La benzina scontata del sindaco diventa un antidoto al caro-carburante (e allo spopolamento)
di Cinzia Arena
Cresce il numero di Comuni che si ritrovano per necessità a gestire in proprio un distributore: senza il margine industriale, il risparmio è effettivo per i cittadini. Intanto Il presidente di Figisc Confcommercio, Bearzi, lancia l'allarme sugli impianti: «È in atto una desertificazione preoccupante»

La benzina del sindaco non è gratuita come la sua acqua – quella che viene distribuita nei “gabbiotti” – ma consente di risparmiare sul pieno. In Italia sono almeno una dozzina i Comuni, tutti di piccole dimensioni e nelle aree interne, che gestiscono direttamente un impianto. Sono destinati ad aumentare per effetto di quella desertificazione che insieme ai negozi, agli sportelli bancari e a quelli postali sta facendo sparire anche molti distributori. Per le grandi compagnie sono poco remunerativi, lontani dalle città e dalle strade principali, e per questo vengono progressivamente dismessi. È qui che entrano in gioco le amministrazioni comunali decise a contrastare lo spopolamento dei loro territori offrendo quello che è ormai considerato un servizio essenziale. Il carburante viene acquistato dai grossisti e rivenduto con un margine minimo. L’obiettivo non è fare cassa, ma tenere aperto.
La regola generale, in Italia come in Europa, vieta al pubblico di fare concorrenza ai privati. La deroga scatta a condizioni precise, quando ormai il rischio restare “a secco” è concreto. Il distributore, infatti, deve essere l’unico sul territorio comunale e nessun privato deve più volerlo gestire.
Dal Piemonte al Molise, passando lungo l’Appennino, sono tanti i casi di sindaci che hanno deciso di passare dalle preoccupazioni per l’ennesima attività che chiude all’azione. Uno dei primi distributori comunali (oggi tornato ai privati) è stato aperto a Taurano, in provincia di Avellino. Da Premia (Verbania) a Costa Valle Imagna (Bergamo) fino a Petrella Tifernina (Campobasso) le esperienze positive. C’è anche chi come il Comune di Penna San Giovanni, in provincia di Macerata è riuscito ad offrire ulteriori sconti alle famiglie in difficoltà e a differenziare l’attività, introducendo l’autolavaggio grazie ad un finanziamento da 700mila euro attraverso Cassa Depositi e Prestiti.
Bruno Bearzi, presidente della Figisc di Confcommercio, spiega che in Italia ci sono circa 22mila impianti. La contrazione si fa sentire, soprattutto in autostrada dove negli ultimi dieci anni c’è stato un crollo del 50% del carburante erogato, e anche questo settore paga la fuga di giovani, visto l’impegno che richiede in termini di orari di apertura. Il benzinaio è un piccolo imprenditore che spesso gestisce l’attività in famiglia. «Il 50% degli impianti è gestito da retisti privati, vale a dire piccoli imprenditori, che stipulano una convenzione con le compagnie – spiega Bearzi - , un’altra grossa fetta è in mano ai principali operatori del mercato, soprattutto nelle metropoli e nelle zone più redditizie. Ci sono poi circa 6-7mila distributori con il sistema dell’appalto di servizio, che da tempo chiediamo venga normato perché ad oggi si tratta di una vera e propria forma di caporalato nascosto». Ci sono poi le “pompe bianche” vale a dire quello no logo dove il singolo imprenditore acquista il carburante da più fornitori e infine gli impianti comunali. Nei casi limite si arriva ad un risparmio di 20 centesimi al litro. «Il prezzo più basso è legato al fatto che il carburante viene acquistato direttamente dal Consip senza quel margine industriale, pari a circa 15-18 centesimi al litro, previsto per i privati» sottolinea spiega Bearzi che però mette in guardia da facili entusiasmi. Il Comune deve acquistare una certa quantità di carburante, si assume il rischio di pagarlo ad un prezzo più elevato di quello al quale lo venderà visto che parliamo di piccole realtà con un giro d’affari limitato. C’è poi da considerare il costo di manutenzione dell’impianto e di gestione non il rischio di creare un danno erariale. Del resto se un impianto finisce nelle mani dell’amministrazione è perché non è appetibile. Gestirlo, anche nella formula “ghost” vale a dire solo con il self-service, costa troppo rispetto agli incassi.
I gestori, sono una categoria svantaggiata, soprattutto in questi tempi di prezzi alle stelle. «I clienti se la prendono con noi e certo adesso si comincia ad avvertire una contrazione dei consumi di carburante - sottolinea il presidente di Figisc - . Per noi il prezzo alto è un danno visto che in ogni caso il nostro ricavo è di 4 centesimi al litro, e questo va detto perché non tutti lo sanno». Il governo ha rinnovato in extremis per un’altra settimana il taglio delle accise sul gasolio, in attesa di avviare un piano di interventi mirato.
Difficile pensare che il prezzo possa scendere nei prossimi mesi, almeno sino a quando non si risolverà la crisi di Hormuz. «Dobbiamo rassegnarci a questi livelli. Anche se soltanto il 15% del petrolio importato in Europa passa dallo stretto, il mercato è globalizzato e la domanda in forte crescita – sottolinea ancora Bearzi –. C’è da aggiungere che sono state chiuse molte raffinerie e quindi noi che eravamo esportatori di prodotti finiti ora siamo importatori e questo contribuisce a far lievitare il prezzo». Lo sconto sulle accise non è una misura che si può prorogare per sempre, secondo la Figisc per via dei costi e della prospettiva di lungo periodo. «Abbiamo speso già 2,4 miliardi di euro – conclude il presidente –. Le misure a pioggia non hanno senso: semmai si dovrebbe intervenire sui trasporti e la logistica per evitare che l’inflazione aumenti in maniera eccessiva e prevedere agevolazioni mirate per le famiglie più povere».
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