I conti, l’eredità e la grande vetrina: ecco il vero bilancio di Milano-Cortina
Sette mesi dopo i Giochi Invernali 2026, la Corte dei Conti evidenzia il “rosso” delle spese (da 1,5 miliardi stimati a 6 effettivi) a fronte di un successo di immagine e turistico senza precedenti. Ma le Olimpiadi “a costo zero” restano un’illusione

Quando si traccia il bilancio di un evento di portata globale, fermarsi ai soli numeri del conto economico sarebbe riduttivo. La XXV edizione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 del febbraio scorso ha lasciato in dote una doppia lettura: da un lato la complessità finanziaria e i fisiologici extracosti di una macchina imponente; dall'altro un successo organizzativo, d'immagine e di pubblico che ha riscosso l’approvazione corale di atleti, delegazioni estera e visitatori, rilanciando il “marchio” Italia nel mondo. Era il 2019 quando l’asse tra Milano e Cortina si aggiudicò i Giochi, e la parola d’ordine fu una soltanto: “sostenibilità“. L’Olimpiade invernale del 2026 doveva rappresentare il modello della svolta, una manifestazione diffusa sul territorio, snella e a “impatto zero” sulle finanze dello Stato. Sette anni dopo, la resa dei conti ha restituito la fotografia di una realtà diversa, in cui i costi sono lievitati ben oltre le previsioni e le passività operative ricadono sul perimetro pubblico.
Per comprendere la natura delle uscite occorre scindere il bilancio complessivo dell'evento in due macro-capitoli distinti: le opere infrastrutturali da un lato e la gestione operativa dall'altro. Sul fronte delle grandi opere (gestite prevalentemente da Simico, Anas e dagli enti regionali), il budget stimato in fase di candidatura attorno agli 1,5 miliardi di euro è progressivamente lievitato, arrivando a sfiorare circa 6 miliardi complessivi. A pesare sulla spesa pubblica sono stati i fattori congiunturali — la spinta inflazionistica sui materiali e la crisi energetica del triennio 2022-2024 — ma anche varianti in corso d'opera e interventi ad alto impatto economico.
L'esempio simbolo è rappresentato dalla controversa ricostruzione del centro scivolamento di Cortina, affiancata dai costi dei cantieri dedicati all'adeguamento della viabilità alpina e dei collegamenti ferroviari della Lombardia e del Veneto. Il secondo capitolo riguarda la Fondazione Milano-Cortina 2026, l’ente privatistico responsabile della macchina organizzativa, dei servizi di accoglienza, della biglietteria e della promozione dei Giochi. I rilievi della Corte dei Conti e la rendicontazione finanziaria approvata mostrano entrate commerciali rilevanti, con oltre 1,1 miliardi incassati. Tra questi spiccano circa 550 milioni prodotti dalla vendita delle sponsorizzazioni nazionali, oltre ai contributi del Cio (comprendenti i diritti televisivi globali) e ai ricavi da biglietteria. Ma le entrate non sono bastate ad assorbire l'impennata delle spese logistiche, di sicurezza e di allestimento.
I dati contabili evidenziano infatti un deficit patrimoniale netto di oltre 176,4 milioni di euro in capo al Comitato Organizzatore, a fronte di un'esposizione debitoria lorda complessiva verso terzi che ha sfiorato il miliardo. Un divario che rende inevitabile l'attivazione dei meccanismi di garanzia sottoscritti dalle Regioni promotrici (Lombardia e Veneto) e dallo Stato per garantire la totale copertura delle perdite operative. Dal punto di vista dell’analisi economica, la valutazione su Milano-Cortina non può esaurirsi però nel disavanzo d’esercizio della Fondazione. I sostenitori dell'opera ricordano l'impatto economico indiretto: la produzione aggiuntiva generata dai cantieri e l'incremento di valore aggiunto per la filiera turistica e ricettiva dei territori coinvolti, stimati da diversi centri di ricerca in oltre 2,5 miliardi di euro.
I Giochi hanno trasformato Milano, le Dolomiti e le vallate alpine interessate nel baricentro del turismo globale, registrando il tutto esaurito nelle strutture ricettive, con un'affluenza record da Stati Uniti, Asia e Nord Europa. L’immagine di un’Italia efficiente, capace di coniugare l'innovazione della metropoli lombarda con la maestosità e la tradizione delle montagne venete e trentine, rappresenta un capitale immateriale di enorme valore. Gli standard di accoglienza, la sicurezza garantita nei vari siti e la gestione dei flussi hanno lasciato un ricordo entusiastico nei visitatori, creando un effetto volano che promette di alimentare l’attrattività turistica delle nostre destinazioni anche nei prossimi decenni. L'eredità di Milano-Cortina 2026 dimostra che gli investimenti per i grandi eventi vanno valutati sulla media-lunga distanza. A fronte di un impegno finanziario rilevante, l’Italia ha incassato un ammodernamento infrastrutturale concreto e il consolidamento del suo prestigio internazionale: due asset che produrranno nel lungo periodo dividendi economici per il Paese .: ecco
Resta tuttavia un nodo di fondo legato alla governance e alla pianificazione. L’esperienza di Milano-Cortina 2026 dimostra come la formula delle Olimpiadi “a costo zero” rimanga una chimera difficile da realizzare quando si cala nella complessità delle opere pubbliche, italiane e non solo. Se da un lato il territorio eredita infrastrutture di trasporto e impianti ammodernati, dall’altro la fattura finale viene pagata in misura determinante dai contribuenti, ponendo interrogativi sulla sostenibilità finanziaria dei futuri mega-eventi.
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