L’arte è ripetizione. Ogni opera fatta per bene vive di repliche continue. Non si tratta di logorante routine, piuttosto di una necessità intrinseca alla creatività. L’exploit momentaneo produce attenzione, a volte stupore e nient’altro. Per durare l’artista deve trovare una propria cifra e ripeterla, ovviamente raffinata ed evoluta, ma fedele a sé stessa. Quanto più sarà riconoscibile, tanto più sarà riconosciuto. Il difficile è tutto qui: fare quello che sanno fare milioni di altri autori, pittrici, scultori, musicisti, danzatrici, scenografe, registe, attori con un tocco, un tratto, un passo, uno stile personale.
Esistono naturalmente i fuoriclasse, per i quali ogni regola sembra azzerarsi. Ma anche un Pablo Picasso all’apice della fama non ha mai smesso di alzarsi presto al mattino e dipingere, dipingere, dipingere. Ripetere è la sfida tra la tentazione di andare in automatico e la gioia dell’opera compiuta a regola d’arte. Posso affermarlo anch’io nel mio piccolo per aver recitato in teatro le stesse battute per mesi, se non per anni, con l’obiettivo che mi nascessero in bocca lì per lì, o così sembrasse. Siamo come panettieri, impastiamo ogni notte perché all’indomani il nostro pane sia fresco. Col raffermo si fanno discrete fette biscottate, ma al pubblico piace croccante.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 

