Così la magia di Torino ha riacceso la passione per l’automobile
Oltre mezzo milione di visitatori, più di 200 vetture esposte e una città trasformata in un grande Salone a cielo aperto. Tra l’avanzata dei cinesi, il rilancio dei costruttori europei e nuove tecnologie

E’ considerata una città magica, attraversata da forze misteriose negative (triangolo con San Francisco e Londra) e positive (con Praga e Lione), ma in pochi si aspettavano che i poteri esoterici influenzassero il mondo dell’auto in un periodo così delicato. La magìa, auspicata quanto inattesa, è stata di rivitalizzare l’attenzione attorno al mondo automotive attraverso il Salone Auto Torino 2026 che nel week-end appena trascorso ha registrato un afflusso di pubblico superiore alle precedenti edizioni fin dalla prima giornata, in una "tre giorni" intensa per la città. Col solito pudore torinese si parlerà di 540 mila persone in piazza Castello, epicentro della manifestazione, ma le presenze sono state nettamente superiori quanto poco calcolabili per la formula gratuita all'aperto.
OPEN AIR E’ VINCENTE
Torino si è risvegliata Capitale dell’Auto come ai bei tempi dei Saloni storici al chiuso, tradizione nata con la Mostra delle Automobili nell’aprile 1900, prima esposizione ufficiale in Italia. I Saloni (al chiuso) sono in calo d’attenzione, ma la formula open air lanciata da Andrea Levy e dalla sua struttura organizzativa si è dimostrata vincente: una passeggiata nel cuore storico della città, tra bellezze monumentali e il parco reale, in libertà tra stand, auto di oggi e di ieri, innovazioni tecnologiche, intrattenimento e con la possibilità di effettuare test drive nel traffico cittadino.
L’AUTO CAMBIA
Torino ha dimostrato come e quanto l’auto stia cambiando: l’elettrico avanza, ma in modo meno pressante e grazie a un leggero calo di costi, l’offerta di motorizzazioni è più ampia e lascia ancora libertà di scelta, ma i modelli stanno diventando sempre più simili a uno smartphone e legati alla IA, mentre lo stile fa meno differenza rispetto al passato. Una piccola globalizzazione che può ridurre fascino e piacere di guida, lasciato a modelli più sportivi. Il pubblico ha potuto approfondire le innovazioni tecnologiche: forte il legame cinese col mondo digitale, l’ibrido si è evoluto e offre più efficienza, l’elettrico allunga le autonomie, cresce l’offerta di modelli.
FIAT, CASA E FAMIGLIA
Stellantis giocava in casa e ha esibito l’arcobaleno dei suoi brand: la prima considerazione è che torna a essere l’auto di famiglia con le Fiat, le due Grizzly: una dal grande spazio e aspetto più alto, e quella fastback dal profilo allungato e dinamico. Alla Gamma è invece affidato il rilancio dell’eleganza firmata Lancia. Se Jeep e Citroen sono i piatti forti e consolidati sul mercato, Peugeot fa storia a sé, mentre non calano il fascino dell’Alfa Romeo e la sportività di Opel. A Leapmotor invece il ruolo dell’innovazione cinese elettrica. Lo stand di Maserati ha richiamato la gente tra stile e soprattutto il rombo tipico dei motori, accesi ripetutamente.
COSA SI E’ VISTO
Oltre 200 vetture esposte, numerose anteprime per il pubblico italiano. All’invasione cinese, marchi storici e solidi d’Europa, Giappone e Corea rispondono con l’affidabilità, il gusto e la qualità dei materiali. E il consumatore se ne accorge al raffronto anche se visti i tempi si discute maggiormente di prezzo, poi di stile. Si è passati dal fascino indiscutibile di BMW e Mercedes, alla freschezza di Renault, da una più elegante Kia alla Honda, fino alla Suzuki supportata da ospiti e impegnata su più fronti (Auto, Moto, Motori Marini ma anche spettacolo con gli eventi musicali, Suzuki Jukebox e Festival di Sanremo) e l’impegno in vari sport con diverse partnership. Voglia di riprendersi spazi c’è, si cercano le giuste chiavi per risvegliare la passione e il mercato.
L’EFFETTO CINESE
Molta curiosità attorno ai brand cinesi, (il 40% circa degli stand) la cosiddetta invasione dei nostri mercati continentali che ha sottratto fior di numeri all’Europa: novità tecnologiche, qualcosa in meno (almeno per alcuni) sul piano stilistico. Non è tutto oro quel che luccica, non bastano le sirene di prezzi bassi che in alcuni casi non possono avere lo stesso livello di comparazione con qualità e tradizione dei brand europei. Byd ha catalizzato l’attenzione, curiosità per Changan (Centro Stile a Torino) e Chery.
IL DUBBIO
Alcuni visitatori hanno sollevato un dubbio: i brand cinesi molto avanti su tecnologie, metodologie produttive e intelligenza artificiale, costruiscono con una rapidità innovativa che potrebbe rendere obsoleti anche i modelli più recenti. E le stesse auto acquistate solo due-tre anni prima (i cicli delle vetture europee vanno mediamente dai 6 anni in su) potrebbero perdere di valore più pesantemente rispetto a oggi. Si rischia un’epoca di auto… usa e getta?
OCCASIONE DI LAVORO
Il Salone è stato anche occasione di confronto dedicato al business e alla filiera automotive attraverso l’evento bTOb. Oltre 250 imprese hanno partecipato all’incontro tra aziende, Case automobilistiche, istituzioni e associazioni di categoria. A novembre in 40 andranno in Cina per studiare tecnologie da introdurre nella produzione nostrana.
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