La Russia al voto blindato ma c'è una “meglio gioventù” che resiste. Ecco le storie
Nonostante la propaganda incessante nelle scuole, i ragazzi manifestano il desiderio che il conflitto finisca. E che si possa tornare alla normalità. Alcuni sono attivi per il partito Jabloko, escluso dalle elezioni

Alle elezioni per la Duma sono state ammesse solo organizzazioni politiche in sintonia con il Cremlino e la sua scelta della guerra. Jabloko – unico partito contro la guerra e per l’immediato cessate il fuoco –, nonostante l’esclusione dalla competizione, ha continuato la sua campagna per sostenere i candidati. Solo quelli che sono riusciti a restare in corsa, visto che in tutte le regioni dove si presentavano viene fatto di tutto per metterli fuori gioco. Una vera e propria caccia al candidato. Le ragioni vanno cercate nel significativo sostegno che Jabloko ha ricevuto da artisti, personalità della società civile e politica interna al Paese e quella in esilio e tanti cittadini tra cui molti giovani. Il tentativo è quindi quello di cancellare ogni forma di testimonianza che ambisca a entrare nel Palazzo. A ricordare che la repressione delle voci indipendenti dell’opposizione, ha radici lontane, non solo dal febbraio 2022. C’è Jury Schekhochikhin morto nel 2003. Il giornalista della Novaya Gazeta e autore d’inchieste sulla criminalità organizzata, servizi segreti, il famigerato Kgb, e i suoi piani alti e la corruzione morì con i sintomi da avvelenamento simili a quelli dell’ex agente Kgb Litvinenko, , divenuto dissidente emorto a Londra.
Chiunque s’impegni in politica da voce libera in Russia mette a rischio la vita sua e dei suoi cari. Capire che questo è il quadro serve ad apprezzare il senso e il rilievo della loro scelta. Anche per questo fanno impressione le immagini degli incontri che da vari angoli della Russia vengono condivise dai candidati che si presentano con lo slogan “Per la pace e la per la libertà! Per una vita senza paura!”. La cosa che colpisce è che la maggioranza dei presenti, nel 2022 era poco più che un adolescente cresciuto con la guerra. Sono giovani che hanno frequentato le scuole in cui il regime ha imposto gli “incontri sulle cose importanti”. Una “lezione” di patriottismo in cui l’operazione speciale viene presentata come necessaria per denazificare l’Ucraina: Kiev viene descritta come l’aggressore, la Russia come una vittima. Ci sono immagini di queste sessioni in cui i bimbi e i ragazzi sfilano con carri armati di cartone, i più grandi “giocano” con armi giocattolo. Spesso partecipano reduci dal fronte che salutano al grido «La vittoria è con noi e i nostri non li abbandoniamo». In un video, una donna chiede al bambino appena preso dall’asilo «Cosa hai imparato oggi di bello?». Il bimbo risponde: «Che la guerra è bella e che fare la guerra è il mio sogno».
Questa è l’atmosfera in cui sono diventati grandi i ragazzi che partecipano agli incontri di Jabloko: eppure le loro domande, i loro interventi, le loro condivisioni lasciano intendere che la propaganda diffusa da media, scuole e università non è riuscita a spegnere l’istinto naturale di vita, pace e libertà. Questa meglio gioventù russa c’è. Si è esposta appena Jabloko ha iniziato la campagna elettorale chiedendo di far sentire la propria voce. Le centinaia di giovani accorsi davanti al tribunale durante il processo per l’esclusione dalle elezioni hanno rappresentato un passaggio importante. La conferma dell’esclusione mira a rimandarli a casa. Sono seguite le azioni repressive e intimidatorie. Diversi i giovani fermati solo per essersi presentati nei pressi del tribunale e alcuni reclusi per diversi giorni. Una coppia di fidanzati ha raccontato i trattamenti subiti, e ha poi abbandonato il Paese.
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