Tassa sulle big energetiche, nulla di fatto
Giorgetti: «Ma il consenso si allargherà»

di Gabriele Rosana
L'Ecofin informale a Dublino. Cresce il pressing dei governi e la presidenza irlandese chiede alla Commissione “impegni” per la riunione d’ottobre
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September 18, 2026
Tassa sulle big energetiche, nulla di fatto
Giorgetti: «Ma il consenso si allargherà»
Il ministro dell’Economia, il leghista Giancarlo Giorgetti / Ansa
Gli Stati premono, la Commissione Europea (per ora) frena. È un copione già visto, ma il tema di una possibile tassa europea sugli extraprofitti delle società energetiche torna in cima all’agenda Ue, sotto la spinta degli ultimi rincari dell’energia, fra lo Stretto di Hormuz ancora di fatto bloccato e lo snodo di Bab el-Mandeb nel mirino degli Houthi. Perlomeno questo è l’obiettivo condiviso dai governi in pressing sul dossier (sono almeno sei) rinnovato ieri a Dublino, in occasione del primo giorno della trasferta informale dei ministri delle Finanze dell’Eurozona (Eurogruppo) e dell’Unione (Ecofin).
«Mi aspetto che la Commissione presenti adesso delle opzioni concrete su come una simile tassa si possa configurare», ha insistito il vicecancelliere tedesco Lars Klingbeil, socialdemocratico della Spd (anch’essa in difficoltà nei sondaggi). Insieme a Italia, Spagna, Polonia, Austria e Portogallo, la Germania aveva messo nero su bianco un mese fa la richiesta di un nuovo prelievo sui guadagni superiori alla media incassati dalle compagnie energetiche per via dell’impennata delle quotazioni di petrolio e gas. «Credo che il consenso si allargherà. Vedremo se sarà maggioritario, ma la Commissione dovrà in qualche modo prenderne atto», si è detto infatti fiducioso il nostro ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, toccando un nervo scoperto che in maggioranza scatena le ire di Forza Italia. Per il titolare del Mef, dalla teoria sul rilancio della competitività l’Ue deve passare ai fatti, perché il prezzo dell’energia è «il problema numero uno», almeno per l’industria italiana.
La volontà di andare avanti sugli extraprofitti di “Big oil” ricompone anche l’impensabile, come lo strappo Roma-Madrid consumatosi sui migranti di Ceuta: «Se si arriva alla conclusione che esistono, allora dovremmo tassarli per avere una ripartizione più equa degli oneri», si è aggiunto al coro il ministro spagnolo, Carlos Cuerpo. Tutti raggelati, però, dal proverbiale aplomb del commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, che ha ribadito: «Al momento non stiamo avanzando proposte a livello Ue, ma esiste la possibilità per gli Stati di procedere autonomamente con la tassazione sugli extraprofitti» a livello nazionale. Resta da vedere per quanto ancora Bruxelles potrà evitare di ripetere quanto fatto già dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando tra le misure d’emergenza fu istituito un contributo obbligatorio sui profitti in eccesso delle società fossili.
Chiamato a trovare una sintesi, il padrone di casa e ministro irlandese Simon Harris, pur ricordando anch’egli che ogni Stato può muoversi da sé, ha anticipato che chiederà a Dombrovskis e ai tecnici della Commissione una riflessione più approfondita al prossimo Ecofin, il 9 ottobre a Lussemburgo. Il “contagio”, del resto, comincia già a vedersi: «Prevediamo un rallentamento della crescita per il prossimo anno», in un quadro segnato da «numerosi venti contrari», ha riconosciuto il commissario all’Economia, fra produttività al palo e prezzi dell’energia in rialzo (di fronte ai quali, comunque, i governi devono mantenere «politiche di bilancio prudenti»). A proposito di conti pubblici, martedì arriverà il responso tanto atteso dall’Italia sul rapporto deficit/Pil nel 2025, con l’aggiornamento dell’Istat: se dovesse essere inferiore al 3%, Roma potrà considerarsi fuori dalla procedura Ue per disavanzo eccessivo. «Non sono fiducioso, sono speranzoso», ha detto Giorgetti, richiamando la grande massima di Vujadin Boškov: «Rigore è quando l’arbitro fischia».

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