Giona è tenuto in gran conto sia dalla liturgia ebraica che dalla teologia cristiana. Il suo Libro fa parte delle preghiere del giorno di Kippur e viene letto durante la Quaresima. Ho avuto il privilegio di parlarne anni fa, invitato dall’allora arcivescovo, davanti a un pubblico di giovani nella cattedrale di Genova. Provai a spiegare perché mi affascina il sentimento religioso che lo anima. Giona è un profeta singolare, coriaceo e di poche parole, per nulla servile nei confronti dell’Altissimo, polemico ai limiti dell’insubordinazione.
È certo per questo suo spirito non allineato che il Signore lo apprezza e gli affida la missione più ostica e ingrata: convertire la corrottissima città di Ninive. Lui disobbedisce e tenta di andarsene altrove. Gli capita così l’imbarco su una nave come clandestino, una furiosa tempesta durante la quale viene buttato a mare, tre giorni e tre notti nel ventre di una balena, due giorni a rosolare sotto il sole cocente. Ciò che accade a quel pover’uomo in poco più di una settimana avrebbe schiantato chiunque, ma non lui. E dopo averci regalato le prove tangibili dell’infinita misericordia di Dio e del miracolo della resurrezione, esce di scena senza proferire verbo. Un duro dal cuore tenero. Facessero il film, lui è Clint Eastwood.
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