La Russia è pronta al primo voto in tempo di guerra. Perché Putin ha bisogno di un'affluenza alta

Il rinnovo della Duma, il Parlamento russo, nelle elezioni del 18-20 settembre, ha un esito scontato dopo l'eliminazione dell'unico partito di opposizione, Jabloko. Eppure il rischio che i cittadini disertino le urne, per inviare un segnale di protesta contro il Cremlino, c'è. Il presidente punta a mobilitare invece gli elettori, quattro anni e mezzo dopo «l'operazione speciale» lanciata contro Zelensky
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September 17, 2026
La Russia è pronta al primo voto in tempo di guerra. Perché Putin ha bisogno di un'affluenza alta
Il presidente russo Vladimir Putin / Reuters
«La partecipazione nelle elezioni è il nostro comune contributo alla vittoria della Russia!». Vladimir Putin si appella ai russi affinché votino in massa per il rinnovo della Duma dal 18 al 20 settembre. L’occasione è il tradizionale discorso prima delle elezioni. Elezioni in realtà dall’esito scontato, con l’unico vero partito di opposizione, Jabloko, escluso dal voto e la quasi certezza dell’ampia vittoria di Russia Unita, il partito del presidente russo. Anche se questo voto ha una peculiarità: è il primo dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022, le precedenti elezioni risalgono al 2021. Un discorso tutto ovviamente improntato al patriottismo e all’esaltazione dell’«operazione speciale» (l’aggressione dell’Ucraina), con l’annuncio solenne che «i residenti di Donbass e Novorossiya (e cioè i territori occupati e poi annessi da Mosca, ndr) per la prima volta dopo la riunificazione con la Russia potranno scegliere i deputati della Duma di Stato».
Del resto a sentire le pochi voci di dissidenti e di vari blogger russi, sta crescendo il malumore dei russi per la situazione sempre più complicata, con migliaia di famiglie con figli al fronte, i costanti attacchi di droni ucraini, le crescenti difficoltà a reperire carburante, l’economia sempre più incentrata sull’industria militare a scapito di quella civile. Il timore del Cremlino è che i russi in qualche modo sfruttino le elezioni, per quanto blindate, per mandare un messaggio in qualche modo di mugugno, se non apertamente di protesta. Anche, magari, disertando le urne.
Putin invece ha bisogno di un’alta affluenza perché vuole mostrare soprattutto all’Occidente l’immagine di fiumi di votanti alle urne. Insomma far vedere una Russia come una nazione compatta e unita nello sforzo bellico e nella risposta all’Occidente. «La vostra scelta – afferma – dimostrerà ancora una volta che milioni di persone sono al fianco dei nostri combattenti, che siamo un popolo unito, unito da valori condivisi, dalla memoria storica e dall’amore per la Patria, e che nessuno riuscirà a dividerci e a intimidirci, minando il nostro Stato e il nostro sistema sociopolitico». Il voto «sarà la nostra comune risposta a quanti vogliono indebolire la Russia, ostacolarne lo sviluppo, privarla della sovranità e del diritto di determinare autonomamente il proprio destino». Un messaggio diretto chiaramente all’Occidente e soprattutto all’Europa, che sostiene l’Ucraina e mette la Russia alle strette con le sue sanzioni, e che Mosca accusa di voler «distruggere» il Paese.
«Sappiamo per cosa stiamo combattendo – dice ancora il leader del Cremlino – e qual è il dovere di ogni cittadino. La vittoria è forgiata dai nostri eroi sul campo di battaglia. È sostenuta da tutti coloro che lavorano onestamente per la Madre patria, comprendono la loro responsabilità per il suo futuro». La partecipazione al voto «è anch’essa una responsabilità, un contributo al rafforzamento del Paese».
Ed ecco l’esaltazione dei militari russi mandati dal Cremlino senza pietà a morire a migliaia al fronte ucraino. «Sono sicuro – afferma deciso Putin – che i nostri soldati, i nostri ufficiali ora impegnati in difficili combattimenti parteciperanno al voto. Il loro coraggio e la loro lealtà alla Patria è un esempio per tutto il Paese». Ironicamente, Putin sottolinea che le elezioni «si svolgeranno in stretta osservanza della legge e delle scadenze stabilite». Quasi a voler fin da ora ribattere a chi accusa il Cremlino di brogli a un voto certamente non libero.
Chi dovrà vincere è già chiaro: «Sono convinto – afferma il presidente – che, con il nostro sostegno e la nostra fiducia, vinceranno i candidati più degni e competenti, veri patrioti, che non cedono, che hanno provato la loro devozione alla Madre patria, la loro dedizione a servire il nostro popolo e difendere il Paese da qualsiasi minaccia». L’opposizione è tradizionalmente tacciata dal Cremlino di essere di «traditori» al servizio di potenze straniere.  Un discorso senza alcun segnale di ammorbidimento, o almeno in qualche modo di dialogo, che anzi ha chiaramente un significato: Putin è sempre più determinato, costi quel che costi, a vincere la sua guerra in Ucraina. Cruciale per lui è però non perdere il sostegno dei russi.
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