ma uno strumento attraverso cui la persona anziana ricostruisce il senso della propria identità nel presente – dice lo psichiatra Adolfo Bandettini di Poggio, direttore medico dell'area psichiatria del Gruppo Kos - Raccontare la propria storia, ed essere ascoltati con attenzione, restituisce a chi narra la percezione di avere un ruolo attivo nella quotidianità: far sentire la propria voce». Così la condivisione del vissuto «diventa una leva concreta per il benessere cognitivo dell'anziano, che si sente riconosciuto non per la propria fragilità, ma per la ricchezza della propria esperienza».

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