Il cardinale Spengler: «Il dialogo fra il Nord e il Sud del mondo come risposta alle ingiustizie. E a Trump»
di Giacomo Gambassi, Roma
Intervista al presidente dei vescovi dell’America Latina: «Unire le energie migliori dei due emisferi per riscattare la vita di tutti, non solo di alcuni. Servono ponti fra i Paesi per fronteggiare la crisi socio-ambientale. Preoccupati per le azioni del presidente Usa nel Sud America

«Sono convinto che in tempi così complessi della nostra storia dobbiamo riunire le migliori forze del Nord e del Sud del mondo. Con un intento preciso: rendere possibile una vita migliore per tutti, non soltanto per alcuni». Il cardinale Jaime Spengler chiama all’amicizia sociale fra i Paesi. A cominciare da quelli dell’intero continente americano. Per far sì che «la magnifica umanità affronti con responsabilità le conseguenze della crisi socio-ambientale che colpisce l’intero pianeta e che si riverbera soprattutto sui più poveri», aggiunge l’arcivescovo di Porto Alegre in Brasile che presiede il Celam, il Consiglio che riunisce gli episcopati dell’America Latina e dei Caraibi. La Chiesa dà l’esempio. Come testimonia l’incontro sinodale “Fratelli tutti: dialogo socio-ambientale Nord-Sud» che per tre giorni si è tenuto a Roma e che ieri si è concluso con l’udienza del Papa. Il Celam e la Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia accanto alla Conferenza episcopale degli Stati Uniti. I rappresentanti del mondo del lavoro e della società civile del Sud America insieme con quelli degli Usa. I referenti delle reti universitarie di entrambi gli emisferi gli uni vicino agli altri.

Appuntamento inserito in un percorso di cinque anni che è nato sulla scia della terza enciclica di papa Francesco e che vuole essere un laboratorio di fraternità continentale mentre si inaspriscono le tensioni fra gli Stati. Con un obiettivo: delineare un’agenda condivisa nel segno della cooperazione multisettoriale. Partendo da questioni che toccano la vita quotidiana: l’impatto dell’intelligenza artificiale, la dignità umana, la transizione energetica, la tutela del lavoro, la protezione dei territori. Temi cari a Leone XIV. «Papa Leone - dice il cardinale che è frate minore francescano e ha 66 anni - ci ricorda nella sua enciclica Magnifica humanitas che ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Là dove l’umanità corre il rischio di smarrire il proprio volto, noi cristiani siamo chiamati a un impegno fattivo. Si tratta di riunire le voci e le volontà di donne e uomini ma anche di istituzioni e organismi sociali che intendano discernere insieme e con coraggio e che siano disposti a costruire percorsi per giungere a un futuro dignitoso e giusto per tutti».
Eminenza, la Chiesa fa incontrare il Sud America con gli Stati Uniti nel segno dello sviluppo dei popoli. Una risposta al presidente Donald Trump che con un approccio neocoloniale vuole mettere le mani sull’America Latina, come dimostra l’attacco al Venezuela?
«Con un eufemismo definirei la sua politica estraniante. Viviamo una crisi delle democrazie. Come fronteggiarla? Anche nel nostro continente sperimentiamo questo passaggio: è un momento difficile. Perciò mi chiedo: in quale modo promuovere una coscienza politica e un senso di corresponsabilità affinché tutti, anche nelle Americhe, possano veramente godere dei frutti della terra? Certamente le azioni dell’amministrazione Usa causano preoccupazione. Perché non si rispettano né le differenze, né il principio di giustizia. Allo stesso tempo, però, mi domando se l’approccio del presidente statunitense sia dovuto a una scelta personale o se lui agisca in nome e per conto di qualcun altro, come le multinazionali e il grande capitale. Propendo per la seconda ipotesi, ossia che le sue decisioni siano condizionate da cordate che restano nell’ombra».
Papa Leone, rientrando dal suo viaggio in Africa ad aprile, ha chiesto che i Paesi ricchi cambino le loro relazioni con quelli del Sud. La Chiesa vuole indicare la strada?
«Sicuramente. Penso a quanto abbiamo vissuto lo scorso anno durante la Cop 30 in Brasile, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici: qualcosa di straordinario. È stata riconosciuta la presenza della Chiesa come volano che può incidere su scelte reali. Abbiamo coinvolto le nostre comunità, la nostra gente, ma anche gli attori che compongono la società. È stato un momento ricco. E ritengo che non possiamo disperdere quanto abbiamo conquistato. Occorre far avanzare il dialogo con umiltà. Nessuno ha le risposte alle urgenze contemporanee. L’orizzonte della storia dipende dalla disponibilità ad ascoltarsi e a confrontarsi, guardando al bene comune. La scommessa è creare ponti fra i Paesi, aprire spazi per il Sud globale coinvolgendo il Nord globale e promuovendo una cultura della convergenza».
Il Papa ha denunciato più volte - e anche ieri nell’udienza con voi - la polarizzazione che attraversa il mondo e le società. Lei è preoccupato?
«La parola “polarizzazione” non mi entusiasma. Nel senso che la nostra vita è accompagnata da dicotomie: parliamo, ad esempio, di corpo e anima, di fede e ragione, di cielo e terra. Sicuramente è vero che questo termine racconta il nostro tempo. Quando le persone non sono più disposte ad andare incontro all’altro e magari ad aiutarlo, quando ci chiudiamo nei nostri mondi, quando si impone la logica del conflitto, allora il pericolo è tangibile. E la risposta non può che essere quella della solidarietà».
Polarizzazione anche all’interno della Chiesa?
«Certamente. Abbiamo gruppi, com’è accaduto di recente, che non vogliono camminare con Pietro. Tutto ciò causa tristezza perché mostra come prevalga la chiusura della mente e del cuore».
Leone XIV sarà a novembre in Argentina, Uruguay e Perù, compresa l’Amazzonia. Come legge il viaggio apostolico?
«Come un motivo di grande gioia per tutti i popoli dell’America Latina. Poi immagino la particolare felicità di tornare a Chiclayo, la diocesi del Perù dove è stato vescovo missionario: felicità per il Papa stesso, ma anche per la gente di quella terra, una regione segnata da una situazione complessa. Che cosa ci aspettiamo dalla visita? Immagino che il Pontefice venga per confermare e sostenere il cammino che la Chiesa in America Latina sta percorrendo da anni. Lui conosce bene la nostra realtà; è consapevole delle necessità e delle possibilità che abbiamo; sa quali siano le attese e i dolori dei nostri popoli. E le nostre Chiese sono al loro fianco».
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