Romania, il presidente Dan ci riprova per la terza volta: incarico di governo all'eurodeputato Muresan. Lo spettro dell'estrema destra
Finora però non c'è una maggioranza. I socialdemocratici, che chiedevano per sé il governo, si dicono «delusi». Il nuovo premier avrà dieci giorni per presentarsi al Parlamento. Potrebbe essere l'ultima chance prima delle elezioni anticipate, inedite per il Paese. Intanto l'economia peggiora.

Per la terza volta, e forse l’ultima, il presidente rumeno Nicusor Dan fa un tentativo di trovare un nuovo premier, per porre fine a una lunghissima crisi apertasi il 5 maggio, con il crescente rischio di elezioni anticipate e il trionfo dell’estrema destra di Aur (Alleanza per l'Unione dei Rumeni). Una crisi aperta dopo che i socialdemocratici (Psd), fino a quel momento parte di una coalizione europeista, a sorpresa si sono alleati proprio con Aur per silurare il premier liberale (Pnl) Ilie Bolojan. Da allora Dan cerca disperatamente di trovare la quadra, scontrandosi con i veti incrociati dei partiti.
Il nuovo nome è quello dell’eurodeputato Siegfried Muresan, 45 anni, padre rumeno e madre tedesca, dello stesso partito di Bolojan e volto molto noto a Bruxelles. «Non abbiamo una chiara maggioranza – ha spiegato Dan – e, in queste condizioni, ho scelto di proporre per la carica la persona che attualmente ha il maggior numero di voti nelle consultazioni». «La Romania – ha dichiarato per parte sua Muresan su X – ha bisogno urgentemente di un governo credibile». Per ottenere la maggioranza, al premier servono 233 seggi sui 465 parlamentari. Al momento, però, ha dalla sua soltanto il suo partito, i centristi di Usr (Unione Salvate la Romania) e quello della minoranza ungherese (Udmr). In totale 169 voti. Muresan ha ora dieci giorni per presentarsi al Parlamento per la fiducia.
Aur ha già fatto sapere che non appoggerà il governo di Muresan, mentre meno chiari sono i socialdemocratici. Il loro leader Sorin Grindeanu, che da settimane rivendicava per sé l’incarico di premier, si è detto «sorpreso e deluso» dalla scelta di Dan, accusando Muresan di condurre «una guerra a Bruxelles contro il proprio Paese per tagliarci i fondi europei». La realtà è che Bucarest sta perdendo un’importante tranche da 770 milioni di euro nel quadro del Piano di ripresa: Bruxelles aveva fissato al 31 agosto la scadenza per importanti riforme necessarie per accedere ai fondi. Con tagli soprattutto alle elefantiache imprese di Stato (soggette a corruzione e spesso utilizzate per acquistare voti), tagli che invece i socialdemocratici rifiutano.
Al tempo stesso, però, Grindeanu, non ha chiuso del tutto la porta. «Ci rendiamo conto – ha affermato – che la competizione politica deve fermarsi là dove iniziano i legittimi interessi del Paese». I socialdemocratici discuteranno la questione in una riunione della direzione il 21 settembre.
Finora la politica rumena è stata segnata da un muro contro muro. I socialdemocratici si erano detti a proseguire l’alleanza con i liberali ma a condizione di avere un altro premier al posto di Bolojan, continuando però a rifiutare le riforme chieste da Bruxelles. Dal canto suo il Pnl ha rifiutato qualsiasi soluzione che includesse anche indirettamente i socialdemocratici, considerati dei traditori. E così sono falliti i due precedenti tentativi di Dan, dapprima con l’eurodeputato Eugen Tomac per un governo tecnico, poi con il liberale Adrian Vestea che però è stato di fatto escluso dal Pnl. Intanto il Psd insisteva per guidare il governo. Una quadra impossibile.
Potrebbe essere l’ultima chance per evitare elezioni anticipate, che per la Romania sarebbero una novità assoluta. Lo stesso Dan, che vuole evitarle, ha avvertito che «non sono più escluse». I sondaggi al momento vedono ampiamente in testa l’estrema destra di Aur, anti-Ue e anti-Ucraina, data pochi giorni fa al 39%, in ascesa di oltre tre punti rispetto a luglio. Secondi, ben distaccati, i socialdemocratici con il 19%.
Un arrivo al potere di Aur sarebbe problematico per tutta l’Ue e la Nato, vista la posizione chiave di Bucarest nel fianco est dell’Unione e dell’Alleanza mentre continua a divampare la guerra in Ucraina. Il Paese inoltre è sempre più in crisi, a luglio Eurostat ha rilevato un crollo delle vendite al dettaglio del 5,3% rispetto all’anno precedente e una crescita per il 2026 stimata allo 0,1%, in sostanza una stagnazione.
La crisi politica rischia di diventare economica, solo per un soffio è stato scongiurato, pochi giorni fa, un declassamento da parte delle agenzie di rating Fitch e Moody dei titoli rumeni a livelli spazzatura, a condizione però di un accordo di governo. Standard&Poor’s si esprimerà il 2 ottobre, il giudizio sarà certamente influenzato dalle sorti di Muresan.
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