I conti, l’eredità e la grande vetrina: ecco il vero bilancio di Milano-Cortina

Sette mesi dopo i Giochi Invernali 2026, la Corte dei Conti evidenzia il “rosso” delle spese (da 1,5 miliardi stimati a 6 effettivi) a fronte di un successo di immagine e turistico senza precedenti. Ma le Olimpiadi “a costo zero” restano un’illusione
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September 19, 2026
I conti, l’eredità e la grande vetrina: ecco il vero bilancio di Milano-Cortina
Manifesti delle Olimpiadi invernali davanti al Duomo di Milano / Imago-economica
Quando si traccia il bilancio di un evento di portata globale, fermarsi ai soli numeri del conto economico sarebbe riduttivo. La XXV edizione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 del febbraio scorso ha lasciato in dote una doppia lettura: da un lato la complessità finanziaria e i fisiologici extracosti di una macchina imponente; dall'altro un successo organizzativo, d'immagine e di pubblico che ha riscosso l’approvazione corale di atleti, delegazioni estera e visitatori, rilanciando il “marchio” Italia nel mondo. Era il 2019 quando l’asse tra Milano e Cortina si aggiudicò i Giochi, e la parola d’ordine fu una soltanto: “sostenibilità“. L’Olimpiade invernale del 2026 doveva rappresentare il modello della svolta, una manifestazione diffusa sul territorio, snella e a “impatto zero” sulle finanze dello Stato. Sette anni dopo, la resa dei conti ha restituito la fotografia di una realtà diversa, in cui i costi sono lievitati ben oltre le previsioni e le passività operative ricadono sul perimetro pubblico.
Per comprendere la natura delle uscite occorre scindere il bilancio complessivo dell'evento in due macro-capitoli distinti: le opere infrastrutturali da un lato e la gestione operativa dall'altro. Sul fronte delle grandi opere (gestite prevalentemente da Simico, Anas e dagli enti regionali), il budget stimato in fase di candidatura attorno agli 1,5 miliardi di euro è progressivamente lievitato, arrivando a sfiorare circa 6 miliardi complessivi. A pesare sulla spesa pubblica sono stati i fattori congiunturali — la spinta inflazionistica sui materiali e la crisi energetica del triennio 2022-2024 — ma anche varianti in corso d'opera e interventi ad alto impatto economico.
L'esempio simbolo è rappresentato dalla controversa ricostruzione del centro scivolamento di Cortina, affiancata dai costi dei cantieri dedicati all'adeguamento della viabilità alpina e dei collegamenti ferroviari della Lombardia e del Veneto. Il secondo capitolo riguarda la Fondazione Milano-Cortina 2026, l’ente privatistico responsabile della macchina organizzativa, dei servizi di accoglienza, della biglietteria e della promozione dei Giochi. I rilievi della Corte dei Conti e la rendicontazione finanziaria approvata mostrano entrate commerciali rilevanti, con oltre 1,1 miliardi incassati. Tra questi spiccano circa 550 milioni prodotti dalla vendita delle sponsorizzazioni nazionali, oltre ai contributi del Cio (comprendenti i diritti televisivi globali) e ai ricavi da biglietteria. Ma le entrate non sono bastate ad assorbire l'impennata delle spese logistiche, di sicurezza e di allestimento.
I dati contabili evidenziano infatti un deficit patrimoniale netto di oltre 176,4 milioni di euro in capo al Comitato Organizzatore, a fronte di un'esposizione debitoria lorda complessiva verso terzi che ha sfiorato il miliardo. Un divario che rende inevitabile l'attivazione dei meccanismi di garanzia sottoscritti dalle Regioni promotrici (Lombardia e Veneto) e dallo Stato per garantire la totale copertura delle perdite operative. Dal punto di vista dell’analisi economica, la valutazione su Milano-Cortina non può esaurirsi però nel disavanzo d’esercizio della Fondazione. I sostenitori dell'opera ricordano l'impatto economico indiretto: la produzione aggiuntiva generata dai cantieri e l'incremento di valore aggiunto per la filiera turistica e ricettiva dei territori coinvolti, stimati da diversi centri di ricerca in oltre 2,5 miliardi di euro.
I Giochi hanno trasformato Milano, le Dolomiti e le vallate alpine interessate nel baricentro del turismo globale, registrando il tutto esaurito nelle strutture ricettive, con un'affluenza record da Stati Uniti, Asia e Nord Europa. L’immagine di un’Italia efficiente, capace di coniugare l'innovazione della metropoli lombarda con la maestosità e la tradizione delle montagne venete e trentine, rappresenta un capitale immateriale di enorme valore. Gli standard di accoglienza, la sicurezza garantita nei vari siti e la gestione dei flussi hanno lasciato un ricordo entusiastico nei visitatori, creando un effetto volano che promette di alimentare l’attrattività turistica delle nostre destinazioni anche nei prossimi decenni. L'eredità di Milano-Cortina 2026 dimostra che gli investimenti per i grandi eventi vanno valutati sulla media-lunga distanza. A fronte di un impegno finanziario rilevante, l’Italia ha incassato un ammodernamento infrastrutturale concreto e il consolidamento del suo prestigio internazionale: due asset che produrranno nel lungo periodo dividendi economici per il Paese .: ecco
Resta tuttavia un nodo di fondo legato alla governance e alla pianificazione. L’esperienza di Milano-Cortina 2026 dimostra come la formula delle Olimpiadi “a costo zero” rimanga una chimera difficile da realizzare quando si cala nella complessità delle opere pubbliche, italiane e non solo. Se da un lato il territorio eredita infrastrutture di trasporto e impianti ammodernati, dall’altro la fattura finale viene pagata in misura determinante dai contribuenti, ponendo interrogativi sulla sostenibilità finanziaria dei futuri mega-eventi.

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