L’intervista a Fratoianni: «La priorità oggi è la fine del conflitto. Serve discontinuità»

Il co-portavoce Avs: «Serve un’escalation della diplomazia. Sostenere Kiev non vuol dire procrastinare all’infinito le ostilità. No al segreto sugli aiuti. Il confronto programmatico definirà una linea univoca»
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September 15, 2026
L’intervista a Fratoianni: «La priorità oggi è la fine del conflitto. Serve discontinuità»
Nicola Fratoianni leader di Sinistra Italiana/ IPA
Per Nicola Fratoianni, leader di Sinistra italiana e co-portavoce nazionale di Alleanza Verdi-Sinistra, «la priorità di tutto il campo progressista non può che essere la fine del conflitto in Ucraina», da costruire attraverso «una proposta efficace che superi i posizionamenti individuali» all’interno dello schieramento.
Fratoianni, d’altro canto questi posizionamenti esistono e sono distanti. Giuseppe Conte chiede uno stop al sostegno militare a Kiev, Elly Schlein no. Avs da che parte sta?
Avs ha una posizione molto chiara dall’inizio della vicenda: occorre passare dall’escalation delle armi all’escalation della diplomazia con un salto di qualità. Questa guerra d’invasione scatenata dalla Russia di Putin nei confronti dell’Ucraina non finirà sul campo di battaglia o con la vittoria militare dell’uno o dell’altro, ma soltanto di fronte alla costruzione di un accordo diplomatico in grado di garantire una pace giusta. Sostenere l’Ucraina non coincide con la procrastinazione all’infinito della guerra.
Il tema però dovrà entrare nel programma di coalizione con una posizione chiara, non crede?
Ovviamente. Sarà nostra responsabilità costruire una proposta che indichi una strategia e consenta alla coalizione di governare e durare nel tempo. Il confronto programmatico è la priorità assoluta in questo momento per sciogliere i nodi e le differenze, ben prima di concentrarsi sulla discussione attorno alla leadership.
Conte propone di non votare più armi a Kiev. Avs cosa dirà al tavolo del programma del campo largo?
Dirà che è il momento di una discontinuità e di concentrare il sostegno su altri fronti rispetto a quello delle armi, capitolo segnato da un’impressionante opacità. L’Italia è l’unico grande Paese europeo in cui vige ancora il segreto sull’elenco delle forniture militari. È arrivato il momento di immaginare un governo italiano che investa le sue energie sul salto di qualità diplomatico, con una proposta unica europea che affianchi le iniziative oggi monopolizzate dagli Stati Uniti di Donald Trump.
Ha parlato di leadership: Avs come si pone rispetto alle primarie? Sarete spettatori o avanzerete una vostra candidatura?
Vedremo se le primarie ci saranno. In queste settimane abbiamo espresso una valutazione critica, continuando a preferire una scelta basata sull’accordo e sulla convergenza tra le forze politiche. Tuttavia, se dopo la definizione del programma le primarie venissero individuate come lo strumento migliore o l’unico praticabile, valuteremo se presentare una nostra candidatura o meno.
I confini del campo largo al centro non sono ancora definiti. Cosa dice Avs di Renzi e delle altre forze che si candidano a bilanciare la coalizione in quello spazio?
Avs non ha mai messo veti ad personam su nessuno, se non sui fascisti o sulla destra. Tuttavia, il profilo della coalizione si definisce a partire dal suo impianto programmatico: è difficilmente immaginabile una convergenza con chi vuole proseguire sull’energia nucleare o portare il contributo Nato al 5% del Pil, impegni che Avs, Pd e M5s hanno già escluso. I rapporti di forza e la chiarezza della proposta politica serviranno a garantire la tenuta del governo dell’alternativa.
Ma c’è un punto qualificante del programma su cui siete già tutti d’accordo?
Ce ne sono moltissimi: sul lavoro c’è intesa sul salario minimo e sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Abbiamo annunciato una legge comune sull’energia, proposte per impedire il commercio con le colonie illegali israeliane in Cisgiordania, il congedo paritario e una riforma per disboscare la selva dei contratti precari. La maggior parte del programma si basa su atti e progetti di legge che sono stati già codificati e depositati in Parlamento in questi anni.
Alle elezioni in Svezia l’estrema destra ha dato intanto un altro segnale. Teme che anche in Italia si possa virare prepotentemente in quella direzione?
Dalla Svezia arriva un piccolo segnale di speranza, poiché l’estrema destra arretra in realtà e la coalizione progressista appare in vantaggio. Il rischio che l’ultradestra cresca esiste anche in Italia, ma per fermarla occorre la politica: le destre estreme crescono dove ci sono povertà, salari bassi, inflazione, precarietà e solitudine. Per svuotare l’acqua in cui nuota la propaganda reazionaria e xenofoba bisogna combattere le diseguaglianze, ricostruire lo stato sociale e intervenire sulle oligarchie che finanziano queste forze politiche.

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