Legge elettorale, sì del Senato. I parlamentari eletti con le preferenze potrebbero essere il 43%
Palazzo Madama archivia il secondo round parlamentare tra le proteste delle opposizioni, che sventolano cartelli "No alla legge truffa". Il testo tornerà alla Camera il 28 settembre. Youtrend: con questa formulazione, meno della metà dei futuri deputati e senatori verrà indicato col nome sulla scheda

Il Senato archivia la seconda lettura della riforma elettorale tra le proteste delle opposizioni e qualche mugugno in maggioranza. Lo Stabilicum – Melonellum per i detrattori – passa la prova dell’Aula al termine di una mattinata convulsa con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti. La legge torna ora alla Camera per il terzo round parlamentare, a partire dal 28 settembre, con probabile fiducia e l'incognita del voto segreto, già foriero di sciagure per il centrodestra in occasione del voto in prima lettura.
La principale novità rispetto al testo passato a Montecitorio è l'introduzione delle preferenze, anche se parziali: restano i capilista bloccati, ma si potranno esprimere fino a tre indicazioni da una lista di sei nomi con alternanza di genere. Nessuna modifica alla soglia per l'assegnazione del premio di maggioranza: resterà al 42% nonostante un lungo confronto in maggioranza che sembrava preludere a una revisione al ribasso. Alla coalizione che centra l'obiettivo saranno dunque assegnati 70 seggi alla Camera e 35 al Senato (con un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori). Stando ai calcoli di Youtrend per SkyTg24 con questa formulazione i parlamentari eletti con preferenze potrebbero essere intorno al 43%, con una percentuale del 42% a Palazzo Madama e del 44% a Montecitorio.
Eliminata la cosiddetta norma anti-cespugli, prevista nella versione approvata alla Camera. Salta la soglia del 3% per poter concorrere alla determinazione della cifra elettorale nazionale di coalizione. Dunque, anche i voti espressi a favore delle liste collegate che non superano lo sbarramento saranno conteggiati ai fini dell'assegnazione del premio di maggioranza.
Novità anche sul voto estero (ed è qui che si registra qualche mal di pancia in casa FI e Udc): le attuali 8 circoscrizioni complessive saranno accorpate e ridotte a due per la Camera e a una per il Senato. Confermato inoltre l'obbligo di raccolta firme per le forze politiche non presenti in Parlamento. La soglia minima di sottoscrizioni necessarie per candidarsi è stata però notevolmente aumentata, passando dalle attuali 1.500 per collegio a 6mila. Per partiti come Più Europa e Futuro Nazionale, presenti in una delle due Camere ma con un gruppo costituito dopo il 31 dicembre 2025, la soglia resta a 1.500.
Al Senato entra inoltre una modifica alla norma sul voto per i fuori sede, che viene esteso anche ai caregiver. Potranno votare nel comune di domicilio purché vi abitino da almeno 9 mesi e previa iscrizione all'apposito registro istituito dall'amministrazione.
La seduta di Palazzo Madama termina con il flash mob delle opposizioni, che espongono cartelli gialli e rossi con la scritta "No alla legge truffa". «Questa legge è un imbroglio - tuona il capogruppo del Pd, Francesco Boccia -. Avete previsto che il 42% possa far scattare un premio fino a 70 deputati e 35 senatori, ma che idea di democrazia è?». Mentre il collega pentastellato, Luca Pirondini, viene richiamato all'ordine dal presidente Ignazio La Russa dopo aver mostrato un facsimile della scheda elettorale con su scritto “Fratelli di casta” durante il suo intervento. «Meloni dà la sua svolta autoritaria - attacca da fuori il leader di Avs Angelo Bonelli -: impedisce alle forze politiche fuori dal Parlamento di presentarsi alle prossime elezioni. Ha dimenticato da dove viene».
La battaglia, come detto, si sposta ora alla Camera, dove le opposizioni tenteranno di stanare le contraddizioni interne alla maggioranza affidandosi al voto segreto. Anche se nel centrodestra prevale l'ottimismo: «Non vedo nessuno scoglio. Mi pare non ci siano dubbi di qualche sovvertimento - dice la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati -. Non so se ci sarà la fiducia, facciamo un passo alla volta».
Le implicazioni politiche dell’attuale impianto, al di là di qualche malcontento in maggioranza per l’alternanza di genere ridotta all’osso e per la riduzione dei collegi esteri, pesano soprattutto sulle opposizioni. L’aumento delle firme per la presentazione delle liste fuori dal Parlamento mette in crisi la strategia del leader M5s Giuseppe Conte. Progetto civico, la formazione dell’assessore romano Alessandro Onorato, rischia seriamente di non riuscire a raccogliere le sottoscrizioni necessarie, ma resta l’asset su cui l’ex premier punta per ridimensionare, se non sostituire, il ruolo di Matteo Renzi nella coalizione.
A tenere sulle spine il fronte opposto è invece il rischio di rilievi costituzionali. Nel mirino di un eventuale ricorso alla Consulta potrebbe entrare il premio di maggioranza. Come pure l’aumento delle firme richieste per la presentazione delle liste di forze esterne al Parlamento. Ma i timori della maggioranza riguardano anche l’ascesa di Roberto Vannacci. Sempre secondo i dati di Youtrend per SkyTg24, se si votasse oggi con il testo approvato in Senato, «l'esito dipenderebbe dalla collocazione di Futuro Nazionale». Con l’ex generale tra le sue fila «il centrodestra otterrebbe 226 seggi alla Camera su 400 e 117 al Senato su 205» (ma il calcolo evidentemente non applica il tetto massimo previsto), mentre il campo largo si fermerebbe a 157 deputati e 74 senatori. Viceversa, con Futuro Nazionale lasciato solo, sarebbe il centrosinistra a spuntarla, con 221 deputati e 110 senatori, mentre il centrodestra si fermerebbe a 139 e 69.
Stime che non tengono conto dell’eventualità di elezioni anticipate. Scenario improbabile, vero, ma possibile, specie nel caso di un nuovo passo falso della maggioranza alla Camera. Magari ancora sulle preferenze. La Russa, impegnato a celebrare il passaggio della riforma in Senato, si dice ottimista sul fatto che non accadrà, ma neanche esclude nulla nel caso di una sorpresa al riparo del voto segreto. Si andrà al voto in quel caso? «Non dovete chiederlo a me».
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