Legge elettorale, via libera del Senato. Le principali novità introdotte in seconda lettura

di Redazione romana
Palazzo Madama archivia il secondo round parlamentare tra le proteste delle oppsizioni. Il testo tornerà alla Camera il 28 settembre
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September 15, 2026
Legge elettorale, via libera del Senato. Le principali novità introdotte in seconda lettura
Al Senato cartelli delle opposizioni poco prima dell'approvazione della legge elettorale/ ANSA
Il Senato archivia la seconda lettura della riforma elettorale tra le proteste delle opposizioni e qualche mugugno nel centrodestra. L'Aula di Palazzo Madama approva il testo con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti. Ora la legge tornerà alla Camera per il terzo round parlamentare, dove approderà il 28 settembre, con probabile fiducia e l'incognita del voto segreto.
La principale novità rispetto alla prima lettura di Montecitorio è l'introduzione delle preferenze, anche se parziali: restano i capilista bloccati, ma si potranno esprimere fino a tre preferenze da una lista sei nomi con alternanza di genere. Nessuna novità sulla soglia per l'assegnazione del premio di maggioranza: resterà al 42% nonostante un lungo confronto in maggioranza che sembrava preludere a una modifica al ribasso. Alla coalizione che centra l'obiettivo saranno dunque assegnati 70 deputati e 35 senatori. Stando ai calcoli di Youtrend, con questa formulazione i parlamentari eletti con preferenze potrebbero essere intorno al 43%, con una percentuale del 42% al Senato e del 44% a Montecitorio.
Eliminata la cosiddetta norma anti-cespugli, prevista nella versione approvata alla Camera. Salta la soglia del 3% per poter concorre alla determinazione della cifra elettorale nazionale di coalizione. Dunque, anche i voti espressi a favore delle liste collegate che non superano lo sbarramento saranno conteggiati ai fini dell'assegnazione del premio di maggioranza.
Novità anche sul voto estero (ed è qui che si registra qualche mal di pancia in casa FI e Udc): le attuali 8 circoscrizioni complessive saranno accorpate e ridotte a due per la Camera e a una per il Senato. Mentre viene confermato l'obbligo di raccolta firme per le forze politiche non presenti in Parlamento. La soglia minima di sottoscrizioni necessarie per candidarsi è stata però notevolmente aumentata passando dalle attuali 1.500 firme per collegio a 6mila. Per partiti come Più Europa e Futuro Nazionale, presenti in una delle due Camere ma con un gruppo costituito dopo il 31 dicembre 2025, la soglia resta a 1.500.

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