
«Vota online!» Ovunque in Russia, nei pressi delle sedi delle istituzioni statali, sono appesi i manifestini con la pubblicità delle elezioni in formato elettronico. «È sicuro, accessibile, semplice», viene assicurato. Perché perdere tempo e recarsi ai seggi, quando si può fare la stessa cosa via computer o smartphone? Questo il tacito invito insistente. «Basta registrarsi, avere un account e un device affidabile», viene spiegato. Quanti lavoratori “statali” useranno questo sistema di voto? Ecco una delle poche curiosità delle legislative del 18-20 settembre dopo che l’unico partito pacifista, Yabloko, è stato prima registrato poi cancellato clamorosamente dalla consultazione.
Stando ai sondaggi, i liberal-riformisti erano indicati attorno al 10% delle intenzioni di voto. Avrebbero radunato la protesta anti-potere per la crisi della benzina, per Internet spesso bloccato, per l’alta inflazione, per la possibile mobilitazione in ottobre. Ma non solo. Avrebbero fatto da punto di riferimento per quanti desiderano il ritorno ad una “vita normale” e sono stanchi per le ostilità interminabili in Ucraina. I giovani – soprattutto nelle grandi metropoli, Mosca e San Pietroburgo, – gli avrebbero dato la loro preferenza.
Una tale sfida è inaccettabile per il putinismo in un frangente in cui la Patria combatte per la sua «esistenza» contro i «nemici esterni». È partita così subito l’operazione di cancellazione di Yabloko, andata in porto in pochi giorni. A contendersi i 450 seggi della Duma, la Camera bassa del Parlamento federale, - 225 assegnati con il sistema proporzionale e 225 con quello proporzionale – sono dieci formazioni rappresentanti il Cremlino con “Russia Unita” e le pseudo-opposizioni, in realtà tutte più o meno filo-governative. Non ci saranno osservatori indipendenti negli oltre 90mila seggi sparsi lungo 11 fusi orari. Si voterà anche nelle “nuove” regioni, un tempo ucraine, “liberate e ritornate alla Patria” dopo il febbraio 2022.
Tutte le formazioni in lizza sono favorevoli all’“Operazione militare speciale” (SVO). Il Pc: «Contro il fascismo della Nato e l’Ucraina trasformata in nazista»; gli ultranazionalisti di Ldpr combattere «fino ad Odessa»; “Russia giusta” con il suo leader Mironov: «Ammazzare Zelensky per terminare la guerra». Le opposizioni, riparate all’estero, appaiono come al solito divise tra loro su questo “spettacolo elettorale”. La maggior parte dei suoi esponenti consiglia ai dissenzienti in Patria di recarsi, comunque, ai seggi e di votare per il meno peggio tra quelli formalmente concorrenti di “Russia Unita”. Occhio, rimarca l’ex oligarca Khodorkovsky, «tutti sono per la guerra».
Boicottare è, invece, l’invito di Gary Kasparov, secondo cui «possiamo cambiare la Russia solo se vince l’Ucraina». Quale sarà il risultato finale? Per il politologo Dmitrij Oreshkin il potere ha una base elettorale attorno al 30%. «Si aggiungerà – predice l’esperto dall’estero – un 15% di schede. 45% totale. Se eccede si potrebbe provocare la protesta». Come viene evidenziato da più parti: non è importante come vota il popolo quanto chi conta i voti. E con le elezioni online, basta schiacciare un tasto. Quale è l’elemento più significativo di questo appuntamento? Per lo specialista Ivan Priobrazhensky «i politologi del Cremlino hanno perso il controllo della politica nazionale ora finita nelle mani dell’Fsb (i Servizi segreti)». Ecco la ragione per cui: «Dopo il 20 settembre si osserverà un ulteriore giro di vite e una maggiore repressione».
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